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Valle Olona | 29 settembre 2026, 18:00

“Non mi sento al sicuro”: l’app di un olgiatese per chiedere aiuto prima dell’emergenza

Si chiama Athemis ed è stata sviluppata nel tempo libero da Marco Lepori: due pulsanti, dalla richiesta urgente al semplice disagio, per inviare rapidamente un allarme, condividere la posizione e coinvolgere una persona fidata. «Non risolve un problema culturale profondo, ma può aiutare chi si trova in difficoltà»

Il programmatore informatico olgiatese Marco Lepori

Il programmatore informatico olgiatese Marco Lepori

«Non risolve certo un problema culturale profondo, ma aiuta chi si sente in difficoltà a chiedere supporto più in fretta».

È con queste parole che il programmatore informatico olgiatese Marco Lepori spiega lo spirito con cui ha creato “Athemis”, un’applicazione per iPhone e Apple Watch pensata per velocizzare la richiesta d’aiuto nei momenti di disagio o vulnerabilità.

«Quante volte ci si ritrova a camminare per strada la sera, tornando verso casa o rientrando da una commissione - racconta Lepori - avvertendo una sensazione di disagio? Una presenza insistente, un comportamento sgradevole o semplicemente un contesto che non ci fa sentire tranquilli. Non sempre ci troviamo di fronte a un pericolo immediato e reale, ma possiamo comunque sentire il bisogno di avere un punto di riferimento, di avvisare qualcuno o di sapere dove dirigerci».

Una riflessione che ha portato il professionista del settore finanziario, nonché programmatore informatico residente a Olgiate Olona, a sviluppare l’applicazione nel tempo libero, con l’obiettivo di offrire un supporto concreto alla sicurezza personale di chiunque si trovi in difficoltà.

«Non ho pensato a un gruppo specifico di persone, ma a determinate situazioni – sottolinea lo sviluppatore – a chi torna a casa da solo, a chi viaggia, a chi lavora la sera, a chi percorre strade o affronta situazioni che non lo mettono a proprio agio.

Volevo creare uno strumento utile in qualsiasi situazione di vulnerabilità, aperto a chiunque. Sicuramente ho pensato anche a mia moglie e ai miei figli: se dovessero mai trovarsi in una situazione di pericolo, è uno strumento che potrebbe aiutarli.

Di fronte ad atti ignobili come i femminicidi e alla violenza contro le donne, sento il desiderio di contribuire, nel mio piccolo, con qualcosa di concreto. Non penso che un’app possa risolvere un problema così profondo, perché questo deve essere ovviamente affrontato in maniera strutturale, ma credo che una segnalazione tempestiva a una persona fidata, anche quando il pericolo è soltanto percepito, possa essere d’aiuto».

L’applicazione si sviluppa attorno a due pulsanti principali: “Emergenza ORA” e “Non mi sento al sicuro”, a cui si aggiungono altri strumenti utili, come la registrazione audio automatica, la modalità Stealth, la simulazione di una chiamata in arrivo e “Portami al sicuro”, tutti riuniti in un unico punto del telefono.

Il primo pulsante è pensato per una situazione percepita come urgente: consente di avviare una chiamata al 112 o a un contatto fidato preimpostato e, subito dopo, di inviare un messaggio già pronto che non si limita a chiedere aiuto, ma condivide anche la posizione di chi lo invia.

Il secondo, invece, risponde al bisogno di coinvolgere qualcuno anche prima che l’emergenza sia evidente, con l’invio discreto di un messaggio contenente la posizione, senza dover necessariamente allertare subito le forze dell’ordine.

«Ho scelto questa formulazione - prosegue Lepori - perché riconosce una condizione che spesso precede l’emergenza, quando una persona sente il bisogno di supporto anche senza saper spiegare esattamente perché.

Mi interessava evitare che l’unico ingresso nell’app fosse una dichiarazione molto forte, come “sono in pericolo”. “Non mi sento al sicuro” lascia spazio a una percezione personale, a un’incertezza. È una frase che potresti dire a un amico».

Athemis è disponibile sull’App Store di Apple per iPhone e Apple Watch a un prezzo simbolico. Lo sviluppatore sta già lavorando a una versione per i dispositivi Android e, allo stesso tempo, ha avviato un dialogo con le realtà del territorio per capire come rendere questo strumento sempre più utile alla collettività.

«Sto prendendo contatti con associazioni e Comuni - conclude il programmatore olgiatese - e, se dovessero sostenerla, l’idea è quella di riuscire a distribuire l’app gratuitamente».

Loretta Girola

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