«Veniamo qui perché al parco Comerio, da quando il chiosco è chiuso, ormai è un pezzo, non ci troviamo più bene». A parlare, mentre danno un’occhiata a bambini in corsa, sono una mamma e una nonna. Il “qui” che oggi preferiscono all’area verde di via Quintino Sella/via Espinasse, è il giardino pubblico del Museo del Tessile. Un ripiego, per loro, giustificato proprio dal lungo stop alla struttura dell’altro spazio.
Un sopralluogo nei dintorni del chiosco porta a considerazioni in linea con il parere delle due signore. «Questo parco (Comerio, ndr) è bello, ci veniamo volentieri. Ma quando il chiosco funzionava era un’altra cosa. C’era più movimento, c’era la possibilità, per gli adulti, di farsi un giro al bar e c'erano momenti divertenti in periodi particolari, per esempio sotto Natale. Adesso la sensazione è quella di un certo abbandono. È inevitabile visto che c’è un’attività che pare morta, proprio in mezzo all’area».
Le osservazioni arrivano da Liliana e Ivona, residenti nei dintorni, come la maggior parte degli aficionados. Sono osservatrici attendibili: «Veniamo qui anche più volte al giorno, mattina e pomeriggio».
Una perlustrazione fra prati e alberi certifica il buono stato del parco. Con poche, evidenti eccezioni. Qualche panchina è un po’ malmessa. Le “casette” per i libri versano in condizioni pessime. Quasi vuote, sbilenche. Una presenta un vetro in frantumi, pericoloso, accessibile anche da parte di bambini (lo protegge un pannello trasparente ma l’armadio si può aprire senza difficoltà, chi muove l’anta può entrare in contatto con le parti rotte, affilate).

«Gira voce che il bar debba ripartire a breve, a ottobre» butta lì Guglielmo, pensionato, habitué del mattino. Che conferma l’apprezzamento dei frequentatori per il chiosco, se funzionante. Dando un’occhiata dalle vetrate, però, è difficile condividere l’ottimismo sui tempi della ripartenza: sembra che nulla sia stato toccato da tempo, segni di lavori imminenti non se ne vedono. Rispetto ad altri periodi, si nota perlomeno che la struttura è ben sigillata, intrufolarsi e combinare danni è certamente più difficile che in passato, quando i frequentatori dell'area segnalavano intrusioni a ripetizione, magari a opera di ragazzini.

Alla riapertura si guarda con speranza e fiducia. Anche perché a bar attivo tornerebbe la possibilità di usufruire di un bagno. «Vedo persone che si nascondono negli angoli o dietro le piante e ci fanno quello che è facile immaginare» fa presente Guglielmo. Mentre Liliana e Ivona aggiungono: «Arrivano spesso giovani, all’apparenza stranieri, che vengono qui e si mettono a bere birra. È tipico dei pomeriggi, soprattutto la domenica. Vanno avanti a lungo, poi le bottiglie si trovano sparpagliate in giro. Non è che siano avvenuti chissà che episodi ma se il bar fosse in funzione ci si sentirebbe più tranquilli, se qualcuno esagerasse si saprebbe dove andare, a chi rivolgersi».
L’avviso pubblico per la gestione del chiosco (secondo tentativo, con riformulazione, dopo un primo andato a vuoto) risale a marzo, le offerte dovevano pervenire entro metà aprile. Presupposti che facevano prevedere una ripartenza al momento non avvenuta.





















