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Cultura | 19 aprile 2023, 06:58

VIDEO. "Chiara", la freschezza di una storia nel tempo e il festival che sa sussurrare

Martedì sera l'opera di Susanna Nicchiarelli che racconta la santa protagonista in un contesto dettato dagli uomini. Al San Giovanni Bosco, una delle sale di Busto capaci di raccontare il coraggio e la fiducia nel futuro anche negli anni più difficili

VIDEO. "Chiara", la freschezza di una storia nel tempo e il festival che sa sussurrare

Ci sono sere, al festival del cinema di Busto Arsizio, in cui si sussurra, lontano dai clamori della serie televisiva di successo o dalle star. Piccoli gioielli da vivere senza folle, ma con intensità.

È il caso di "Chiara", il film di Susanna Nicchiarelli, proiettato martedì sera al "San Giovanni Bosco". Una sala che la parrocchia di Sant'Edoardo non ha solo preservato, ma su cui ha investito anche nei fragili tempi della pandemia credendo nel futuro e nel valore educativo e rigenerante di teatro e cinema. La collocazione naturale dunque per quest'opera coraggiosa, perché è una sfida davvero ardua raccontare la figura di Chiara, insieme a Francesco, con alle spalle capolavori impressi nell'immaginario collettivo.

Eppure quest'opera ha una sua freschezza, che scivola via da ogni confronto. Grazie allo sguardo della regista, che vuole tracciare la figura di una donna rivoluzionaria in un contesto dettato dagli uomini, e agli interpreti a partire da un'attrice come Margherita Mazzucco. Una Chiara la cui straordinaria forza - anche e soprattutto quando espressa nei gesti ordinari - vede l'omaggio di Francesco. Santa Chiara, non "accanto", bensì protagonista. Capace di insistere con fermezza sulla Regola davanti al Papa, accolto dalle sorelle con un lauto pranzo, e poi con semplicità di rassicurare le stesse quando lui se n'è andato ed è rimasta una sola pagnotta per loro, invitando a tagliarne 50 fette. L'impossibile si inchina alla sua fede, ma Chiara è anche colei che si ribella quando le viene attribuito un miracolo per un bimbo che aveva avuto solo un giocoso infortunio.

Don Davide Milani ha ricordato il rigore filologico che caratterizza quest'opera - dedicata alla memoria di Chiara Frugoni - con i sottotitoli per dare modo di esprimersi nella lingua che si stava facendo strada verso l'espressione di un popolo e che sboccia nel momento chiave del Cantico delle Creature. Una poesia, una preghiera, che San Francesco scrive, ma che è Chiara nel film a porgere al creato uscendo con quei fogli.

Il rigore filologico è stato interpretato anche nei costumi, come ha spiegato Massimo Cantini Parrini, premiato per il suo lavoro dal direttore Steve della Casa. E proprio questo rigore filologico si fonde con una modernità espressiva, in armonia.

Una serata, organizzata con il Festival Tertio Millennio, di cui ha goduto un piccolo gruppo di spettatori, ripagati dalla freschezza di una storia non senza tempo, bensì immersa in un tempo che diventa anche nostro.

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Marilena Lualdi

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