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Attualità | 26 marzo 2022, 09:40

IL RACCONTO. La mano di Dio che offre sollievo ai profughi ucraini, l'esercito dei volontari. E quei camion che non attraversano più il continente

Il gallaratese Bruno Carenini nella sua missione svela la profondità del dramma delle persone in fuga, ma anche i volti di coloro che cercano di aiutare. Intanto la logistica europea e asiatica è paralizzata. E chissà quando si tornerà a seminare

Tra profughi e volontari: uno scatto di Bruno Carenini

Tra profughi e volontari: uno scatto di Bruno Carenini

È la mano di Dio. L'espressione usata dal gallaratese Bruno Carenini, al confine con l'Ucraina per assistere i profughi e documentare ciò che sta scuotendo questa terra, scende come una carezza. Da una parte le file di mamme, nonne, bimbi in fuga, dall'altra i volontari che confortano e quegli aiuti che stanno arrivando in quantità commoventi. Con un problema che si fa largo: la logistica, europea, come asiatica, è bloccata.

In coda con il passaporto in vista

«Ho visitato uno dei punti più attivi in termini di raccolta materiale, distribuzione e accoglienza profughi, il Centro Wielokulturowe di Cracovia - spiega Carenini - Li scaricano da autobus, pulmini o arrivano con macchine impolverate dopo km nella speranza di mettersi in salvo. Nonostante i giorni passino e le settimane pure, quando arrivo, fuori ci sono almeno cinquanta metri di coda, sono tutti in fila straziati e tengono il passaporto ucraino in vista per essere accreditati al Centro».

Ci sono però anche i volontari, un mondo vario, toccante, che porta speranza: «Non solo ragazzi e cittadini di Cracovia ma anche provenienti da aree rurali, paesi di campagna da nord a sud - racconta - Mano a mano che mi faccio strada per scambiare qualche parola, fotografare e conoscere storie, incontro un ragazzo di Besancon paese al nord est della Francia o un palestratissimo e sorridente Nick che arriva dal Missouri, un londinese, due ragazze, una olandese e l’altra brasiliana».

Colpito dalla loro gentilezza, Carenini visita le stanze dove si registrano i rifugiati, poi i magazzini con gli aiuti umanitari. «Sono impressionato da quanta roba ci sia! - commenta - L’ultima parte del percorso porta a stanze allestite con scaffalature, dove sono riposti i beni di prima necessità, vengono presi dai volontari ma anche le persone possono entrare e scegliere quello che serve. La mano di Dio. A terra perfino blocchi di medicinali pronti all’uso, quelli di esigenza primaria a cui non serve il benestare del medico. In mezzo a tante inutili e banali divisioni, ideologiche, culturali, religiose, quello di oggi è l’esempio migliore di come gli essere umani possano abbattere ogni barriera, considerarsi identici nel benessere ma soprattutto nel bisogno».

La logistica paralizzata

Sono descrizioni intense, commoventi, in punta di piedi. Poi si analizza un aspetto che tutti già colpisce: il gallaratese è un manager ed esperto di relazioni internazionali.

Durante il viaggio. Carenini è stato trattenuto per oltre un’ora - racconta ancora - «appoggiato al cofano dell’auto mentre quattro poliziotti mi perquisivano zaino, cellulare e tablet».  Si temono azioni di spionaggio.

Documenta anche un altro lato di questa guerra: «Il conflitto e le sanzioni hanno creato una paralisi alla logistica europea ma anche dell’Asia centrale. I camion che vanno in Russia sono pochi, sia per i tempi di percorrenza infiniti sia perché è impossibile trovare carichi di ritorno».

Inoltre, per quanto riguarda gli autisti, ucraini e moldavi non viaggiano in Bielorussia e Russia: «Per questi trasporti si ricorre agli italiani, ungheresi, polacchi e serbi. Senza contare a volte presidi di manifestanti al confine per impedire di portare merci in Russia. Il flusso di auto e trasporto merci in partenza dall’Ucraina è rallentato, ma camion e furgoni fanno la fila per diversi chilometri per attraversare il confine in territorio ucraino, trasportando bestiame, droga, aiuti umanitari e beni di prima necessità per la popolazione e i soldati. Il 90% dei camion che entrano in Ucraina trasporta aiuti umanitari e al massimo il 10% dei veicoli trasporta merci per rifornire i supermercati».

L'export ucraino è svanito: «Voglio ricordare che prima che il commercio con l’Ucraina fosse paralizzato, il Paese era un fornitore leader di olio di girasole, cereali, carne di pollo e mais, ma la guerra renderà impossibile seminare sulla terra ucraina nel prossimo periodo, una mancanza di raccolto che avrà un impatto non solo sugli affari ucraini, ma anche nei prezzi di questi prodotti nel resto d’Europa».

Costante, invece, è il numero di arrivi in Polonia, tra i bombardamenti e l'assenza di corridoi umanitari. «Questa settimana il passaggio da una parte all’altra del confine ha avuto un ingorgo di 30 chilometri di coda - dice ancora Carenini -  Mi hanno detto alcuni abitanti di Korczowa che accolgono le voci dei profughi, il blocco logistico impedisce la consegna della la biancheria intima ai soldati ucraini per sopperire alla mancanza di docce al fronte, gli ansiolitici per calmare l’ansia di difendere un Paese in guerra e il cibo in scatola da mangiare sul campo di battaglia».   

 

Ma. Lu.

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