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Sociale | 07 giugno 2026, 15:55

Portare la demenza fuori casa si può. Insieme alle realtà locali e anche con una rivista

È un’associazione ancora giovane, ma “A Casa di Bartolo” è già riuscita a farsi conoscere e apprezzare nel territorio, grazie anche alla risposta positiva ricevuta durante le feste nei quartieri di Busto, dove è stata presentata la rivista tattile “Un sorso di cura”

Portare la demenza fuori casa si può. Insieme alle realtà locali e anche con una rivista

È un’associazione ancora giovane, ma già capace di farsi conoscere e apprezzare nel territorio. Grazie anche alla risposta positiva ricevuta durante le feste nei quartieri di Busto Arsizio, dalla Veroncora a San Giuseppe fino – più di recente – a Madonna Regina, “A Casa di Bartolo” è riuscita a raggiungere un numero crescente di persone, condividendo suggerimenti e strumenti pratici dedicati alle persone con demenza e alle loro famiglie e caregiver.
Uno di questi strumenti è “Un sorso di cura”, rivista tattile nata per aiutare le persone a sentirsi meno sole attraverso storie vere, memoria, relazioni e strumenti concreti di supporto. D’altra parte, l’obiettivo dell’associazione presieduta da Stefania Verderame è portare la demenza fuori casa, vincendo isolamento e timori e collaborando con le realtà locali.

L’associazione

“A Casa di Bartolo” nasce nel 2024 con l’intento di offrire supporto alle persone affette da demenza e ai loro caregiver, creando una rete territoriale. «Lo facciamo sia attraverso l'assistenza diretta in ambito domiciliare – spiega la presidente Verderame, operatrice socio-sanitaria – sia portando la demenza fuori casa, che è il nostro obiettivo principale».
Scopo dell’associazione è quello di cercare di «non tenere la demenza solo nei luoghi sanitari, tra i professionisti, ma nei quartieri, negli spazi frequentati ogni giorno dalla gente, e riusciamo a farlo perché ascoltiamo le storie, incontriamo le persone, partecipiamo alle feste di paese. Siamo stati alla festa di San Giuseppe, alla Verona e a Madonna Regina».

L’associazione, spiega la referente, prova a fare questo: «Incontrare le persone e dare supporto nei luoghi semplici. Spesso la demenza chiude le persone, per una questione di vergogna, di paura, di solitudine, perché si pensa di essere un caso isolato. Noi stiamo cercando di portarla, appunto attraverso la relazione e il supporto, anche nella vita quotidiana dei quartieri, perché c'è un mondo fuori nelle strade».

Verderame si occupa direttamente anche di assistenza domiciliare, insieme a quattro o cinque collaboratrici. C’è poi una rete composta da alcune realtà locali. «Siamo ancora piccolini, però l'intento è quello di crescere sempre di più perché c'è molto bisogno. Attualmente seguiamo tre famiglie, le richieste sono tante e infatti siamo in contatto anche con gli assistenti sociali per capire come gestire tutto in maniera pratica».

La rete

“A Casa di Bartolo” ha avviato delle collaborazioni con alcune realtà locali che offrono servizi concreti per alleggerire il carico dell'assistenza domiciliare. «La prima – racconta Stefania Verderame – è nata con il panificio Frangipane: Francesco e Francesca hanno proposto di realizzare “I biscotti di Bartolo”, a forma di casa, il simbolo dell'associazione. Cambiano gusto a ogni stagione, un po' come la demenza, col passare del tempo, cambia la persona. Però poi il fatto di ritrovare gli stessi sapori e profumi riporta alle emozioni legate alla memoria del passato. Dietro il biscotto c’è concetto di fermarsi, prendersi cura di sé, condividere momenti di gioia attraverso un tempo semplice».

C’è poi la collaborazione con la lavanderia ValeStira Express, che si prende cura della bianchetta delle persone fragili. «Abbiamo chiesto di poterci occupare di ritiro e consegna, aiutando così le famiglie ad alleggerire questa parte. Una cosa semplice, ma per una persona affetta da demenza anche gestire il bucato può diventare complicato. Avere la biancheria pulita e la casa curata è qualcosa di importante, proprio per la dignità e il benessere della persona».

E ancora, il laboratorio Black Milk, che si occupa della parte creativa: «Con loro abbiamo realizzato il gioco Memory, con l’obiettivo di sviluppare il linguaggio, il racconto e la memoria, ovviamente».

La rivista

Un lavoro importante che l’associazione ha voluto raccontare in una rivista, “Un sorso di cura”. «Al suo interno – spiega Verderame – abbiamo raccontato la storia di Emanuela, figlia della mamma di Esa, affetta da demenza, di cui ci siamo presi cura in passato. Si parla proprio dei “Biscotti di Bartolo” e del progetto “Memory”, nonché delle collaborazioni attive le realtà locali che aiutano ad alleggerire il carico dell’assistenza domiciliare».

È un modo per comunicare: «Abbiamo scelto la rivista perché è lo strumento che ha la capacità di farti rallentare, va sfogliato, va letto. Abbiamo l’obiettivo di creare più copie, gratuite, e di lasciarle nei punti di riferimento, come farmacie, studi medici, ma anche panifici, bar, proprio come simbolo, per dire che noi siamo lì, in quei luoghi che frequenti o che vorresti tornare a frequentare.  La proposta che abbiamo fatto ai Servizi sociali del Comune è quella di poter realizzare più numeri gratuiti da lasciare nei in questi punti di riferimento del territorio».

R.C.

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