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Busto Arsizio | 13 giugno 2024, 17:10

VIDEO. Giovanni Toia, “Meno male”... che il cuore batte per l’Inter

Il giornalista storica voce della Pro Patria racconta la sua passione nerazzurra con ricordi, aneddoti che s’intrecciano ai protagonisti della storia della squadra, quest’anno “bis stellata”. Presentazione venerdì al Cas di Sacconago. «Mi sono aggrappato alla mia squadra del cuore che mi ha aiutato a vivere momenti drammatici della mia vita»

VIDEO. Giovanni Toia, “Meno male”... che il cuore batte per l’Inter

Interisti si nasce. E “Meno male” o almeno meno male per un cuore nerazzurro di Sacconago, come Luigino, alias Giovanni Toia. È proprio giornalista sportivo, storica voce della Pro Patria e scrittore, il protagonista appunto di “Meno male”, un libretto che racconta la vicenda di un cuore che ha sempre battuto per la squadra nero-azzurra e quest’anno ha agguantato la seconda stella.

Non a caso il manoscritto - un agile testo di 80 pagine con un linguaggio sciolto e agevole come piace a un giornalista – sotto al titolo presenta proprio due stelle gialle. Racconta come è nata la sua passione, da quando era stato instradato dai tifosi del cortile di via San Carlo quando Luigino aveva soli sei anni, poi l’ambiente familiare e tante altre coincidenze. A partire dalla data di nascita: «Sono nato nel 1954, l’anno del settimo scudetto dell’Inter – spiega l’autore – Sono venuto alla luce di notte, esattamente come l’Inter che era nato nella notte del 9 marzo 1908 da un gruppo di ex milanisti. Una squadra di “estrosi”. Insomma i cromosomi sono quelli. Il ‘54 è poi l’anno in cui la Pro patria è passata in serie A e il Legnano in B».

Ma soprattutto il libro è dedicato all’amico di sempre di Giovanni Toia, anche lui cuore nero-azzurro: Mario Della Vedova. «In un capitolo si raccontano le nostre avventure, come quando nel lontano ’78 siamo andati a Torino per vedere Inter-Juve e siamo finiti nella curva dei tifosi bianconeri. All’inizio, l’Inter era in testa 2 a 0: non siamo riusciti a nascondere la nostra gioia finché, nonostante il tentativo di mascherare, qualcuno ci ha scoperto ed è nato un parapiglia».

Poi la prima volta a San Siro, a 12 anni quando l’Inter ha agguantato la prima stella. «Era il 1966 quando l’Inter conquista il decimo scudetto, fino ad arrivare alla seconda stella, quella di quest’anno, per me molto difficile per un dramma familiare. Ma devo dire che l’Inter mi ha aiutato: mi sono aggrappato alla mia squadra del cuore che mi ha aiutato a vivere momenti tragici della mia vita. Come anche in altri momenti, nell’89 quando ho perso mio padre, anche in quel momento mi è stato di supporto: la parentesi della domenica rappresentava due ore di evasione. Quest’anno la seconda stella mi ha emozionato e questa vittoria l’ho voluta condividere con una persona che non era più accanto a me».

Da qui, l’ultima pagina, molto toccante. 

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Non solo. La fede calcistica lo ha aiutato anche nelle scelte importanti. «A 14 anni sono entrato in seminario e sono rimasto per quattro anni – racconta – Ero appassionatissimo della mia squadra e questa ancora una volta mi ha aiutato a scegliere quale strada intraprendere: ho capito che il seminario non era la mia vocazione».

Aneddoti, ricordi personali s’intrecciano con i protagonisti della storia della squadra nero-azzurra. «Da Facchetti al “Baffo” Mazzola, dal “Becca” a Oriali, fino ai campioni di oggi, senza dimenticare i mostri sacri della panchina: il Mago, il Trap, Mou», scrive.

Il testo sarà presentato venerdì 14 giugno alle 18 al Cas di Sacconago (via Monte Grappa). Seguirà apericena.

“Meno male “non è il primo testo di Giovanni Toia. Aveva dato alle stampe tre libri sulla Pro Patria: il primo dal titolo “Il pallone che cammina” sulla sua esperienza di giornalista sportivo, poi due storie fantastiche “Colpo di tacco” e “Partita impossibile” scritta durante il Covid dove si racconta la storia di Tigrotti in paradiso che giocano con il resto del mondo. Poi, immancabile il libro dedicato alla cara moglie, dal titolo “Briciole” dove insegna come sfruttare ogni momento e a porre attenzione a ogni singolo gesto accanto a una persona cara destinata purtroppo alla morte. Questo testo, tra l’altro, sarà presentato in biblioteca il 9 luglio.

Laura Vignati


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