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Calcio | 20 aprile 2026, 07:55

Pro Patria, dal riscatto annunciato al disastro totale: seconda retrocessione in meno di un anno

Nemmeno un anno dopo la scorsa retrocessione, la Pro Patria scende di nuovo nei Dilettanti. Una stagione fallimentare su tutti i fronti, con scelte di mercato e tecniche sbagliate. Giocatori senza vincoli, un diesse che se ne va con toni forti e accusatori verso la squadra, un futuro societario da ridefinire e la necessità di una profonda riorganizzazione

Da sinistra: l'ex presidente Patrizia Testa, il diesse (che lascerà) Sandro Turotti e l'avvocato Rosanna Zema

Da sinistra: l'ex presidente Patrizia Testa, il diesse (che lascerà) Sandro Turotti e l'avvocato Rosanna Zema

17 maggio 2025 - 19 aprile 2026. Nemmeno un anno dopo, la Pro Patria è ancora qui a fare i conti con un’altra, amarissima retrocessione: la seconda consecutiva, sancita dopo la partita persa contro l’Arzignano. Nei giorni di primavera, simbolo di “rinascita”, si consuma invece la seconda condanna sportiva sul campo per i tigrotti di Busto, al termine di una stagione che, secondo i propositi iniziali e le intenzioni sbandierate da tutta la società (51% + 49%), avrebbe dovuto rappresentare un riscatto e un solido punto di partenza per un futuro più roseo.

In realtà, la stagione si è rivelata un fallimento totale, su tutti i fronti: dalle scelte di mercato estive, alla nomina del primo allenatore, Leandro Greco, fino al suo sostituto di dicembre, Francesco Bolzoni. Il disastro, ormai troppo avanzato, è stato solo parzialmente mitigato dal buon mercato di gennaio, ma senza risultati tangibili: una squadra fragilissima - e forse nemmeno così unita internamente - non è stata in grado di sfruttare le occasioni tra febbraio e inizio marzo. Pur giocando buone partite, i risultati concreti sono stati deludenti: una sola vittoria contro il Cittadella, seguita da “solo” pareggi nelle sfide decisive e sconfitte quando la classifica richiedeva ben altro in termini di punti, orgoglio e amore per la maglia

Il pareggio di Pasquetta contro la Triestina ha di fatto spalancato le porte della retrocessione nei Dilettanti, prolungando soltanto un’agonia che si è trascinata fino alla vittoria, più illusoria che sostanziale, ottenuta lunedì scorso contro la Dolomiti Bellunesi, squadra già salva e proiettata alla prossima stagione. Un esito ritardato, e che oggi ha la certezza della matematica

Una retrocessione «vergognosa», come l’ha giustamente definita il direttore sportivo Sandro Turotti, che ha lasciato a muso duro e con toni accusatori nei confronti della squadra.

Senza dubbio, si tratta della stagione più negativa degli ultimi anni, peggiore persino della disastrosa annata 2009-2010 sotto la gestione della famiglia Tesoro, e ben più grave della scorsa, già conclusasi con un’amara retrocessione poi “mitigata” dalla riammissione estiva in Serie C.

E adesso, cosa ne sarà della Pro Patria? Con la retrocessione nei Dilettanti, i giocatori saranno tutti senza vincoli contrattuali (si perderà anche la Primavera, unica nota positiva delle ultime due stagioni agonistiche). Sul piano societario, dopo le dimissioni della presidente Patrizia Testa e della vice Stefania Salmerigo, è atteso un Consiglio di Amministrazione nelle prossime settimane: la situazione non potrà infatti protrarsi ancora a lungo senza decisioni. 

Chi prenderà il 51% della società, se Finnat - secondo quanto dichiarato a dicembre scorso - non avesse (ancora?) intenzione di rilevare la maggioranza delle quote? Altrimenti, non essendoci oggi l’ingresso di un nuovo socio di maggioranza, Finnat, tramite Luca Bassi, si assumerà direttamente l’intera gestione del club? Ma la Fiduciaria, rappresentata dall’avvocato Rosanna Zema, vorrà (potrà) sostenere il futuro del club dopo una stagione tanto disastrosa quanto onerosa, sia a livello di monte ingaggi che di spese di gestione? Oppure il 51% della famiglia Testa passerà di mano in tempi “ragionevolmente” stretti?

Sono queste le questioni più importanti che dovranno trovare una risposta, insieme alla necessità di riorganizzare l’intera struttura societaria e di individuare una figura - anche senza Turotti - capace di affiancare il prossimo diesse nella gestione tecnica, insomma quel direttore generale invocato da tempo ma mai realmente arrivato.

Il tempo, neanche un anno dopo, è scaduto ancora una volta. Serve una vera rivoluzione in casa Pro Patria. Per senso del dovere, per responsabilità e per la “fede” di tutti gli innamorati della Pro Patria che non sono certo i pochi visti quest’anno allo stadio, ma molti, moltissimi di più.

Alessio Murace


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