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Busto Arsizio | 23 ottobre 2026, 06:58

Alemanno a Busto per parlare di carceri: «Situazione folle. Chi dice di buttare la chiave è un idiota»

Incontro “Oltre le mura” promosso da Futuro Nazionale con l’ex ministro ed ex sindaco di Roma, che ha vissuto sulla propria pelle questa esperienza due volte, a distanza di 40 anni: «Rebibbia era uno “studentato”, oggi invece è come stare in un campo nomadi, uno sopra l’altro. Per la sicurezza del cittadino, serve un carcere che riesca a garantire delle vie di riabilitazione»

È dedicato alle carceri il primo incontro promosso sul territorio da Futuro Nazionale che ieri sera, giovedì 22 ottobre, ne ha discusso ai Molini Marzoli di Busto Arsizio con l’ex ministro ed ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, oggi esponente del partito del generale Roberto Vannacci.
Non il primo argomento che viene in mente pensando ai temi cari alla destra. «Il carcere è un tema che taglia trasversalmente tutti i partiti – sostiene invece Alemanno –. Ovunque c’è anche chi si rende conto che per ridurre il crimine e la recidiva, quindi per la sicurezza del cittadino, ci vuole un carcere che riesca anche a garantire delle vie di riabilitazione. Oggi invece il carcere è antimeritocratico: chi vuole continuare a delinquere può fare quello che vuole, perché ci sono poche guardie a fronte di tanti detenuti. Chi invece vuole redimersi trova delle montagne insuperabili».

L’ex sindaco di Roma ha conosciuto direttamente questa esperienza. Sia di recente, per scontare la pena relativa al reato di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”.
Sia in età giovanile per una “questione di militanza”. A distanza di quarant’anni, è stato recluso nella stessa cella di Rebibbia, confrontandosi però con due realtà completamente diverse. A causa, innanzitutto, del sovraffollamento: «Quarant’anni fa Rebibbia ero uno “studentato”. Oggi è come stare in un campo nomadi, uno sopra l’altro».

Alemanno lega il tema della detenzione alla crisi della giustizia («In cella ci può finire anche chi non dovrebbe e rimane fuori chi invece sarebbe bene vi entrasse») e alla sicurezza: «Chi pensa che per averne di più bisogna buttare la chiave è un idiota – ha detto nel corso del dibattito –. Se non si ricorre alla carcerazione per recuperare, quella persona esce più incattivita». Un aspetto che vale ancora di più se si pensa ai giovani detenuti, di cui si è parlato in riferimento ai tumulti di Milano.
«Il carcere in Italia non è né duro né debole, è folle», sostiene ancora Alemanno. Che, ci dice, non ha una visione così lontana da quella di Vannacci: «Al di là del linguaggio, anche io sono contro una logica buonista e a favore di un carcere anche più duro di quello attuale, magari perché obbliga la gente a lavorare». Ma con una prospettiva che oggi manca.
Più lavoro, dunque, ma anche più premi per buona condotta per chi è a fine pena, tra le soluzioni auspicate da Alemanno, contrario invece all’indulto.

I relatori

“Oltre le mura. Le ricadute economiche, sociali e di sicurezza collegate al sistema carcerario” era il titolo dell’incontro promosso in particolare dai futuristi di Busto Massimiliano Nardi e Francesco Lattuada. Il primo ha aperto la serata evidenziando come il partito si voglia occupare anche di temi che la società considera polvere da nascondere sotto il tappeto. «Noi siamo per le pene severe, ma se non c’è percorso di recupero del detenuto sono tempo e soldi sprecati», ha detto.
«Siamo un partito che tocca anche aspetti difficili, che non parla solo alla pancia della gente – gli ha fatto esco Luca Ferrazzi, capogruppo in Consiglio regionale e referente lombardo di Futuro Nazionale –. Parliamo di sicurezza, di ordine, di pene severe, ma vogliamo affrontare tutti i temi sociali di una nazione».

Nel corso del dibattitto moderato dal giornalista Marco Linari, don David Maria Riboldi, cappellano della casa circondariale di Busto, si è soffermato sul tema della recidiva, dovuta al problema che chi esce di galera non sa dove sbattere la testa. L’importanza del lavoro emerge dal fatto che dal 2019 a oggi, su 43 detenuti impiegati nella cooperativa da lui fondata, La Valle di Ezechiele, soltanto uno ha commesso nuovi reati.

Tiberio Massironi, presidente della Camera penale di Busto, ha usato parole forti per definire il carcere: «Discarica sociale. Catastrofe umanitaria». D’altra parte, i numeri che ha fornito parlano di 66mila persone detenute a fronte di una disponibilità di 45mila posti. A Busto ci sono circa 420-440 con 240 posti. «Si vive in tre metri quadri a testa, 20 ore dentro quella cella. Come può non esserci tensione?».
Il direttore della Prealpina Silvestro Pascarella si è invece concentrato su carcere e informazione.

La platea

In platea nella sala Tramogge tanti esponenti di Futuro Nazionale come il consigliere comunale Massimo Rogora e i bustocchi Stefano Sartori, Umberto Guarneri, Ivo Azzimonti (ormai ex Lega). C’era anche l’assessore Matteo Sabba, dato in avvicinamento al generale ma che vanta una lunga conoscenza con Alemanno.
Presenti anche il neo-coordinatore provinciale del partito Alessandro Rossi e vannacciani di altri comuni, come il varesino Daniele Parisi, ma pure alcuni ex assessori come Maurizio Artusa e Miriam Arabini così come il garante dei detenuti del carcere di Busto Pietro Roncari e il suo predecessore Matteo Tosi.
La serata si è aperta con un applauso per l’ex consigliere comunale Audio Porfidio, scomparso venerdì a 80 anni.

Riccardo Canetta

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