Il Marco. Il Lualdi: quell'eterno ragazzo che viaggiava con la sua Vespa bianca a Busto Arsizio portando calore e simpatia, si è spento a 68 anni. Domani, sabato 11 ottobre, alle 14 (prima ci sarà il rosario, alle 13.45) nella chiesa di Sant'Edoardo i suoi cari gli daranno l'ultimo saluto.
Ma il suo ricordo rimarrà scolpito in tanti bustocchi. Torna da suo papà Giancarlo e da mamma Maria, dalla sorella Giuliana scomparsa così presto. Tanto dolore in famiglia, destinato a crescere: Marco ebbe un incidente quando era ragazzo. Ma lottò per vivere, non si arrese e ha portato luce a tutti. Sfrecciava sulla sua Vespa, a volte si fermava a "fare viabilità", entrava in Commissariato - dov'era conosciuto e amato - a controllare e spegnere le luci negli uffici. Passava anche nella redazione della Prealpina e in tanti altri luoghi, dove faceva battute, a volte "licenziava tutti" improvvisandosi titolare e bonariamente poi li riassumeva. Perché Marco voleva bene a tutti.
A ricordarlo sui social è stata Chicca Crespi, cugina di secondo grado: «Era un personaggio a Busto - ricorda - Quando andavo a scuola, veniva a prendermi e mi faceva la scorta... fermava le macchine e mi faceva attraversare». Si faceva trovare puntuale anche all'uscita, anzi si presentava cinque minuti prima: «Suonava il clacson e la mia professoressa diceva "C'è tuo cugino che viene a prenderti"».
Dopo la morte della mamma, era stato in una casa di cura a Cunardo, quindi a Malnate. È mancato nelle scorse ore e appena Chicca ne ha parlato, tanti gli hanno reso omaggio, ciascuno a modo proprio. Perché Marco Lualdi amava la vita e trasmetteva quella sua energia irresistibile: era impossibile rimanere tristi o pensierosi, quando lui faceva gioiosamente irruzione.
Ci ricordiamo personalmente un giorno in cui entrò di corsa in redazione, fradicio perché fuori pioveva. Marco no, gli dicemmo, aspetta a lasciarci, ti bagnerai ancora di più. Ma lui niente, uscì, salvo ripresentarsi pochi secondi dopo - come spesso accadeva - e declamò, evocando la pubblicità: «Ricorda, se c'è la goccia è Gim...». Era una giornata buia, ma lui con quella battuta aveva spazzato via le nuvole. Difatti, corse di nuovo fuori a portare un po' di sole ad altri.













