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Busto Arsizio | 05 maggio 2023, 15:16

Pietre d’inciampo per i deportati della Comerio Ercole di Busto. «La memoria è vita»

Da oggi, con la posa dei sei blocchi quadrati all’ingresso di via Magenta del parco Comerio, il ricordo di quel drammatico evento si fa ancora più forte. La cerimonia con autorità, scuole e familiari dei deportati

Pietre d’inciampo per i deportati della Comerio Ercole di Busto. «La memoria è vita»

Sei pietre d’inciampo per tenere viva per sempre la memoria degli operai della Comerio Ercole di Busto Arsizio arrestati e deportati nel campo di sterminio di Mauthausen il 10 gennaio 1944.
Ogni anno quel drammatico evento della storia bustocca viene ricordato con una cerimonia ufficiale. E da oggi, con la posa di questi sei blocchi quadrati all’ingresso di via Magenta del parco Comerio, dove è già presente un monumento dedicato ai sei operai, il ricordo del loro sacrificio si fa ancora più forte.

L’appuntamento di oggi è stato organizzato da Anpi e associazione Noi della Comerio Ercole 1885, in collaborazione con l’amministrazione comunale, il liceo Candiani Bausch e gli Istituti Superiori Olga Fiorini.
Presente, con rappresentanti dell’amministrazione e del Consiglio comunale e le associazioni impegnate nel tenere viva la memoria, il viceprefetto della Provincia di Varese Fabio De Fanti.

Annalisa Mineve, presidente dell’associazione Noi della Comerio, ha aperto la mattinata ricordando i nomi dei componenti della commissione interna deportati, Vittorio Arconti, Arturo Cucchetti, Ambrogio Gallazzi, Alvise Mazzon, Giacomo Biancini, Guglielmo Toia, rivolgendo «un abbraccio infinito e di riconoscenza ai familiari che sono qui con noi a rivivere questo doloroso momento».
«Le pietre d’inciampo – ha poi detto – depositano nelle città di tutta Europa una memoria diffusa come reazione a ogni forma revisionismo e oblio. Si tratta di un inciampo emotivo e mentale per mantenere viva nel nostro quotidiano la memoria delle vittime».

«Questa giornata – ha sottolineato il sindaco Emanuele Antonelli – è inserita a tutti gli effetti nelle celebrazioni del 25 Aprile, festa della Liberazione a cui la città di Busto Arsizio, non da oggi, ha dato la massima attenzione. Nessuno può mettere in dubbio che la guerra e la mancanza di libertà che hanno caratterizzato il periodo fascista non possano essere ricordati se non per evitare che si ripetano. Ed è per questo che auspico che i giovani vengano educati per avere come orizzonte il bene comune».

«La memoria è vita – ha scandito l’amministratore delegato della Comerio Ercole, Riccardo Comerio –. Auspico che i frequentatori di questo bel parco possano avere la curiosità di approfondire per capire come il nostro vivere sociale sia una conquista di chi è venuto prima noi, a cui dobbiamo rispetto e il nostro grazie».

La presidente provinciale dell’Anpi Ester De Tomasi ha ricordato che «per anni l’indifferenza della comunità internazionale ha permesso lo sterminio di milioni di esseri umani. Sono trascorsi 78 anni dal 5 maggio del 1945, quando dal campo di Mauthausen venne liberato mio padre, Sergio De Tomasi». E ha aggiunto: «Ho visto le pietre d’inciampo tante volte nelle città europee. Vederle posare qui, nella nostra provincia, è veramente commovente. Il loro nome verrà letto da chi passerà di qui. Le persone non verranno dimenticate fino a che verrà pronunciato il loro nome».

Gli interventi di Antonelli, Comerio e De Tomasi

Per la segretaria generale della Cgil della Provincia di Varese, Stefania Filetti, «la lezione di questi coraggiosi ci dice che il vero patriota è al servizio dell'umanità, si prende cura degli interessi di lungo periodo del proprio paese, disinnesca odio, razzismo, dittatura».

Dopo le letture commemorative da parte degli studenti di Acof-Olga Fiorini, sono state posate le sei pietre d’inciampo.
A chiudere la cerimonia è stata Lisa Mazzon, ultima dei sei nipoti di Alvise: «A casa non si parlava molto del nonno e della vicenda della deportazione. La senatrice Segre ha spiegato che per moltissimi anni c’è stata una sorta di tabù nell’affrontare questi discorsi, un dolore troppo forte nel rivangare certi ricordi».
Ma è anche grazie all’impegno di chi ogni anno organizza la commemorazione della deportazione alla Comerio che Mazzon, insegnante di scuola media, prova «a trasmettere la volontà di conoscenza e libertà ai miei alunni e a mio figlio. La grande storia non è fatta per stare sui libri, ma si intreccia facilmente con quella locale e personale».

Riccardo Canetta

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