«Oggi in Aula abbiamo assistito a una scena piuttosto curiosa. La maggioranza ha deciso all'improvviso di stravolgere l'ordine dei lavori e votare una seduta notturna per accelerare l'approvazione della delega sul nucleare, come se fossimo davanti a un'emergenza nazionale». Lo dichiara Antonio Ferrara, deputato del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione Attività Produttive della Camera.
«Ma viene spontanea una domanda: urgenza di cosa? Perché stiamo parlando di una legge che non autorizza alcun impianto, non individua alcun sito, non costruisce alcuna centrale e non produce un solo chilowattora. Anzi, la stessa legge concede al Governo due anni per decidere cosa fare. E anche dopo quei due anni, nell'ipotesi più ottimistica immaginabile, tra progettazione, autorizzazioni, ricorsi, cantieri e messa in esercizio, il primo chilowattora nucleare arriverebbe tra vent'anni».
«Vent’anni. Altro che emergenza»
«Per questo la fretta della maggioranza appare più politica che energetica. Sembra la necessità di piantare una bandierina propagandistica entro la fine della settimana, più che la volontà di affrontare i problemi reali del Paese».
Nel corso della discussione generale e degli interventi sugli emendamenti, Ferrara ha contestato la narrazione del Governo sul nucleare come soluzione ai problemi energetici italiani.
«Ci raccontano che il nucleare abbasserà le bollette, garantirà indipendenza energetica, rafforzerà la competitività e risolverà il problema della sicurezza energetica. Peccato che nessuna di queste promesse abbia effetti nel breve periodo. Le famiglie pagano le bollette oggi. Le imprese competono oggi. La crisi industriale è oggi. E il Governo risponde con una tecnologia che, se tutto andasse perfettamente, vedremmo forse tra vent'anni».
«Durante le audizioni abbiamo ascoltato affermazioni sorprendenti: centrali costruite in sei anni, impianti quasi a costo zero, tecnologie presentate come imminenti. Ma quando si passa dagli slogan ai numeri, restano sempre gli stessi interrogativi: costi, tempi, scorie, sicurezza e dipendenza dall'estero per combustibile e tecnologie».
Il deputato M5S richiama anche l'attualità europea. «Proprio in queste ore l'Unione europea indica la necessità di accelerare gli investimenti per la sicurezza energetica e la transizione. In tutta Europa crescono rinnovabili, accumuli, reti intelligenti e comunità energetiche. Tecnologie che producono energia oggi, non nel 2045 o nel 2050».
«Il paradosso è che il Governo continua a rallentare ciò che può dare risultati immediati e a celebrare ciò che, nel migliore dei casi, potrebbe dare risultati tra decenni».
Ferrara conclude: «Il Movimento 5 Stelle non è contrario alla ricerca scientifica. Al contrario, abbiamo proposto di sostenere università, centri di ricerca e formazione qualificata. Ma una cosa è la ricerca, altra cosa è costruire attorno a una promessa futura una nuova filiera di consulenze, incarichi, commissioni e interessi economici prima ancora di sapere se, dove e quando verranno realizzati gli impianti».
«Gli italiani hanno bisogno di meno propaganda sul nucleare del 2050 e di più risposte sulle bollette del 2026. Perché con i rendering non si alimentano le fabbriche e con gli annunci non si abbassano le bollette».














