Il tamtam social è partito quasi subito, da Pavia, per essere rilanciato a Varese, a cominciare dalla frazione di Bizzozero, luogo d’origine, e a Busto Arsizio, teatro di un lungo impegno con e fra i giovani, in primis, non esclusivamente, nella parrocchia di San Giovanni e all’oratorio San Luigi: don Alberto Lolli è “Pavese dell’anno”. Così hanno deciso i partecipanti al contest indetto dal quotidiano “La Provincia Pavese”, chiamati a scegliere tra dieci personalità che si sono distinte nel corso del 2025. Lettori e cittadini hanno potuto scegliere tra sportivi come la cestista Cecilia Zandalasini o l’atleta paralimpica Monica Boggioni, personaggi dello spettacolo (Sarah Toscano, da Amici a Sanremo), della medicina e della ricerca (la senologa Adele Sgarella, la scienziata Cinzia Zuffada) ma anche la squadra di basket del Collegio Universitario Volta, pronta a soccorrere e salvare un giocatore colto da infarto.
A spuntarla, però, è stato don Alberto, dal 2017 rettore del Collegio Borromeo. I suoi meriti? Parecchi ma, in questo caso, spicca l’apertura alla città degli Horti, un parco di quattro ettari, un tempo coltivato per le esigenze dell'Istituzione fondata da San Carlo. Oggi vi si possono apprezzare opere di artisti come Lodola, Kounellis, Tremlet e Arnaldo Pomodoro, solo per citarne alcuni, in uno spazio curato e piacevole. L’area, un invito al contatto con la natura e a un sano stacco da frenesie e rumori di sottofondo, è perno di progetti che coinvolgono detenuti in articolo 21 e persone con disabilità, al lavoro nella cura degli spazi e in un bistrot (QUI il sito).
«Se mi ha fatto piacere essere "Pavese dell’anno"? Certo – chiarisce il premiato – ma ricordo che dal 2024 sono anche Cavaliere della Repubblica e che a Pavia ho ricevuto la benemerenza civica, nel 2023. Una volta all’anno qualcuno si ricorda di me. Sarà un abbonamento…» Sorride, don Alberto, poi si fa serio e aggiunge: «A parte gli scherzi, sono grato per questo riconoscimento, lo interpreto come un tributo al lavoro portato avanti da molti. Tutto è nato durante il Covid, c’era questo vasto spazio, una risorsa. Tanto più in tempi di chiusure e “bolle”. Ho pensato di aprire, sarebbe stato egoistico che il Collegio tenesse tutto solo nella sua disponibilità».
Gli Horti, sottolinea La Provincia Pavese, da semiabbandonati sono diventati «…un ecosistema dove natura, arte e inclusione sociale si fondono in una nuova esperienza di fruizione dello spazio pubblico (…) uno dei principali riferimenti socio-culturali di Pavia».
«A ben vedere – ricostruisce don Alberto – ci si trovano passioni che coltivavo anche a Busto, seppure in modo diverso, un filo collega passato e presente. Penso, fra l’altro, al centro giovanile Stoà che, oltre a essere luogo di condivisione e confronto, aveva anche spazi espositivi. Ricordo per esempio la mostra dedicata alla fotografa Letizia Battaglia. Gli Horti vogliono essere un punto d’incontro tra sensibilità spirituale e cultura contemporanea».
Ancora: «L’intento è rieducare lo sguardo, favorire il passo lento, incoraggiare la contemplazione e la riscoperta della propria umanità. A chi è rivolto l’invito? A chiunque. Poi da noi ci sono persone con autismo, con sindrome di Down, carcerati. Anche in questo c’è una linea di continuità con quanto vissuto a Busto, fra l’altro come cappellano della casa circondariale. L’idea è ritrovare una fratellanza, sentirci un’unica umanità anche con chi vive differenti forme di fragilità. Diciamola con Grossman: ritrovare la forza dell’umano nell’uomo».
Dubbio: un discorso così alto può non essere compreso. «Il riconoscimento appena ottenuto – fa però presente il rettore – è un tributo popolare, le persone hanno scelto, la cittadinanza evidentemente apprezza. Ci sono tanti buoni motivi per venirci a trovare, per scoprirci. Incluso l’aspetto enogastronomico, il nostro bistrot piace. E ci lavorano, di nuovo, persone con disabilità e detenuti. Danno il meglio di sé e si prendono cura degli ospiti. Ecco, il prendersi cura è centrale. Fa diventare grandi per davvero. Prendersi cura dell'altro da sé porta al prendersi cura di sé».















