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Gallarate | 17 gennaio 2023, 15:37

Gallarate, alla scuola Sacro Cuore si parla di pace

Due i temi che saranno affrontati venerdì 20 gennaio: l’esperienza di don Tonino Bello con un manipolo di pacifisti a Sarajevo, nel 1992, e la responsabilità diretta nei confronti dei bambini in situazioni di crisi o guerra. Intervengono la giornalista Lucia Bellaspiga e la pediatra Lucia Castelli

La sede di via Bonomi (Foto dal sito della scuola)

La sede di via Bonomi (Foto dal sito della scuola)

Storie quasi impossibili di pace, ieri e oggi”. Se ne parla venerdì 20 gennaio alle 21 in un incontro pubblico alla scuola Sacro Cuore di via Bonomi 4, a Gallarate. Interverranno Lucia Bellaspiga, saggista e giornalista di Avvenire, e Lucia Castelli, pediatra e senior program officer per il settore “Child protection” di Avsi.

Due i temi principali dell’appuntamento: “Don Tonino Bello e la nave dei 500 folli a Sarajevo”, ricordo della spedizione che nel 1992 portò una truppa di pacifisti nella città sotto assedio dell’esercito serbo, e “La responsabilità diretta di interventi in situazione di emergenza a favore dei bambini: Rwanda, Uganda, Kosovo, Libano, Giordania, Ucraina” (locandina in fondo).

Gli organizzatori introducono l’appuntamento con le parole di Papa Francesco: «Vorrei chiedervi un aiuto concreto per oggi, per questo tempo. Vi invito ad accompagnarmi nella profezia per la pace – Cristo, Signore della pace! Il mondo sempre più violento e guerriero mi spaventa davvero. Nella profezia che indica la presenza di Dio nei poveri, in quanti sono abbandonati e vulnerabili, condannati o messi da parte nella costruzione sociale. Nella profezia che annuncia la presenza di Dio in ogni nazione e cultura, andando incontro alle aspirazioni di amore e verità, di giustizia e felicità che appartengono al cuore umano e che palpitano nella vita dei popoli. Arda nei vostri cuori questa santa inquietudine profetica e missionaria. Non rimanere fermi».

Aggiungono: «Forte è il rischio di volere la pace solo per essere lasciati in pace, anche tranciandone la connessione con la verità e la giustizia: in tal caso si finisce per schierarsi con certo pacifismo ingenuo e in fondo un po’ astratto, facilmente manipolabile e quasi sempre storicamente controproducente. Abbiamo bisogno di imparare la pace da gesti e esperienze che l’hanno profeticamente cercata e in qualche modo costruita».

Redazione

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