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Storie | 15 settembre 2023, 08:00

VIDEO. «Ciao Lumières, sei stato un ristorante e una famiglia». Il saluto dei clienti e il tifo perché sia solo un arrivederci

Massimiliano Correale aprì il locale a Busto 22 anni fa con il fratello Giuseppe: la scommessa, il successo, i tempi del Covid così duri ma che hanno anche rivelato una profonda umanità: «La gente prendeva da mangiare anche quando non le serviva, per aiutarci. Sabato l'ultimo giorno, ringraziamo tutti per la vicinanza»

VIDEO. «Ciao Lumières, sei stato un ristorante e una famiglia». Il saluto dei clienti e il tifo perché sia solo un arrivederci

Tutto è iniziato il primo aprile di 22 anni fa, una scommessa - sorride oggi Massimiliano Correale, che aprì il ristorante Les Lumières a Busto Arsizio con il fratello Giuseppe -, ben presto riuscita.

Sabato 16 settembre per il locale sarà l'ultimo giorno di lavoro: si lasceranno quegli spazi in via Milazzo dove si sono susseguiti a tavola dal 2001 operai e impiegati, famiglie, gruppi di amici. Dove si sono affrontati anche gli anni del Covid, terribili, ma quanta umanità hanno rivelato. Lo testimonia il fiume d'affetto che scorre in queste ore conclusive della storia del ristorante, più che mai. In tanti sono passati per una cena, un saluto, una foto insieme e hanno espresso un auspicio: che questo, sia solo un arrivederci. 

Difficile non cedere alla commozione. Massimiliano ha trascorso qui metà della sua vita e Giuseppe è rimasto fino a un paio d'anni fa. Le fotografie raccontano l'evoluzione del locale di Sant'Edoardo, il suo essere un centro di socialità oltre che un esercizio pubblico.

«All'inizio era una scommessa totale - spiega il titolare - Io avevo lavorato alle dipendenze altrui, nessuno conosceva il posto. Facevamo dalle 7 di mattina a mezzanotte, perché eravamo anche bar. Giuseppe e io con una dipendente. I primi giorni mi ricordo quante brioche ci mangiavamo la sera!». Dopo i primi sei mesi, la macchina ha cominciato a girare bene. 

A mezzogiorno folla di lavoratori: c'erano poi tante aziende allora. La sera, ecco le cene di amici e famiglie. Quanti anniversari, feste di compleanno, eventi da festeggiare. Cibo e sorriso, momenti di svago ripresi anche sui social. E poi la sinergia con altre realtà che ha permesso di organizzare manifestazioni, di scuotere da via Milazzo l'immagine della strada di passaggio, chiudendo gli spazi al traffico e facendola vivere.

Fino alla pandemia, in cui si combatte con l'asporto. «Durante il Covid ho visto ancora di più l'umanità con i clienti... la gente prendeva da mangiare eppure sentivo dentro di me che a volte non le serviva - dice Massimiliano senza nascondere la commozione - Lo faceva per noi. Ringraziamo tutti, una vicinanza incredibile». Che ha permesso di superare anche quel periodo oscuro, con le limitazioni, fior di carte, poi il caro energia.

Eppure si è andati avanti, con determinazione, a testa alta. Massimiliano e due dipendenti sono arrivati fino a questo settembre di super lavoro. Ora bisogna chiudere e salutare, consapevoli e fieri della storia che si è scritta in questi due abbondanti decenni. «Venerdì ho visto una ragazza di 21 anni - racconta - La prima volta è venuta qui da piccola». 

Questo è stato il Lumières, un ristorante e una famiglia. I clienti l'hanno detto con le parole, gli abbracci, la presenza e senza nascondere un sogno: che questo sia solo un arrivederci, che Max presto si rimetta ai fornelli e che faccia respirare ancora quell'aria di casa.

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Marilena Lualdi

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