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Cultura | 15 aprile 2026, 19:45

Borsano, storia e identità di una comunità: un viaggio dalle origini a oggi

Un incontro partecipato dell’Università cittadina ha raccontato al museo del tessile la lunga storia di Borsano. Dalle origini preistoriche all’annessione del 1928, emerge un’identità forte e radicata. Protagonista, il racconto coinvolgente di Mario Colombo, tra memoria storica e storie di gente comune

Da sinistra, il relatore Mario Colombo e il presidente dell'Università cittadina Carlo Magni

Da sinistra, il relatore Mario Colombo e il presidente dell'Università cittadina Carlo Magni

Non solo una lezione di storia, ma un vero viaggio nelle radici di una comunità: l’incontro dedicato a Borsano ha restituito il senso profondo di un territorio che, pur essendo oggi frazione di Busto Arsizio, conserva un’identità forte, costruita nei secoli attraverso la sua gente, le sue trasformazioni e la sua memoria.

Si è svolto al museo del tessile mercoledì 15 aprile, nel pomeriggio, l’incontro promosso dall’Università cittadina per la cultura popolare dal titolo “Borsano: la sua storia, la sua gente”, un appuntamento che ha richiamato l’attenzione di molti cittadini interessati a riscoprire le radici di uno dei quartieri più identitari di Busto Arsizio.

Relatore dell’incontro è stato Mario Colombo, imprenditore e appassionato studioso di storia locale, che ha saputo coinvolgere il pubblico con una narrazione precisa e appassionata, supportata da numerose slide. Il suo intervento si è distinto per la capacità di intrecciare dati storici e racconti umani, restituendo non solo una cronologia degli eventi ma anche l’anima della comunità borsanese.

Un percorso culturale tra i quartieri della città

A introdurre l’iniziativa è stato il presidente dell’associazione, Carlo Magni, che ha spiegato il senso di un percorso già avviato negli anni scorsi e dedicato ai quartieri cittadini. Dopo il Buon Gesù e Sacconago, è stata la volta di Borsano, in un progetto che mira a valorizzare le diverse identità che compongono il tessuto urbano di Busto Arsizio.

La scelta di affidare la relazione a Mario Colombo non è stata casuale. Allievo dello studioso Giovanni Rimoldi, Colombo ha maturato negli anni una profonda conoscenza della storia locale, unendo competenze di ricerca e legame diretto con il territorio. Come lui stesso ha sottolineato, il suo obiettivo non era raccontare personaggi famosi, ma restituire la storia attraverso la gente comune di Borsano.

Dalle foreste preistoriche ai primi insediamenti

Il viaggio nella storia di Borsano è partito da epoche remotissime, quando il territorio era ricoperto da foreste. Circa diecimila anni fa si svilupparono i primi insediamenti, seguiti, duemila anni fa, dall’arrivo dei Liguri, popolazione che viveva su palafitte e praticava il debbio, una tecnica agricola basata sull’incendio dei terreni.

Proprio da questa pratica deriverebbe il nome “Busto”, legato al verbo “bruciare”. Successivamente arrivarono i Celti della cultura di Golasecca, portatori di una civiltà evoluta, con capacità artistiche e conoscenze nella lavorazione del ferro. Le rotte commerciali collegavano il territorio con l’Etruria e la Svizzera, in un sistema di scambi che contribuì allo sviluppo dell’area.

L’età romana e le trasformazioni del territorio

Con l’arrivo dei Romani nel II secolo avanti Cristo, il territorio venne organizzato attraverso la centuriazione e la creazione di una rete viaria strutturata. Il cardo e il decumano attraversavano anche Borsano, collegandolo a centri importanti come Pavia e al sistema di comunicazioni oltre il Ticino.

Di quell’epoca restano tracce significative come tombe, resti di ville rustiche e strutture legate alla vita quotidiana. Il nome antico e romano di Borsano, Broxanum, deriverebbe da un proprietario terriero romano, a testimonianza di una continuità storica che affonda le radici nell’antichità. 

Medioevo, invasioni e continuità culturale

Il racconto ha poi attraversato le invasioni barbariche, dagli Ostrogoti ai Longobardi, evidenziando come la popolazione locale di origine romana sia sempre rimasta maggioritaria, mantenendo lingua, diritto e religione. Anche i Longobardi, inizialmente di fede diversa, finirono per convertirsi al cattolicesimo, integrandosi progressivamente.

Nel Medioevo il territorio fu caratterizzato dalla presenza di castelli e strutture difensive, spesso realizzate con fossati e palizzate. A Borsano esisteva un castello, oggi scomparso ma ricordato nella memoria storica locale. Episodi come il passaggio di Federico Barbarossa e gli eventi legati alla battaglia di Legnano collocano Borsano all’interno di vicende più ampie della storia lombarda.

Comunità, famiglie e identità locale

Ampio spazio è stato dedicato alla vita della comunità nel corso dei secoli. Colombo ha ricordato come Borsano fosse una realtà fatta di contadini, ma anche di tessitori e mercanti, con una forte identità sociale. Tra i cognomi più diffusi spiccava quello dei Colombo, particolarmente numeroso nell’Ottocento.

Curiosa la vicenda dei cosiddetti “Colombitt”, figli di Santa Caterina, che fino al 1885 portavano tutti lo stesso cognome, per poi differenziarsi con nuove denominazioni. La storia locale si intreccia anche con figure religiose e culturali, come il cardinale Simone da Borsano e studiosi che hanno contribuito a tramandare la memoria del territorio.

Dall’autonomia all’annessione a Busto Arsizio

Nel corso dell’Ottocento e del Novecento Borsano visse importanti trasformazioni amministrative. Dopo essere stata aggregata a Sacconago e successivamente separata per motivi economici, nel 1927 venne soppressa come comune autonomo e nel 1928 fu definitivamente annessa a Busto Arsizio.

Un passaggio che segnò la fine dell’autonomia amministrativa, ma non dell’identità borsanese, ancora oggi fortemente percepita dai suoi abitanti.

Una storia che vive ancora oggi

L’incontro ha restituito l’immagine di una comunità viva, capace di riconoscersi nella propria storia. Attraverso il racconto di Mario Colombo, Borsano è emersa non solo come luogo geografico, ma come insieme di persone, tradizioni e memorie che continuano a definire il presente.

Laura Vignati

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