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Scuola | 28 ottobre 2026, 15:05

Salute giovanile e prevenzione: medici ed esperti a confronto con gli studenti degli istituti Olga Fiorini e Marco Pantani

Nella sede di via Varzi una mattinata formativa dedicata alle infezioni sessualmente trasmissibili e ai meccanismi neurobiologici delle dipendenze da fumo e smartphone. L’iniziativa unisce Regione Lombardia, Lilt e Asst Valle Olona in un percorso educativo rivolto alle nuove generazioni

La tutela della salute degli adolescenti passa attraverso l'informazione scientifica, la rimozione dei tabù e una solida alleanza tra istituzioni sanitarie e mondo dell'istruzione. È questo il filo conduttore dell'incontro svoltosi nella sede di via Varzi degli Istituti Superiori Olga Fiorini e Marco Pantani a Busto Arsizio, dedicato alla prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili e all'analisi delle dipendenze da fumo e dispositivi digitali. L'appuntamento ha rappresentato una tappa significativa del progetto «La Cultura del vivere bene, la Cultura per vivere bene», promosso dall’assessorato alla cultura di Regione Lombardia in sinergia con la sezione provinciale della Lilt, guidata da Ivanoe Pellerin.

A delineare la cornice dell'intervento è stata l'assessore regionale alla cultura, Francesca Caruso, che ha sottolineato come la prevenzione debba diventare un patrimonio condiviso: «Stiamo portando avanti un progetto che intende promuovere la cultura della prevenzione a trecentosessanta gradi. È una sfida che rivolgiamo non solo alle aule scolastiche, ma anche agli istituti culturali e ai luoghi di aggregazione del nostro territorio, perché acquisire consapevolezza su questi temi significa dotarsi di strumenti fondamentali per il proprio futuro». Una prospettiva condivisa dalla presidente del consiglio comunale di Busto Arsizio, Laura Rogora, la quale ha evidenziato il valore formativo della mattinata: «Questa è una lezione essenziale per la vita dei ragazzi. Quando si fa rete e si collabora tra istituzioni, scuola e sanità, si possono raggiungere risultati concreti e duraturi per la comunità».

Il direttore sociosanitario dell’Asst Valle Olona, John Tremamondo, ha rivolto la propria attenzione al ruolo insostituibile svolto dagli operatori sanitari e dal volontariato: «Le associazioni e i volontari rappresentano il ponte, l’anello di congiunzione tra le istituzioni e la popolazione, capaci di intercettare i bisogni e offrire risposte tempestive. Donano una risorsa che non si può acquistare e che non torna indietro, ovvero il proprio tempo, mettendolo a disposizione delle fasce più fragili. Trasmettere questo senso di responsabilità e altruismo ai giovani è una priorità di cui la nostra società ha profonda necessità». A fare gli onori di casa è stato il direttore dell'istituto scolastico, Mauro Ghisellini, che ha esortato gli studenti ad ascoltare con serietà le relazioni e ad assumere stili di vita improntati alla tutela della propria salute.

La trattazione clinica delle infezioni sessualmente trasmissibili è stata condotta dalla dottoressa Barbara Menzaghi e dal dottor Jacopo Testa, dirigenti medici dell'Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive dell’Asst Valle Olona. Il primo chiarimento ha riguardato la corretta terminologia scientifica: «Oggi non si parla più di malattie, bensì di infezioni», ha spiegato la dottoressa Menzaghi. «La malattia presuppone la presenza manifesta di sintomi clinici evidenti come febbre o tosse. L'infezione, al contrario, può decorrere in maniera completamente asintomatica per lunghi periodi. Questo silenzio clinico rappresenta il pericolo maggiore: la persona non sa di aver contratto il patogeno, non si cura e rischia di trasmetterlo ad altri, sviluppando nel tempo complicanze anche irreversibili, come accade per l'infertilità femminile provocata dall'infezione da clamidia».

