Il presidente dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche di Varese, Salvatore Santo, interviene sui principali temi che riguardano il presente e il futuro della professione infermieristica, con particolare attenzione alle criticità di un territorio di confine come quello varesino.
Negli ultimi anni i politici dei diversi schieramenti hanno più volte elogiato il lavoro degli infermieri e portato all'attenzione del dibattito istituzionale questioni che incidono direttamente sulla professione: dalla carenza di personale alla necessità di rendere più attrattivo il lavoro nel Servizio sanitario regionale, fino al tema dell'indennità di confine, della formazione, del welfare e della valorizzazione professionale.
«È positivo che questi temi siano entrati stabilmente nell'agenda istituzionale – afferma Salvatore Santo – ma oggi è necessario fare un passo ulteriore: trasformare le proposte in interventi concreti, sostenuti da risorse adeguate e soprattutto da tempi di attuazione definiti.»
Indennità di confine: una priorità per Varese
La provincia di Varese vive una situazione peculiare legata alla vicinanza con la Confederazione Elvetica. La capacità attrattiva del mercato del lavoro svizzero rappresenta da anni uno degli elementi che rendono più difficile trattenere sul territorio professionisti sanitari qualificati.
«Il tema dell'indennità di confine – sottolinea il presidente Santo – non può più rimanere soltanto oggetto di discussione. Occorre chiarire quali risorse saranno disponibili, chi potrà beneficiarne, con quali criteri e soprattutto quando la misura potrà diventare effettivamente operativa.»
Per il presidente di OPI Varese, la specificità del territorio varesino richiede strumenti capaci di ridurre il divario competitivo con i territori oltreconfine e di favorire la permanenza degli infermieri nel Servizio sanitario lombardo.
Non solo retribuzione: servono attrattività e welfare
Secondo Salvatore Santo, il problema non può tuttavia essere ridotto esclusivamente alla questione economica.
«Trattenere gli infermieri significa anche migliorare le condizioni complessive di vita e di lavoro. Parliamo di professionisti (oltre l'80% donne ed un'età media vicina ai 57 anni) che lavorano su turni che coprono le 24 ore (notti e festivi compresi). Servono quindi politiche di welfare che tengano conto realmente delle esigenze dei professionisti.
Sostegno agli affitti, agevolazioni sulla mobilità (trasporti e parcheggi), servizi per l'infanzia compatibili con la turnistica e strumenti per favorire la conciliazione tra vita professionale e familiare possono rappresentare, secondo OPI Varese, elementi importanti per rendere il territorio maggiormente attrattivo.
«Varese, proprio perché territorio di confine, potrebbe diventare un laboratorio nel quale sperimentare misure innovative dedicate alle professioni sanitarie», aggiunge Santo.
Carenza di infermieri: non bastano i concorsi
Si richiama inoltre l'attenzione sulla necessità di affrontare la carenza di infermieri con una strategia strutturale.
«Non possiamo pensare di risolvere tutto esclusivamente bandendo nuovi concorsi che sappiamo già insufficienti. Dobbiamo intervenire sull'intero percorso: sostenere e rendere attrattivi i corsi di laurea, ridurre i costi universitari per gli studenti, prevenire gli abbandoni e soprattutto creare le condizioni perché, una volta formati, i professionisti scelgano di rimanere nel nostro sistema sanitario.»
Per Santo, ogni piano dedicato alla professione deve essere accompagnato da obiettivi verificabili, risorse certe e risultati misurabili.
Formazione, competenze e carriera
La professione infermieristica, ricorda il presidente, è profondamente cambiata.
Lo sviluppo dell'assistenza territoriale, dell'Infermiere di Famiglia e Comunità, della presa in carico della cronicità e delle competenze specialistiche attribuisce agli infermieri responsabilità sempre maggiori.
«Non possiamo chiedere agli infermieri più competenze, più responsabilità e una presenza sempre più centrale nel sistema sanitario senza riconoscere parallelamente un reale sviluppo professionale ed economico».
Per OPI Varese, la valorizzazione delle competenze e la costruzione di percorsi di carriera realmente accessibili devono diventare parte integrante delle politiche regionali e nazionali dedicate alla professione.
«Il confronto tra istituzioni, ordini professionali e parti sociali deve ora produrre risultati»
Il presidente Salvatore Santo sollecita le forze politiche a rendere operativo e non solo dialettico il confronto istituzionale sui diversi temi che riguardano direttamente gli infermieri e la tenuta del sistema sanitario varesino.
«Il lavoro dei politici non può limitarsi a richiamare l'attenzione su questioni importanti per la nostra professione in prossimità delle tornate elettorali. Il passaggio decisivo è quello della concretezza. I problemi sono conosciuti e le proposte sono sul tavolo: dobbiamo sapere quali soluzioni saranno realmente attuate, con quali risorse e in quali tempi.»
Il presidente di OPI Varese si rivolge quindi a Regione Lombardia, Governo, Parlamento e a tutte le istituzioni competenti, chiedendo un impegno coordinato sulle misure individuate per fronteggiare una problematica seria e non più derogabile.
Vogliamo risposte certe e interventi mirati, percorribili e con tempi certi sullo sviluppo e la valorizzazione delle competenze e relative prospettive professionali, sulle misure di welfare, sul piano alloggi, sulla valorizzazione economica, sulla formazione, sull'indennità di confine.
«Non stiamo parlando soltanto della tutela di una categoria – conclude Salvatore Santo – ma della capacità del nostro sistema sanitario di continuare a garantire assistenza di qualità. Trattenere gli infermieri, valorizzarne le competenze e rendere nuovamente attrattiva la professione significa tutelare prima di tutto i cittadini.»
Confermiamo, come OPI Varese l'impegno e la disponibilità a partecipare a ogni confronto istituzionale utile alla costruzione di interventi concreti per il territorio e per la professione infermieristica.














