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Economia | 30 gennaio 2024, 12:58

Milano Unica, si parte con fiducia: oltre 40 le aziende della nostra provincia

Il via a Rho con una riflessione sull'equilibrio tra moda, lavoro e intelligenza artificiale. Ci sono 609 espositori, in allegato quelli delle aree di Varese e Milano

foto dalla pagina Facebook di Milano Unica

foto dalla pagina Facebook di Milano Unica

Al via con fiducia Milano Unica, 609 espositori all'appello da oggi, martedì 30 gennaio, fino a giovedì 1 febbraio a Rho per le proposte Primavera-Estate 2025.

A Fiera Milano trasmettono un'aria positiva i numeri, ma non solo. E tiene banco un confronto: quello sull'intelligenza artificiale.

I numeri in fiera

Non è solo questione di quantità. La manifestazione - spiegano gli organizzatori - cresce organicamente in percepito, in qualità di proposta, in servizi sempre più fruibili e in innovazione. 

Questo grazie alle 415 aziende italiane e alle 93 straniere, alle quali si aggiungono le 101 aziende delle aree speciali. Il tutto in ottica di una qualità dell’offerta creativa, innovativa e sostenibile. La provincia di Varese è rappresentata da 44 imprese.

Un numero chiave è poi il 38: l'edizione di Milano Unica. Una continuità e una solidità che ha saputo non essere però rigidità negli scorsi anni, sia in termine di date, sia per la capacità di reagire per prima nell'anno terribile per definizione, ossia il 2020. 

E 10: l'edizione dell'Osservatorio Giappone.

Le riflessioni 

La cerimonia inaugurale è stata appunto dedicata al tema dell’Intelligenza artificiale nelle prospettive e sfide future per il comparto tessile e accessori.
La parte di contenuto era affidata a Marco Montemagno, founder di 4Books, Nicola Gatti, professore ordinario del Politecnico di Milano e Ottavio Fogliata, founder e Ceo di Storykube, moderati da Enrico Pagliarini, giornalista di Radio24.

Previsto poi l'intervento del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso: «L’industria della moda è chiamata alla sfida di riuscire a trovare un equilibrio tra l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come strumento per efficientare i processi produttivi e la tutela e la valorizzazione dell’abilità artistica dei direttori creativi. Occorre anche in questo comparto difendere la visione antropologica dello strumento, come il Governo sta portando avanti in linea con le iniziative a livello comunitario: vogliamo mettere al centro l’estro creativo dando a questa tecnologia la giusta collocazione tra i tanti strumenti a supporto dell’arte e della manualità dei nostri direttori creativi».  C'è insomma proprio da tutelare il talento creativo, «tipico del Made in Italy, che rimarrà la componente chiave delle nostre produzioni esclusive». Farlo, sarà possibile con l'adozione efficace degli strumenti introdotti, per «efficientare i processi, valorizzando e tutelando i nostri prodotti nel mondo».

Ha sottolineato il presidente Alessandro Barberis Canonico (che passerà il testimone a Simone Canclini e ha ringraziato il direttore generale Massimo Mosiello e il team per la riuscita in crescendo della fiera): «Il tema dell’Intelligenza Artificiale è cruciale e, per quanto complesso, ho voluto affrontarlo, lasciando aperte le riflessioni e le analisi delle funzioni e dell’applicabilità dello strumento nel contesto legato al business B2B per il settore tessile e accessori».

