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Sociale | 20 ottobre 2026, 07:40

Dalla Busto industriale del 1885 alle sfide dell’intelligenza artificiale: la storia della Ercole Comerio alla Famiglia Bustocca

Dalla bicicletta per raggiungere la Franco Tosi al telefono numero 7, fino alle sfide dell’intelligenza artificiale: Riccardo Comerio ripercorre alla Famiglia Bustocca la storia dell’azienda fondata nel 1885 dal trisnonno Ercole, simbolo dell’ingegno imprenditoriale che ha contribuito a fare di Busto Arsizio la «Manchester d’Italia»

Dalle origini ottocentesche alle nuove frontiere tecnologiche, passando attraverso le trasformazioni dell'industria tessile, della gomma e delle materie plastiche. Lunedì 19 ottobre, alle 18, la Famiglia Bustocca ha ospitato in sede Riccardo Comerio, protagonista di un incontro (I lunedì della Famiglia Bustocca) dedicato alla storia della Ercole Comerio, l'azienda fondata nel 1885 dal suo trisnonno, Ercole Comerio.

A introdurre la serata è stata Mariella Toia, che ha ripercorso il profilo professionale del relatore, sottolineandone il legame con il mondo imprenditoriale e con il territorio. Oltre a essere alla guida di una realtà industriale storica, Comerio è stato vicepresidente della Camera di commercio di Varese e di Federmeccanica, nonché presidente di Confindustria Varese. Attualmente è membro di Confindustria a Roma.

«Raccontare la storia della Ercole Comerio significa raccontare anche la storia di Busto Arsizio, l'ex Manchester d'Italia», ha evidenziato Toia, introducendo una testimonianza che ha intrecciato vicende familiari, innovazione e sviluppo economico.

Il coraggio di un giovane imprenditore

È il 1885 quando Ercole Comerio, appena venticinquenne, decide di mettersi in proprio. Lavora alla Franco Tosi di Legnano e raggiunge quotidianamente il posto di lavoro da Busto Arsizio, in bicicletta o persino a piedi. È proprio l'esperienza maturata in fabbrica a diventare la sua scuola, perché non ha alle spalle studi tecnici specifici, ma possiede intuito, capacità progettuale e una straordinaria familiarità con il lavoro meccanico.

Nello stesso anno fonda la sua azienda, poco dopo aver sposato una giovane appartenente alla famiglia Marcora, nota nel settore metallurgico. Lei ha appena 19 anni, lui 25. Inizia così l'avventura di una realtà destinata a diventare uno dei nomi storici dell'industria bustocca.

La prima sede è in via Silvio Pellico e l'organico conta appena quindici persone. Una piccola impresa a conduzione familiare, una caratteristica che la società conserva ancora oggi, definendosi una family company.

Riccardo Comerio ha ricordato il metodo di lavoro del fondatore: ogni mattina, alle sei, Ercole si metteva al tavolo con i suoi grandi fogli gialli per progettare macchinari e utensili. Niente computer, naturalmente, né strumenti digitali: soltanto carta, matita, esperienza e capacità di immaginare soluzioni nuove. I disegni venivano realizzati a mano e poi tradotti in oggetti concreti nelle officine.

Innovazione e attenzione ai lavoratori

L'azienda cresce insieme all'industria manifatturiera tessile, che in quegli anni rappresenta uno dei motori dello sviluppo economico di Busto Arsizio. Tra le prime realizzazioni figura una macchina innovativa destinata alla ditta Tronconi, progettata per sollevare i tessuti durante il processo di asciugatura.

Ma la storia della Ercole Comerio non riguarda soltanto le macchine e la produzione. Fin dagli inizi, infatti, emerge un'attenzione particolare alle condizioni di vita dei dipendenti.

Nel 1911 vengono aperti in via Silvio Pellico i bagni pubblici Comerio-Ercole, un servizio pensato per i lavoratori. Nel 1918 l'azienda dispone già di un impianto di illuminazione e riscaldamento a incandescenza. Nello stesso periodo Ercole Comerio è tra i pochi bustocchi ad avere il telefono: il suo numero è il 7. Bastava comporre quella cifra per raggiungerlo.

La sua disponibilità e la rapidità con cui offriva occasioni di lavoro gli valgono un soprannome rimasto nella memoria cittadina: «Ul balosu».

Anche sul fronte familiare e sociale la sua vicenda presenta aspetti significativi. Alla morte del fondatore, la moglie assume la presidenza della società, in un'epoca in cui la presenza femminile ai vertici delle imprese era tutt'altro che scontata. L'attenzione al benessere dei dipendenti si manifesta inoltre nella realizzazione di una colonia aziendale a Colazza, sul Lago Maggiore, destinata ai lavoratori: un esempio di welfare che anticipa sensibilità oggi molto diffuse.

Dai tessuti alla gomma: la capacità di reinventarsi

La storia della Ercole Comerio attraversa i grandi eventi del Novecento: l'epidemia di influenza spagnola, le due guerre mondiali e le trasformazioni economiche che cambiano profondamente il volto della città.

Fino al 1919 l'attività è concentrata soprattutto sulle macchine tessili. Poi, quasi per una fortuita coincidenza, arriva una svolta decisiva: la costruzione della prima macchina per la lavorazione della gomma. Nel 1945 l'azienda realizza la prima macchina per le materie plastiche.

