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Busto Arsizio | 19 ottobre 2026, 11:00

Ingerisce una pila al litio, corsa contro il tempo per un bambino di Busto

L’episodio raccontato dalla mamma: la scoperta del gesto, la volata al Pronto soccorso e poi, in ambulanza, al Niguarda, con ricovero in Terapia intensiva pediatrica. L’appello ai genitori: «Mio figlio è riuscito, non so come, a prelevare la batteria. Assicuratevi che i bambini non possano mettere le mani nei vani dei dispositivi. E se avete anche solo il sospetto che abbiano ingerito una pila a bottone, correte»

Ingerisce una pila al litio, corsa contro il tempo per un bambino di Busto

È bastato un attimo e un normale momento in famiglia si è trasformato, per Anna e Marco, madre e figlio (i nomi sono di fantasia, l'età del piccolo è quella dei primi anni delle elementari) in una corsa contro il tempo. Prima al Pronto Soccorso di Busto, poi al Niguarda, in ambulanza e a sirene spiegate, con approdo alla Terapia intensiva pediatrica. «Una situazione per certi versi surreale – ricostruisce Anna – il personale, medici, infermieri, equipaggio si davano da fare per mio figlio trasmettendomi tranquillità. Con risultati relativi: eravamo lanciati in autostrada a tutta velocità, mica era un dettaglio». Motivo della volata: Marco aveva ingoiato una pila al litio, del tipo “a bottone”. Un oggetto di uso quotidiano e minuscolo. Dotato di una pericolosità, se ingerito, inversamente proporzionale alle sue dimensioni.

Anna fa un passo indietro, torna alla serata che stava trascorrendo, a metà ottobre, tra le mura domestiche. «A un certo punto Marco è corso da me. Ripeteva: ho fatto una cosa brutta. L’ho incalzato e ha raccontato quasi subito di avere inghiottito la pila. Volontariamente, uno di quei gesti insensati che a volte i bambini fanno. Per fortuna non ha cercato di nascondere quello che aveva combinato, se lo avesse fatto oggi forse racconterei una storia diversa».

La scoperta del pericolo, i soccorsi, la Terapia intensiva

Anna fa due mosse pressoché contemporanee: si attacca al telefono per chiedere soccorso e consulta il web per avere almeno un’idea di quali siano i rischi della situazione. Basta poco perché si renda conto che la minaccia è notevole e incombente. «Le pile di quel tipo hanno un involucro che si scioglie in fretta. A quel punto il contenuto attacca l’esofago. I danni possono essere devastanti, estendersi allo stomaco. In casi estremi all’aorta, con conseguente emorragia». A Busto si prende in carico il caso, si fa una lastra. E si dispone la mossa successiva.

«La velocità con cui la pila cede fa sì che il suo contenuto inneschi in tempi rapidi un effetto simile alla corrosione. Che non si ferma con la rimozione della fonte». Ecco il motivo del trasferimento a Milano: al Niguarda ci sono Cardiochirurgia e Terapia intensiva pediatriche.

Arrivati, si effettua una gastroscopia, passano ore di preoccupazione, inizia un monitoraggio costante. Il cardiochirurgo pediatrico è pronto a entrare in azione. Per fortuna l’evoluzione è positiva, la sala operatoria non è necessaria. Si dispone che Marco rimanga sotto osservazione come minimo quattro giorni ma a un certo punto i sanitari accordano l'uscita dalla Terapia intensiva, gli scenari peggiori sono scongiurati. Seguiranno esami, gli effetti dell'ingestione andranno valutati nel tempo. 

L'insidia diffusa e sottovalutata

Anna tira il classico sospiro di sollievo, resta lo sconcerto: «Durante l’emergenza per mio figlio ho continuato a fare ricerche, a porre domande ai medici e agli infermieri, a ricevere informazioni dagli specialisti. Scoprendo quanto pericolose siano le pile a bottone. On line ci sono appelli su appelli dei pediatri, nelle cronache si rintraccia una marea di casi, fra i più recenti un salvataggio in extremis tra Firenze e Massa. Eppure l’insidia delle pile resta poco considerata. Che siano dannose, se ingerite, è intuibile, lo sanno tutti. Che rischino di essere letali e che gli sviluppi siano rapidissimi è molto meno noto».

Dalla sveglia alla bilancia elettronica, dal telecomando al piccolo elettrodomestico le pile come quella che ha ingoiato Marco si trovano in strumenti di uso comune, che possono incuriosire e attirare i bambini, finire alla loro portata. I giocattoli facilmente contemplano l’utilizzo di queste batterie, anche se dovrebbero avere uno sportelletto stretto da viti, difficile da forzare per i più piccoli.

L'appello

Anna si rivolge ai genitori come lei. «Controllate i giocattoli e assicuratevi che i bambini non possano autonomamente accedere al vano delle pile. A Natale perdiamo tutti la vista nello svitare e riavvitare per mettere in funzione certi regali. Ma è una noia che vale la pena affrontare. In generale, teniamo sotto controllo le apparecchiature che funzionano con pile a bottone, basta un telecomando che cade a terra, con lo sportelletto danneggiato, per generare un problema anche enorme». Da ultimo: «Se un bambino ingerisce una di queste pile o avete il sospetto che lo abbia fatto, siate rapidi, chiamate subito il 118, se potete andate al Pronto Soccorso più vicino. Sappiamo che i nostri figli possono essere imprevedibili. Oggi, dopo una preoccupazione difficile da descrivere, sono convinta che dovremmo essere anche più consapevoli di un pericolo nascosto in un oggetto grande così, che tutti abbiamo in casa».

Stefano Tosi

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