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Politica | 10 ottobre 2025, 09:30

Politica in fermento a Magnago: il sindaco Candiani non si ricandida. L'opposizione: «È la prova di un fallimento»

L'annuncio a sorpresa del primo cittadino durante il consiglio comunale scatena un'immediata e durissima reazione da parte di Progetto Cambiare. Sullo sfondo, il peso dell'incarico e la nostalgia per un'"armonia" politica che, a detta del primo cittadino, oggi non c'è più

Politica in fermento a Magnago: il sindaco Candiani non si ricandida. L'opposizione: «È la prova di un fallimento»

Un fulmine a ciel sereno, o quasi. Con un intervento tanto pacato nei toni quanto dirompente nella sostanza, il sindaco di Magnago, Dario Candiani, ha annunciato durante l'ultima seduta del Consiglio comunale che non correrà per un secondo mandato. Una decisione comunicata con oltre un anno e mezzo di anticipo, che apre ufficialmente una fase politica complessa e segna una profonda frattura, subito cavalcata dall'opposizione.

Il primo cittadino, medico dermatologo classe 1953, ha motivato la sua scelta parlando dell'impegno gravoso richiesto dal ruolo, specie in relazione alla sua età. «Io credo che fare il sindaco sia un grosso impegno e me ne sono reso conto», ha spiegato in aula. «Visto la mia età io posso dire che non ho intenzioni di ricandidarmi». Una rinuncia sofferta, ha lasciato intendere, perché «un sindaco abbia bisogno di almeno due mandati per poter esprimersi al meglio».

Ma è stato un passaggio successivo a gettare una luce diversa sulla decisione, un'amara riflessione sul clima politico attuale. Rivolgendosi all'ex assessore Mario Ceriotti, presente tra il pubblico, Candiani ha rievocato la loro passata esperienza amministrativa comune: «Io mi ricordo che c'era una bella armonia, o sbaglio Ceriotti? ai tempi che non ritrovo attualmente». Parole che suonano come un'implicita critica alle dinamiche interne alla sua stessa maggioranza.

Un assist che l’opposizione di Progetto Cambiare, guidata dal capogruppo Massimo Rogora, non ha esitato a schiacciare a canestro. Per il gruppo di minoranza, la rinuncia di Candiani non è una scelta personale, ma «la certificazione del fallimento di questa amministrazione sostenuta da una coalizione divisa e litigiosa».

In una nota al vetriolo, Rogora riavvolge il nastro fino al 2022, definendo quella di Candiani la «storia (triste) di un sindaco “non convinto”», ricordando come lui stesso avesse ammesso di aver accettato la candidatura con qualche esitazione. L'opposizione punta il dito contro le prime mosse della giunta, come l'aumento delle indennità e la nomina dell'ex sindaco Binaghi in un ruolo chiave, e interpreta le parole del sindaco sulla mancanza di armonia come la prova definitiva delle difficoltà interne.

«La larghissima coalizione del “tutti assieme appassionatamente” si è rilevata un cruccio per un sindaco che non è stato in grado di governare nemmeno il proprio gruppo», attacca Progetto Cambiare. Per loro, l'epilogo era scritto, figlio di un'alleanza «nata esclusivamente per catturare voti ma senza un’identità ed un progetto».

La chiusura del sindaco, che aveva augurato al suo successore di non pensare alla "politica" ma solo ai cittadini, viene anch'essa contestata. «Di nuovo Dario Candiani confonde il termine politica con il “partitismo”», osserva Rogora, «osserviamo che fu proprio Dario Candiani ad affidarsi ad una coalizione di partiti [...] ed evidentemente fu un errore».

Ora si aprono quasi due anni di incognite. L'amministrazione arriverà a fine mandato? È quello che si chiede l'opposizione. Rogora profetizza un «limbo in cui questa amministrazione si trascinerà stancamente senza una vera progettualità», e lancia una domanda che aleggia sulla politica magnaghese: «Qualcuno staccherà la spina?».

GioFe

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