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Politica | 27 ottobre 2026, 17:38

«La Lombardia ha bisogno di una strategia ambiziosa per la ricerca e l'intelligenza artificiale»

«Servono investimenti, obiettivi chiari e strumenti concreti per governare il cambiamento, tutelando anche le persone e il lavoro». Il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti interviene sulla legge della Giunta lombarda: «Il salto necessario è passare dagli strumenti alla strategia, dal coordinamento agli investimenti, dalla governance alla visione»

«La Lombardia ha bisogno di una strategia ambiziosa per la ricerca e l'intelligenza artificiale»

«La Lombardia ha bisogno di una strategia ambiziosa per la ricerca e l'intelligenza artificiale, non soltanto di nuovi organismi di coordinamento. Servono investimenti, obiettivi chiari e strumenti concreti per governare il cambiamento, tutelando anche le persone e il lavoro». È la posizione del consigliere regionale del Pd Samuele Astuti, intervenuto oggi in Consiglio regionale sul progetto di legge della Giunta lombarda «Disposizioni in materia di ricerca, innovazione e intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile».

«Non partiamo da una posizione pregiudiziale: è giusto che Regione Lombardia aggiorni il proprio quadro normativo, perché l'intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il lavoro, l'economia e i servizi pubblici – sottolinea Astuti – non si tratta certo di frenare questa trasformazione, ma di regolarla. Quindi, la domanda da porsi è: vogliamo limitarci a organizzare meglio ciò che già facciamo oppure costruire una vera strategia regionale per governare questo cambiamento? Ed è proprio su questo che il testo presenta limiti importanti».

Per Astuti, occorre investire nelle infrastrutture della ricerca e nelle tecnologie digitali, dalle piattaforme sperimentali alla capacità di calcolo e al supercalcolo, sostenendo al contempo la ricerca di base e interdisciplinare, senza subordinare la produzione di conoscenza alle sole ricadute economiche immediate.

«Attraverso un ordine del giorno, approvato dalla maggioranza, abbiamo chiesto di riconoscere la sovranità digitale europea come obiettivo strategico della programmazione regionale, per ridurre le dipendenze tecnologiche valorizzando le competenze del sistema lombardo e favorendo soluzioni digitali sicure – fa sapere il consigliere dem –. Abbiamo presentato anche numerosi emendamenti, che però purtroppo non sono stati accolti, per rendere la legge più ambiziosa, rafforzare la trasparenza e garantire un ruolo effettivo al Consiglio regionale, insieme all'autonomia degli organismi scientifici».

«L'innovazione deve essere governata anche per tutelare il lavoro e le persone – aggiunge Astuti –. Non bastano produttività e investimenti: dobbiamo considerare gli effetti sull'occupazione, sulle competenze, sui diritti, sulle disuguaglianze e sull'ambiente, a partire dai consumi energetici dei data center. E dobbiamo consentire anche alle piccole e medie imprese e agli enti locali di accedere alle nuove tecnologie».

Proprio per affrontare queste sfide, ricorda Astuti, il gruppo regionale del Pd ha presentato recentemente un progetto di legge per tutelare lavoratrici e lavoratori nell'era dell'intelligenza artificiale, attraverso formazione continua, aggiornamento delle competenze e riqualificazione professionale. La proposta prevede un Piano triennale, un tavolo permanente con imprese, sindacati, università ed enti di formazione e 3 milioni di euro all'anno per il triennio 2026-2028. A questa iniziativa si aggiunge un altro progetto di legge che il Pd ha presentato all'inizio della legislatura per promuovere un utilizzo affidabile e sicuro dell'intelligenza artificiale in Regione e nelle sue partecipate, che non è ancora stato calendarizzato.

«Una legge sulla ricerca e sull'intelligenza artificiale deve indicare quali capacità sviluppare, quali infrastrutture sostenere e quali garanzie offrire ai cittadini. Il salto necessario è passare dagli strumenti alla strategia, dal coordinamento agli investimenti, dalla governance alla visione. La Lombardia non deve limitarsi ad accompagnare il cambiamento tecnologico, ma deve saperlo orientare, affinché i suoi benefici siano diffusi e nessuno venga lasciato indietro», conclude Astuti.

c. s.

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