Prosegue incessante l'impegno della Guardia di Finanza di Varese volto al contrasto della criminalità economico- finanziaria e all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati. Nei giorni scorsi, i finanzieri del Gruppo di Busto Arsizio hanno dato esecuzione ad una sentenza di confisca definitiva, emessa dal Tribunale di Milano (Sezione Autonoma Misure di Prevenzione), in accoglimento della proposta effettuata dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, di un appartamento di pregio e relative pertinenze, sito nella cosiddetta “Torre” di Gallarate, emessa nei confronti di un soggetto di etnia sinti dedito, unitamente ad altri quattro “proposti”, alla realizzazione delle cosiddette “rip deal” (“affare strappato”), ovvero le truffe internazionali che mirano a sottrarre denaro contante, promettendo un cambio di valuta a tassi di conversione estremamente vantaggiosi.
Molto spesso, in questo tipo di operazione, i truffatori contattano le vittime tramite annunci immobiliari o di auto di lusso, fingendosi interessati. Successivamente, durante le trattative, che avvengono solitamente in hall di alberghi di lusso o luoghi pubblici, propongono un cambio di denaro contante con tasso di favore.
In particolare, il sistema fraudolento posto in essere dal destinatario del provvedimento, era incentrato anche sul sistema di intermediazione creditizia informale noto come “hawala”, sistema diffuso principalmente in Medio Oriente, basato “sull’onore e sulla fiducia” in cui un cliente consegna ad un broker una somma di denaro da trasferire ad un destinatario che si trova in un’altra città. Successivamente, il broker hawala contatta un suo omologo presente nella città del destinatario per la consegna della somma. La particolarità del sistema è che la transazione tra i broker è regolata in data successiva e non prevede necessariamente operazioni “di cassa” dirette.
Nel caso specifico, invece, lo stratagemma messo in atto prevedeva, sulla falsa riga del sistema “hawala”, che gli ignari clienti consegnassero somme di denaro in valuta locale in vari Stati (tra cui Emirati Arabi, Hong Kong e Russia) e i truffatori, negli incontri tenuti in lussuose hall degli alberghi, restituissero valigette piene di denaro falso.
Ciò posto, in applicazione del “Codice Antimafia”, le Fiamme Gialle hanno effettuato approfondite indagini patrimoniali non solo nei confronti del proposto, ma anche dei suoi prestanomi, i quali possedevano beni in evidente sproporzione rispetto ai redditi dichiarati. Individuati i prestanomi, è stato possibile avviare il procedimento di prevenzione che ha portato all’odierna sentenza.
La confisca dell’immobile di Gallarate è solo l’ultimo di una serie di provvedimenti che, a partire dall’anno 2019, hanno permesso di sottoporre ad analoga misura patrimoniale, in pregiudizio dei predetti soggetti, beni per quasi 2,5 milioni di euro, tra cui, tre ville, sette appartamenti e due cascine, immobili situati tra le province di Aosta, Lodi e Varese.
L’aggressione dei patrimoni illeciti, infatti, consente allo Stato di colpire le organizzazioni criminali e, più in generale, le persone che vivono in tutto o in parte con i proventi di attività delittuose, nel cuore dei propri interessi economici, patrimoniali e imprenditoriali e di restituire alla collettività, per finalità sociali e istituzionali, i beni illegalmente accumulati.














