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Sport | 02 agosto 2026, 09:00

L’apnea mondiale parla (ancora) bustocco: tra i segreti del campione Davide Carrera c'è il terapeuta Gianluigi Azimonti

A Riva del Garda l’ennesimo record negli abissi di acqua dolce per l'atleta torinese, i cui successi nascono anche grazie alla terapia diaframmatica ideata dallo specialista di Busto: «Prepariamo il corpo come un proiettile nell’acqua»

L’apnea mondiale parla (ancora) bustocco: tra i segreti del campione Davide Carrera c'è il terapeuta Gianluigi Azimonti

C’è tanta ingegneria umana, ma soprattutto c’è il cuore e la competenza di uno specialista di Busto Arsizio nel nuovo record del mondo di apnea stabilito nelle acque del Lago di Garda. L’impresa porta la firma dell’atleta torinese Davide Carrera, cinquant’anni compiuti e una carriera da leggenda negli abissi, ma il «motore» di questa prestazione straordinaria si è strutturato e perfezionato sotto le mani esperte del massoterapista bustocco Gianluigi Azimonti. Nonostante non sia bagnata dall'acqua, che sia mare o lago, dopo i fasti di Umberto Pellizzari (e Gianluca Genoni) Busto conferma di avere uno speciale feeling con l'apnea.

Durante la prima giornata del Campionato Italiano Open di apnea outdoor a Riva del Garda, Carrera ha riscritto la storia della disciplina nella specialità dell’assetto costante con bipinne in acqua dolce, spingendosi fino alla quota record di meno 94 metri. Un traguardo che difende e supera i primati precedenti e che consolida un sodalizio professionale e umano nato due anni fa tra l’atleta piemontese e il terapeuta bustocco, classe 1980.

Per comprendere la portata scientifica e atletica di questo successo occorre addentrarsi nel lavoro svolto da Azimonti attraverso la sua «Terapia Diaframmatica», un metodo da lui ideato e sviluppato in anni di ricerca sul campo. L'obiettivo non è semplicemente curare il muscolo, ma ridistribuire perfettamente i carichi all’interno del corpo umano, modificandone l’assetto posturale e strutturale.

Come spiega lo stesso Gianluigi Azimonti, l'intervento sul corpo dell'atleta permette di ottenere una particolare idrodinamicità: «Ci occupiamo di far sì che la perfetta distribuzione dei carichi metta l'atleta nelle condizioni di diventare un vero e proprio proiettile capace di fendere i fluidi. Riducendo l'attrito nell'acqua, lo scivolamento migliora e si ottiene una prestazione di livello superiore».

Questo processo parte da un lavoro profondo sulla respirazione. Se la vulgata comune considera la respirazione un semplice atto d'ingresso e uscita dell'aria, nella visione di Azimonti l'azione dei diaframmi, che nel corpo umano sono ben cinque, coordina l'intero movimento della struttura corporea. Cambiando la biomeccanica respiratoria si interviene direttamente sulla postura.

La sfida affrontata nel Lago di Garda ha richiesto una preparazione ancora più meticolosa rispetto alle immersioni marine. Immergersi in acqua dolce presenta infatti insidie fisiche differenti. In mare, la spinta idrostatica spinge l'atleta fino a circa 40 metri di profondità, quota oltre la quale la gravità trascina l'apneista verso il basso in caduta libera, consentendo di raggiungere anche quote inferiori ai 130 metri. Nel lago, al contrario, la spinta positiva dell'acqua dolce si fa sentire fino ai primi 18 metri. Inoltre, la muta in neoprene trattiene bolle d'aria per garantire l'isolamento termico nelle fredde acque lacustri, aumentando il galleggiamento. La risalita da meno 94 metri diventa così un vero e proprio muro verticale da scalare con la sola forza delle gambe. In questo contesto, il lavoro svolto nel centro di Busto Arsizio ha consentito a Carrera di guadagnare margini cronometrici impensabili. 

Dietro la prestazione pura risiede tuttavia un messaggio umano ancora più profondo. Davide Carrera ha commentato la sua impresa sintetizzando il tutto con poche, semplici parole: «Sono grato al mio corpo che mi concede di divertirmi». Da parte sua, Azimonti definisce il campione piemontese «un’immensa fonte di ispirazione come uomo, come atleta e come maestro». Nel loro percorso comune, la cura maniacale del dettaglio e il rispetto della fisiologia vanno di pari passo con la sicurezza. L'apnea dimostra così che l'età cronologica non rappresenta un limite invalicabile, ma un patrimonio di consapevolezza.

Un insegnamento che il professionista bustocco desidera portare al di fuori degli ambienti sportivi di élite. Il metodo sviluppato a Busto Arsizio trova infatti applicazione quotidiana nella clinica ortopedica e nella cura delle patologie posturali. Imparare a respirare e riallineare la propria colonna vertebrale consente di eliminare compensazioni dolorose e far stare bene le persone. L'auspicio espresso da Azimonti è che la cultura del respiro possa entrare un giorno anche nelle scuole, per insegnare ai bambini fin da piccoli l'importanza della postura e del controllo del proprio corpo.

Mentre il mondo dell'apnea guarda già ai prossimi impegni internazionali, Busto Arsizio si gode il traguardo di un suo concittadino che, lontano dai riflettori del calcio milionario, continua a lavorare nel silenzio del suo studio per spostare più in là i limiti delle possibilità umane.

Giovanni Ferrario

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