(Adnkronos) -
Occorre "avanzare il prima possibile con soluzioni basate in Paesi terzi" in ambito migratorio, come i centri di rimpatrio extra Ue. Questo il messaggio veicolato dall'Italia e altri 18 Paesi europei ai leader delle istituzioni Ue e agli altri capi di Stato e di governo in una lettera, pubblicata al termine della consueta riunione sulla migrazione promossa da Roma e Copenaghen a margine dei lavori del Consiglio europeo, che cita esplicitamente la cooperazione Italia-Albania come esempio.
"Deve sempre essere una decisione democratica chi può entrare e restare nei nostri Paesi. È fondamentale che continuiamo a sfidare lo status quo, in cui i trafficanti di esseri umani fanno fortuna e la migrazione viene strumentalizzata", scrivono i leader firmatari, ricordando i progressi compiuti negli ultimi anni e i recenti sviluppi "sugli ultimi elementi chiave della nuova legislazione", tra cui l'ok del Parlamento europeo al nuovo Regolamento rimpatri, che istituzionalizza la soluzione dei centri di rimpatrio in Paesi terzi a livello Ue.
"La maggioranza degli Stati membri ha preso parte al lavoro su soluzioni nuove e innovative che possono contribuire a ridurre i flussi migratori irregolari verso l'Europa e aumentare il tasso di rimpatri. Insieme, abbiamo ridefinito il dibattito europeo sulla migrazione e raggiunto un ampio consenso sulla necessità di una politica migratoria europea che sia al tempo stesso ferma ed equa", proseguono i firmatari, prima di sottolineare l'importanza di "mostrare risultati concreti che facciano una reale differenza per i nostri cittadini e avanzare il prima possibile con soluzioni basate in Paesi terzi". "Dobbiamo sfruttare appieno le nuove possibilità ed essere pronti ad affrontare efficacemente eventuali ostacoli residui per rendere le nuove soluzioni una realtà", continuano i diciannove capi di Stato e di governo Ue, i quali ritengono che questo sia "il modo più efficace per smantellare i modelli di business dei trafficanti di migranti, eliminare gli incentivi alla migrazione irregolare verso l'Europa e garantire che coloro che non hanno il diritto legale di restare in Europa vengano rimpatriati". Alcune iniziative "sono già operative, come la cooperazione Italia-Albania", mentre altri Paesi "stanno lavorando per attuare le nuove possibilità, inclusi gli hub in Paesi terzi".
Nella lettera, i diciannove leader europei si impegnano a "guidare personalmente il percorso per assicurarci che le nostre visioni prendano vita" e incoraggiano gli Stati membri disponibili a "perseguire tali soluzioni e ad avviare contatti con potenziali partner. Incoraggiamo inoltre la Commissione a continuare a sostenere gli Stati membri in questi sforzi, anche con risorse finanziarie, e invitiamo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e altre organizzazioni internazionali competenti a partecipare attivamente al processo. È giunto il momento di agire e di ottenere risultati concreti", concludono. Oltre alle leader di Italia e Danimarca, Giorgia Meloni e Mette Frederiksen, hanno firmato la lettera anche i capi di Stato e di governo di Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Ungheria.
La premier, insieme ai primi ministri danese Mette Frederiksen e olandese Rob Jetten, ha ospitato una nuova riunione informale tra alcuni degli Stati membri maggiormente interessati al tema delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio a margine del Consiglio europeo. Insieme a Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Commissione europea, si legge in una nota di palazzo Chigi, hanno preso parte all’incontro Austria, Belgio, Bulgaria, Germania, Grecia, Polonia, Malta, Repubblica Ceca, Slovenia, Svezia e Ungheria. La presidente Ursula von der Leyen "ha illustrato i principali filoni di lavoro della Commissione in ambito migratorio, soffermandosi in particolare sulle possibili conseguenze migratorie derivanti dall’evoluzione della crisi in Medio Oriente e sulle iniziative necessarie per garantire una risposta europea efficace e tempestiva".
Nel corso della riunione, continua la nota, "è stato espresso apprezzamento per i risultati conseguiti negli ultimi mesi, tra cui l’istituzione della lista europea dei Paesi sicuri di origine, l’introduzione del nuovo concetto di Paese terzo sicuro, l’adozione della Dichiarazione di Chisinau sulla migrazione, l’accordo politico sul nuovo Regolamento rimpatri e, più recentemente, l’inserimento di un riferimento al sostegno finanziario dell’Unione per le soluzioni innovative in materia migratoria nell’ambito dei negoziati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale". Meloni "ha sottolineato la necessità di passare rapidamente dalla definizione delle nuove regole alla loro concreta attuazione, a partire dal Regolamento Rimpatri. Richiamando la lettera congiunta inviata oggi insieme al primo ministro Frederiksen ed altri 17 capi di Stato e di governo Ue, il presidente del Consiglio ha evidenziato l’importanza di avviare rapidamente progetti pilota concreti e replicabili. A tale riguardo, la discussione tra i Leader ha fatto emergere l’interesse a valutare anche ipotesi di centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi".
Meloni ha avuto inoltre un confronto verbale, ieri durante il Consiglio europeo, con il collega spagnolo Pedro Sanchez proprio in materia di migrazionisecondo quanto riporta Il Mattinale Europeo. Secondo la ricostruzione, la premier danese - che è socialdemocratica ma è una 'dura' in materia di migrazioni - avrebbe lodato il regolamento rimpatri da poco approvato dal Parlamento europeo, cosa che avrebbe provocato l'intervento di Sanchez, anche lui socialista, che avrebbe criticato il medesimo provvedimento, ritendendolo inefficace.
A quel punto Meloni avrebbe preso la parola, criticando la decisione della Spagna di regolarizzare centinaia di migliaia di migranti irregolari, sostenendo che il provvedimento avrebbe un impatto anche sui Paesi vicini alla Spagna. Il collega belga Bart De Wever, un altro conservatore, avrebbe preso la parola a sua volta, sottolineando di essere dalla parte della collega danese.
Un alto funzionario Ue conferma all'Adnkronos che "c'è stata effettivamente una discussione" tra Meloni e Sanchez, aggiungendo però di non poter entrare nei dettagli delle conversazioni avvenute nel Consiglio Europeo. Un secondo alto funzionario osserva che la cosa è stata "un po' più sfumata". Una terza fonte Ue non smentisce e non conferma: "No comment...". Una quarta fonte Ue conferma che la ricostruzione "è corretta", tuttavia il ruolo 'guida' nello scambio lo avrebbe avuto Fredriksen, con Meloni e De Wever a sostegno. Meloni e Sanchez hanno avuto un bilaterale prima del summit, confermando la linea comune in materia di Mff 2028-34, ma in materia di migrazioni ci sono differenze di linea politica tra i due leader che sono note e che nessuno dei due ha mai nascosto.
Secondo una quinta fonte Ue, la protagonista principale dello scambio sarebbe stata la premier danese: "Ha detto - riferisce - che voleva un dibattito sulle migrazioni a livello di leader, che non si tiene da molto tempo". A quel punto, il premier spagnolo ha ribattuto che non era il caso, e questo ha innescato il dibattito: a sostenere la premier danese non sono stati solo Meloni e De Wever, ma anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier ungherese Peter Magyar. A troncare il dibattito è stato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha rimandato la discussione ad un successivo summit Ue.












