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Valle Olona | 18 giugno 2026, 19:56

L’ultimo abbraccio del Gerbone a don Paolo Giavini, il parroco che costruì la comunità

Ai funerali dello storico sacerdote bustocco, scomparso a 96 anni, la grande commozione dei fedeli, i ricordi affettuosi dei confratelli e la presenza delle autorità civili e religiose. A celebrarli l'arcivescovo ausiliare Luca Raimondi, insieme al parroco di Olgiate don Giulio Bernardoni e a don Gianni Giudici, parroco di Castellanza e decano della Valle Olona

Non era solo il parroco: per il Gerbone, il bustocco don Paolo Giavini era il fondatore, il primo parroco, la memoria storica di una comunità che lui stesso aveva fatto nascere e crescere dal nulla. E oggi, giovedì 18 giugno, quella stessa comunità si è riunita nella chiesa di San Giovanni Bosco per tributargli l’ultimo, commosso saluto. Scomparso martedì all’età di 96 anni, dopo 71 di sacerdozio, la sua figura è stata ricordata in una cerimonia solenne che ha saputo unire il rigore della liturgia al calore degli aneddoti personali, disegnando il ritratto di un pastore esigente ma dal cuore profondamente legato alla sua gente.

La cerimonia ha visto una massiccia partecipazione delle istituzioni civili e del clero locale. Tra i banchi della chiesa erano presenti, in rappresentanza dell'amministrazione comunale di Olgiate Olona, il sindaco Giovanni Montano, il vicesindaco Leonardo Richiusa, il capogruppo di maggioranza Nicola Puddu e il comandante della Polizia locale Alfonso Castellone. Sull'altare, la santa messa è stata concelebrata da don Giulio Bernardoni, parroco di Olgiate e responsabile della Comunità Pastorale San Gregorio Magno, e da don Gianni Giudici, parroco di Castellanza e decano della Valle Olona. Accanto a loro hanno partecipato alla liturgia il coadiutore don Edoardo Mauri, don Sergio Perego, ex parroco di Olgiate oggi attivo a Busto Arsizio, don Giovanni Calastri, coadiutore olgiatese fino al 2024 e storicamente vicino a don Paolo durante gli anni trascorsi al Gerbone, e don Patrizio Lo Cicero, vicario della comunità pastorale olgiatese.

A presiedere la solenne liturgia è stato monsignor Luca Raimondi, vescovo ausiliare di Milano, che ha aperto la celebrazione dando lettura di una lettera inviata dall'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. Nel suo messaggio, Delpini ha voluto esprimere profonda riconoscenza per l'opera di don Paolo, ricordando le tappe del suo lungo ministero, iniziato a Santa Maria delle Grazie, proseguito ai Santi Nazaro e Celso a Quarto Cagnino, a Milano, e giunto poi alla svolta del 1968, quando don Paolo ha legato indissolubilmente il suo nome alla parrocchia di San Giovanni Bosco al Gerbone. L'arcivescovo ha elogiato la capacità del sacerdote di edificare non solo strutture fisiche, ma anche relazioni umane solide, grazie a un carattere forte e a una profonda sensibilità spirituale e artistica, accennando anche al successivo trasferimento alla Fondazione Raimondi di Prospiano, vissuto con fatica ma consolato dalle frequenti visite dei suoi parrocchiani.

Durante l'omelia, monsignor Raimondi ha tracciato un ritratto vivo e a tratti anche sorridente di don Paolo, ricordando la loro conoscenza nata nel 1992, anno della sua ordinazione sacerdotale. All'epoca, il decanato di Busto Arsizio era unito a quello della Valle Olona, e don Paolo era già una figura di riferimento. Con affetto, il vescovo ausiliare si è rivolto idealmente al defunto, ipotizzando un dialogo con don Piero Roveda, venuto a mancare solo qualche giorno prima di don Paolo. Raimondi ha poi riflettuto sul senso profondo del sacerdozio vissuto da don Paolo, sottolineando che «un prete è un lavapiedi, non un leccapiedi dei potenti. Decide in libertà di mettersi al servizio di una comunità».

Particolarmente toccante è stato l'intervento di don Giulio Bernardoni, che ha ripercorso la quotidianità di don Paolo al Gerbone, evidenziando il suo amore per la sua creatura, la scuola dell'infanzia, dove amava passare il tempo, pranzare con i bambini e godere della loro presenza. Don Giulio ha ricordato l'oratorio, il centro familiare e il gruppo anziani come frutti della dedizione di don Paolo. Citando una riflessione di papa Francesco su Benedetto XVI, il parroco ha spiegato che avere don Paolo vicino in questi anni è stato «come avere il nonno vicino», un punto di riferimento discreto e saggio, dal suo arrivo a Olgiate nel 2018.

Don Giulio ha inoltre svelato un aneddoto legato al calice utilizzato per la celebrazione odierna: si tratta del calice che i genitori regalarono a don Paolo in occasione della sua prima messa, sul quale è incisa una preghiera di affidamento a Maria. Don Paolo aveva insistito tenacemente per portarlo con sé nella stanza dell'rsa a Prospiano e, sebbene don Giulio temesse che potesse andare smarrito in quel contesto, lo ha custodito fino a oggi per riportarlo sull'altare, affinché la presenza spirituale dello storico parroco fosse tangibile. Con affettuosa sincerità, don Giulio ha raccontato i piccoli e amichevoli "contrasti" che hanno animato il loro rapporto negli anni, come la decisione di smantellare il vecchio organo parrocchiale, ormai troppo oneroso da riparare, o la chiusura del palazzetto sportivo a causa delle rigide normative di sicurezza vigenti. Decisioni che don Paolo faticava ad accettare, tanto da commentare ironicamente sulla stabilità della struttura: «Ci sono dei piloni grossi così, non cadrà mica».

Il ringraziamento e il saluto di tutta la comunità parrocchiale e scolastica sono stati affidati alle parole di Chiara Borghi, coordinatrice della scuola dell'infanzia San Giovanni Bosco del Gerbone e dell'asilo Santa Teresa del Buon Gesù. Rivolgendosi direttamente al feretro, la coordinatrice ha letto un messaggio carico di commozione: «Tanti anni fa, insieme a mamma Rosa, avete sognato e costruito la nostra scuola dal nulla. Tu ne sei diventato le radici profonde e i tanti bambini ne sono i frutti. Ci hai insegnato che educare significa voler bene con costanza, ogni giorno. Noi maestre e i bambini continueremo il tuo lavoro, facendo fiorire con amore quello che tu hai piantato con fede».

Al termine della celebrazione, i familiari hanno donato alla parrocchia, quale memoria perenne della sua presenza, il calice della Prima Messa celebrata da don Paolo, celebrata il 27 giugno 1955. Sarà custodito nella chiesa di San Giovanni Bosco come preziosa testimonianza del suo ministero. L’uscita del feretro è stata accompagnata dai canti della corale sulle note di Benedicat tibi Dominus et custodiat te («Il Signore ti benedica e ti custodisca»), parole tratte dalla benedizione biblica del Libro dei Numeri (Nm 6,24).
Don Paolo riposa ora nel cimitero di Busto Arsizio. La sua testimonianza di fede, il suo amore per la comunità e il bene seminato in tanti anni di ministero continueranno a vivere nel cuore di quanti lo hanno conosciuto.

Giovanni Ferrario

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