L'affermazione di Giusepèn, non fa una grinza: "ul fregiu e'l coldu i u mangian non i roti". E così, va bene. Il caldo tropicale, da noi, si dice che si era mai notato. Si, ma da quando si sono misurate le temperature? Eppure, l'atmosfera ha dovuto subire le angherie del progresso. Quindi, dai Poli, alle Savane, ai Deserti, all'Atmosfera, si deve tener conto di cosa abbiamo adesso.
"Candu 'ndeàm in pentera" (quando camminavamo a piedi nudi), "ma l'ea'l tempu?" (com'era il tempo?) - non esisteva l'aria-condizionata e nemmeno esistevano semplici ventilatori. Eppure, l'aria torrida ci faceva gocciolare a più non posso; comprese le messi doppie, raccolte nei campi dai contadini. C'erano le piazze deserte, gli Oratori a proteggerci dentro le devozioni, i campi di gioco, a raccogliere i nostri sudori. L'aria "fritta" che spalmava il calore dentro una corsa pazza, fra giochi solidali dentro i sorrisi. Altre età, si dice. Certo, "altre età" coi soliti lamenti. Una caraffa "d'aqua elimòn" (acqua e limone) la "scuedèa àa sedi" (soddisfaceva la sete), la ammorbidiva, produceva gocce di luce, dentro la spensieratezza dell'età. "Caighidogn l'andea al Tisen" (qualcuno andava al Ticino) "na spasegioia in bicicletta" (una passeggiata in bicicletta) - "s'a sudèa tri oelti" (si sudava tre volte) - "na oelta a pedalò in sveltu" (una volta a pedalare velocemente) - "na oelta a curi dontar u aqua, dua s'à tuchea" (una volta a correre dentro l'acqua, dove si toccava) - e "na oelta a curi a cò, candu ga calèa'l su" (una volta a correre a casa, quando cominciava a calare il sole).
Davvero, "roba da deficienti cronici" a dirlo a mamma, non si poteva. Avrebbe proibito quella "scampagnata fasulla" che contemplava fatica sotto rischio di "insolazione" per andare da qui al Ticino, in bicicletta. E qui, per giunta, stremati dal pedalare forsennato, buttarsi in acqua per ristorarsi nel fresco. Per fortuna (forse è qui, il raziocinio), nessuno sapeva nuotare e quel "il coraggio ce l'ho, ma è la fifa che mi frega", ci faceva … raziocinanti. Un pallone ci univa a farlo saltare fra le braccia al vento, senza mai fargli toccare …. acqua e schiamazzi giulivi, a farci sentire adulti, spensierati, coraggiosi e timorosi, allo stesso tempo!
Il caldo quasi non lo si avvertiva, ma …. lo avvertiva mamma quando al ritorno, notava i segni di una quasi abbronzatura, la pelle ben lavata, senza "crocu" (sporcizia) addosso e con la fatica che ci induceva al riposo anzitempo, dopo una frugale cena che copriva la nostra bugia.
Chissà come e chissà perché, nei giorni a venire, ogni mamma "faceva luce" sulla realtà degli eventi. "s'indèi al Tisen?" (siete andati al Ticino?) e solo coi cenni, ma senza parole, ciascuno ammetteva la propria colpa, con un alibi che non si poteva screditare: "a pudeu non lassai'n do da par lui" (non potevo lasciarsi andare da soli) - come a dire …… "tuci'ndean al Tisen e men a dueu'n do, insema " (tutti andavano al Ticino ed io, dovevo andare con loro) - dentro un'ammissione di colpa, c'era la solidarietà verso il gruppo, quasi a formalizzare un patto d'onore che si era cristallizzato fra noi.
Assodato che la bischerata non aveva prodotto effetti negativi, l'accondiscendenza di tutte le mamme era "staoelta l'e'n dei inscì, ma guoi a ti ste le fe'na oelta, anmò" (stavolta è andata così, ma guai a te se combini un'altra così, ancora). - il silenzio di mamme e ragazzi, sanciva un "pari e patta" tra …. paura, ripensamenti, goliardie e …. impresa - il Ticinopoteva lasciare scorrere le sue acque pulite, senza "sacrifici" di sorta. Nessuno faceva il bullo e nessuno si cimentava col nuoto, senza una precisa programmazione.
E "lui, cunt'ul so coldu" (luglio, col suo caldo), accompagnava la vacanza da scuola, dell'estate, senza altre alternative! - Giusepèn, medita allegro: "tuscossi l'e bon, candu tuscossi l'e 'ndei pulidu" (tutto è buono, quando tutto è andato bene) - ora, Luglio, quello d'oggi, fa capire quant'è grande la nostalgia!