Negli anni Sessanta si apre un nuovo capitolo, con lo sviluppo di impianti per la lavorazione di tessuti e non tessuti e di macchine per la calandratura di fogli di Pvc, utilizzati anche nella produzione della cosiddetta finta pelle.

Nel frattempo cresce la dimensione dell'impresa. Il testimone passa alla generazione successiva e, sotto la guida del nonno del relatore, Giuseppe Comerio, conosciuto come «il Sciuir Pino», l'azienda si espande fino a raggiungere circa mille dipendenti.

Il settore tessile rimane centrale fino agli anni Sessanta e l'ultima esperienza in questo ambito riguarda le macchine da ricamo, cedute nel 1985 a un'azienda svizzera.

Da quel momento la specializzazione nella gomma e nelle materie plastiche diventa sempre più importante, mentre il patrimonio di competenze maturato nel tessile viene riconvertito con successo in altri ambiti produttivi.

«Sarti industriali»: macchine costruite su misura

Per descrivere la filosofia aziendale, Riccardo Comerio utilizza un'espressione efficace: «Siamo sarti industriali».

Il principio è semplice: «Dimmi cosa vuoi e io te lo faccio». Non una produzione standardizzata, dunque, ma macchinari progettati e realizzati su ordinazione, secondo le esigenze specifiche dei clienti.

È questa capacità di personalizzazione a consentire all'impresa di affrontare mercati sempre più complessi e di adattarsi ai cambiamenti della domanda.

Anche durante la pandemia da Covid-19 l'azienda ha saputo rispondere alle nuove necessità, lavorando alla costruzione di macchine per produrre mascherine e camici. Ha inoltre sviluppato tecnologie per la produzione di articoli destinati all'igiene personale e ha ampliato le proprie competenze attraverso l'acquisizione di un'azienda specializzata nella tecnologia della compressione.

Una continua evoluzione che non significa abbandonare il passato, ma valorizzare le competenze accumulate in quasi un secolo e mezzo di attività.

Un'impresa internazionale con radici italiane

Oggi la Ercole Comerio conta circa 250 collaboratori e mantiene una produzione prevalentemente italiana, pur operando su scala internazionale. L'esportazione rappresenta una componente fondamentale del suo modello di business.

«Viviamo perché esportiamo nel mondo», ha spiegato Comerio, sottolineando le difficoltà di lavorare con clienti distribuiti in diversi continenti, spesso caratterizzati da esigenze, tempi e ritmi differenti.

In un mercato globale sempre più competitivo, la capacità di accompagnare il cliente, comprendere le sue necessità e sviluppare soluzioni specifiche rimane un elemento decisivo.

L'innovazione passa anche attraverso due laboratori sperimentali, nei quali vengono studiate e messe a punto nuove tecnologie. Tra le collaborazioni citate durante l'incontro figura anche quella con il gruppo Tesla, legata allo sviluppo di soluzioni tecnologiche per il settore industriale.

L'azienda è oggi detenuta da una holding, ma conserva la propria identità di impresa familiare, fondata sulla continuità delle competenze e sulla capacità di trasformarsi.

La memoria, un patrimonio da custodire

Nel racconto di Riccardo Comerio non sono mancati i passaggi più dolorosi della storia aziendale e cittadina. Il 1944 è ricordato per la deportazione di alcuni operai nei campi di sterminio, una pagina tragica legata agli avvenimenti del 10 gennaio di quell'anno.

La memoria di quei fatti è parte integrante dell'identità dell'impresa e del rapporto con la comunità. A questa attenzione si collega anche la nascita dell'Associazione culturale Ercole-Comerio, costituita nel 1985 dopo la morte del padre del relatore, Rinaldo Comerio, con l'obiettivo di custodire e valorizzare il patrimonio storico e culturale legato alla famiglia e all'azienda.

Una vicenda che dimostra come la storia industriale non sia fatta soltanto di produzione, fatturati e innovazioni, ma anche di persone, legami sociali e responsabilità verso il territorio.

Lo sguardo rivolto al futuro

Dopo aver ripercorso le tappe di una storia iniziata nel 1885, Riccardo Comerio ha guardato alle sfide che attendono l'azienda. Tra queste c'è anche l'intelligenza artificiale, destinata a incidere sempre più profondamente sui processi industriali e sulla progettazione.

La tecnologia, tuttavia, deve essere adottata con criteri precisi e in funzione degli standard e delle esigenze dell'impresa. Non un'innovazione da inseguire a ogni costo, ma uno strumento da utilizzare in modo consapevole.

È forse questa la lezione più significativa emersa dall'incontro alla Famiglia Bustocca: la capacità di cambiare senza perdere la propria identità. Dalle matite e dai fogli gialli di Ercole Comerio ai laboratori sperimentali e alle nuove tecnologie, il filo conduttore resta lo stesso: osservare il mondo, interpretarne i bisogni e trovare soluzioni concrete.

Una storia che appartiene alla famiglia Comerio, ma anche a Busto Arsizio, città cresciuta attorno alle sue fabbriche e alla capacità di generazioni di imprenditori e lavoratori di trasformare le intuizioni in futuro.

Laura Vignati

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