Il dottor Testa ha poi richiamato l'attenzione sulle modalità di trasmissione, sgomberando il campo da interpretazioni riduttive: «I rapporti orali, anali e persino i contatti cutanei intimi come il petting costituiscono a tutti gli effetti vie di trasmissione per diversi patogeni. Non occorre necessariamente un rapporto penetrativo canonico affinché il contagio si verifichi». Durante la disamina delle patologie batteriche, è stato approfondito il decorso della sifilide, che passa frequentemente inosservata e tende a regredire spontaneamente. I pazienti giungono spesso all'attenzione medica solo nella fase secondaria, contraddistinta da un esantema cutaneo maculare diffuso, evidente anche sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi. Se diagnosticata correttamente attraverso esami sierologici, l'infezione può essere eradicata definitivamente tramite terapia antibiotica a base di penicillina.

Ampio risalto è stato riservato alle patologie virali, in particolare al Papillomavirus umano (Hpv), responsabile di lesioni precancerose e carcinomi a carico della cervice uterina, dell’orofaringe e del tratto anale. La dottoressa Menzaghi ha ribadito l'importanza dell'adesione alla campagna vaccinale, offerta gratuitamente sul territorio lombardo fino ai 30 anni, illustrandone il meccanismo immunitario: «Il vaccino agisce potenziando in maniera esponenziale le nostre difese biologiche, strutturando una barriera anticorpale solida e duratura». Sul fronte dell'Hiv, gli specialisti hanno evidenziato i progressi compiuti dalla farmacologia: grazie alle terapie antiretrovirali attuali, il paziente che raggiunge una carica virale stabilmente non rilevabile non trasmette il virus per via sessuale e può procreare in sicurezza, preservando il proprio sistema immunitario dall'evoluzione verso la sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids).

I medici hanno quindi confutato alcuni diffusi falsi miti in materia di prevenzione: pratiche inefficaci come il coito interrotto o l'assunzione della pillola anticoncezionale non garantiscono alcuna barriera contro i patogeni. L'unico presidio in grado di ridurre drasticamente il rischio di trasmissione rimane il profilattico, sia maschile sia femminile. Una specifica nota di allarme è stata infine espressa riguardo al fenomeno del chemsex, ovvero l'abuso combinato di sostanze stupefacenti, alcol e farmaci disinibenti volto a prolungare i rapporti sessuali: «L'assunzione di queste molecole, tra cui le sostanze ad azione sedativa usate a fini di violenza, determina uno spegnimento selettivo delle funzioni corticali», ha avvertito la dottoressa Menzaghi. «La persona perde la reale facoltà di esprimere un consenso valido e cosciente, subendo un'amnesia anterograda che cancella il ricordo degli eventi».

La seconda parte della mattinata ha affrontato la neurobiologia delle dipendenze attraverso la relazione della dottoressa Patrizia Toietta, psicologa. L'analisi si è concentrata sull'attivazione dei circuiti cerebrali della ricompensa mediati dalla dopamina, responsabili dei comportamenti compulsivi legati al consumo di nicotina e all'uso indiscriminato degli smartphone: «La ricezione di una notifica o la fruizione di determinati contenuti algoritmici genera stimolazioni continue che alimentano il desiderio compulsivo, il cosiddetto craving, inducendo l'individuo a cercare ripetutamente la medesima gratificazione». La psicologa ha poi spiegato come lo stesso schema governi il consumo di tabacco, spesso legato a riflessi condizionati associati a momenti di pausa o contesti relazionali, mettendo in guardia anche dall'illusione di innocuità delle sigarette elettroniche, i cui additivi aromatici mascherano la presenza di composti chimici nocivi.

Centrale è stato l'approfondimento sullo sviluppo cerebrale in età adolescenziale: «La corteccia prefrontale, la struttura neurologica deputata al controllo esecutivo, alla valutazione ponderata dei rischi e alla regolazione emotiva, nelle persone affette da dipendenza subisce una progressiva riduzione funzionale. Nei ragazzi questa regione è ancora in fase di maturazione biologica: ciò spiega la maggiore vulnerabilità a compiere scelte impulsive o rischiose, ma testimonia al contempo la straordinaria plasticità neuronale dell'adolescenza, che offre un terreno fertile per l'apprendimento e il consolidamento di abitudini sane».

Giovanni Ferrario

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