Sistema Moda Italia - realtà decisiva per il suo supporto a Milano Unica, che a sua volta ha ricevuto il grazie di Barberis Canonico - è attentissima sull'Intelligenza artificiale e sulle altre sfide epocali. Il presidente Sergio Tamborini rimarca: «Milano Unica offre la possibilità di riflettere sulla forza del sistema tessile e moda e sulle sfide che ha davanti a sé. Riguardano il mercato ma, soprattutto, il capitale umano delle industrie, un tema centrale nell’agenda di Smi, con la firma del nuovo contratto del settore e un focus sulla formazione. Il tutto mentre assistiamo a rivoluzioni importanti: pensiamo all’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro. Anche il panorama geopolitico e la pressione sui commerci, che agitano non solo il nostro comparto, pongono l’Italia di fronte a una nuova opportunità: ripensare le filiera e l’approvvigionamento delle materie prime, capitoli su cui Sistema Moda Italia è in prima linea. Questi punti di forza, alla base del capitalismo del valore dell’industria italiana, saranno la risposta al capitalismo del controllo che crescerà insieme all’avanzare delle tecnologie. Sono temi che non riguardano solo il tessile: ragionando per priorità e non per settori riusciremo a trovare soluzioni condivise nell’interesse del Paese».

I numeri del settore

La tessitura Made in Italy, secondo le stime elaborate a cura dell’Ufficio Economico di Sistema Moda Italia, intanto nel 2023 ha rallentato il suo cammino rispetto ai 2 anni precedenti, ma è a livelli superiori rispetto al 2019.

Nel 2023, il fatturato si attesta a oltre 7,7 miliardi di euro (-2,5%) sul 2022, ma +2,2% sul 2019). C'è però un elemento di particolare fiducia: «L’attivo della bilancia commerciale di comparto, però, a conferma della forza del Made in Italy, fa registrare la migliore performance degli ultimi 7 anni, realizzando un saldo positivo di oltre 2,4 miliardi di euro, dovuto soprattutto al forte calo delle importazioni (-16,8% sul 2022), che si attestano su circa 1,95 miliardi di euro, mentre le esportazioni, che segnano un -2,7% sul 2022, realizzano un fatturato di 4,4 miliardi di euro, che risulta, comunque, come il secondo miglior risultato degli ultimi 7 anni». 

Sul fronte della tessitura made in Italy (comprensiva di tessitura laniera, cotoniera, liniera, serica e a maglia), il 2023 è nel segno del meno. «Il fatturato complessivo (-2,5%) risulta di 7,7 miliardi di euro, concorrendo così al 12,0% del fatturato generato dal complesso della filiera Tessile-Abbigliamento - si spiega -  Il fatturato settoriale dell’anno appena concluso, a confronto con il valore pre-pandemico del 2019 risulta superiore del +2,2%. Sul bilancio settoriale sfavorevole incidono sia la contrazione delle vendite sui mercati esteri sia, soprattutto, il mercato interno».

Tessitura laniera - cruciale, per il 39,1% - e liniera restano con trend positivo, mentre quella cotoniera e la tessitura a maglia - che ricoprono una quota rispettivamente del 17,6% e del 20,9% della tessitura made in Italy - archiviano un 2023 negativo, come la seta.  

In ogni caso, l’attivo della bilancia commerciale di comparto fa registrare la migliore performance degli ultimi 7 anni.

I Paesi

Chi premia di più? I dati Istat del commercio estero di tessuti nei primi nove mesi del 2023 indicano l’aggregato “Cina+Hong Kong”, con un totale di circa 241 milioni di euro di tessuti importati dall’Italia: è il primo mercato di sbocco della tessitura italiana. Invece, considerate singolarmente, la Cina (-3,2%) è al terzo posto, dietro a Francia (+0,3%) e Germania (+0,1%).

Sull'import, resta l’elevata concentrazione della provenienza extra-UE (68%): oltre il 51% è rappresentato da tessuti provenienti da Cina, Turchia e Pakistan. La stessa Cina cala del -31,0%, ma si conferma in prima posizione. La Turchia fornitore con una quota del 18,1%, pure scende, nella misura del 23,9%, mentre il Pakistan del 19,9%.  

Le attese

In questo, fragile contesto le attese degli operatori sulla prima parte del 2024 vengono definite «improntate alla cautela».

Preoccupa la scia di inflazione, rallentamento di molte importanti economie e scenario internazionale minacciato dai conflitti.

Files:
 Province di VA e MI 2 (121 kB)

Marilena Lualdi

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