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Salute | 20 ottobre 2026, 14:53

Leucemia, nuova terapia senza chemioterapia migliora la sopravvivenza: lo studio con il contributo di Busto Arsizio

Pubblicata sul New England Journal of Medicine la ricerca coordinata dal GIMEMA: la combinazione di due farmaci innovativi aumenta la sopravvivenza e riduce le recidive nei pazienti con leucemia linfoblastica acuta Philadelphia-positiva. Tra le coautrici la dottoressa Elisabetta Todisco, direttrice dell’Ematologia dell’ospedale di Busto Arsizio

Leucemia, nuova terapia senza chemioterapia migliora la sopravvivenza: lo studio con il contributo di Busto Arsizio

Una svolta importante nella cura della leucemia linfoblastica acuta Philadelphia-positiva (LLA Ph+), una forma aggressiva di leucemia, arriva da un nuovo approccio terapeutico che ha dimostrato risultati significativamente migliori rispetto al trattamento tradizionale.

La nuova terapia combina due farmaci innovativi: ponatinib, un inibitore delle tirosin-chinasi (TKI) di ultima generazione, e blinatumomab, un anticorpo bispecifico diretto contro CD3 e CD19. I risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti attraverso la chemioterapia associata a imatinib, un inibitore dei TKI di prima generazione.

Tra le autrici dello studio, pubblicato la scorsa settimana sul New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo, c’è la dottoressa Elisabetta Todisco, direttrice della Struttura complessa di Ematologia e Trapianto di cellule staminali dell’ospedale di Busto Arsizio.

La ricerca, coordinata dal GIMEMA (Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto), ha coinvolto 236 pazienti adulti e ha evidenziato un netto miglioramento della sopravvivenza libera da eventi a 24 mesi: l’86% con la nuova combinazione terapeutica, contro il 67% registrato con il trattamento standard.

Risultati significativi anche sul fronte della malattia residua: il 68% dei pazienti trattati con la nuova terapia ha raggiunto una condizione in cui non è più rilevabile alcuna traccia della malattia, rispetto al 42% di chi ha ricevuto il trattamento tradizionale. Anche le recidive si sono ridotte sensibilmente, passando dal 13% al 5%.

Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il ricorso al trapianto di cellule staminali, una procedura complessa e invasiva, che con il nuovo approccio si è reso necessario soltanto per una minoranza dei pazienti.

Secondo la dottoressa Todisco, questa strategia terapeutica rappresenta un cambiamento significativo nella cura della LLA Ph+, perché offre la possibilità di trattare la malattia senza ricorrere alla chemioterapia tradizionale, riducendo la tossicità associata alle cure e migliorando la qualità della vita dei pazienti.

Un passo avanti importante nella lotta contro una patologia che, fino a pochi anni fa, lasciava margini di guarigione molto più limitati. La ricerca apre così nuove prospettive terapeutiche, con l’obiettivo di ottenere risultati sempre più efficaci e trattamenti meglio tollerati.

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