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Economia | 20 aprile 2026, 07:00

Il pubblico italiano e le serie tv

Il pubblico italiano e le serie tv

Per capire quando le serie tv hanno smesso di essere un semplice ramo dell’intrattenimento televisivo e sono diventate, per molti italiani, la forma narrativa dominante, bisogna guardare a un cambiamento molto concreto: la visione non dipende più dall’orario fisso del palinsesto. La tv resta centrale, certo. Il 20° Rapporto sulla comunicazione del Censis dice che nel 2024 è stata guardata dal 94,1% degli italiani. Però la stessa fotografia mostra un sistema ormai attraversato da internet, smartphone e schermi connessi, cioè dagli strumenti che hanno reso la serialità molto più adatta alla vita quotidiana contemporanea di quanto non lo sia, spesso, il film singolo.

Il lessico che gira online lo fa capire bene. In rete convivono senza imbarazzo nomi di piattaforme, titoli, meme, trailer, e perfino ricerche che arrivano da mondi lontani, come Italian Betlabel, dentro la stessa abitudine di navigazione serale. La serie, in questo ambiente, ha un vantaggio preciso: non chiede sempre due ore compatte e un’attenzione tutta in una volta. Chiede quaranta minuti, talvolta meno, e promette continuità. È il formato ideale per una società che consuma contenuti tra il divano, il telefono e la smart tv. A dicembre 2024 oltre 15,5 milioni di spettatori italiani hanno fruito di contenuti sulle principali piattaforme streaming, in crescita rispetto all’anno precedente.

Quando le serie hanno superato i film

Il sorpasso non è avvenuto in una notte, e non è stato soltanto una questione di gusto. Le serie hanno guadagnato terreno quando le piattaforme hanno cominciato a offrire cataloghi sterminati, accesso immediato e un principio di fidelizzazione molto semplice: finito un episodio, il successivo è già lì. Il film, al confronto, resta un’esperienza più chiusa, più solenne, talvolta più impegnativa. La serie invece si adatta meglio ai ritmi frammentati della giornata e alla logica della continuità. L’Autorità garante della concorrenza ricorda che le principali piattaforme presenti in Italia offrono cataloghi di migliaia di film e serie, e proprio questa abbondanza ha reso il consumo seriale una pratica ordinaria, non più da nicchia.

Chi le guarda, e su quali schermi

L’idea che le serie siano un’abitudine soltanto giovanile oggi regge poco. I dati Censis mostrano che internet e smartphone hanno una diffusione larghissima nella popolazione italiana, rispettivamente al 90,1% e all’89,3% nel 2024. Questo non significa che tutti guardino le stesse cose, ma spiega perché la visione seriale abbia superato da tempo il recinto generazionale più stretto. I giovani restano i più fluidi nel passaggio tra piattaforme, social e clip, ma il pubblico delle serie è ormai trasversale.

Anche il dove conta. La smart tv ha restituito alle serie una dimensione domestica forte, quasi da soggiorno condiviso, mentre tablet e smartphone hanno reso possibile una fruizione più individuale, spesso serale, a letto o in viaggio. Il sistema televisivo italiano, secondo i dati recenti sull’ascolto totale, continua a tenere proprio perché lineare e connesso si sovrappongono invece di escludersi. In altre parole, la serie si guarda ovunque, ma continua spesso a essere consumata dentro il rituale della casa.

Quali serie scelgono gli italiani

Non esiste un solo pubblico italiano delle serie. Esistono pubblici diversi. C’è chi segue il prodotto nazionale forte, spesso legato a piattaforme generaliste o a titoli ad alta riconoscibilità. C’è chi cerca il grande racconto internazionale, dal thriller alla saga storica. C’è chi abita le serie come conversazione sociale, scegliendo ciò che tutti stanno commentando. Nel 2025, per esempio, le classifiche di visione streaming dei prodotti italiani mostrano il peso fortissimo di titoli ad alto impatto narrativo e mediatico, segno che il pubblico non cerca soltanto evasione, ma anche eventi culturali condivisi.

Le piattaforme, del resto, competono proprio su questo terreno. I dati di mercato più recenti indicano in Italia una gara molto serrata tra grandi operatori dello streaming, con spostamenti di quota che mostrano un pubblico meno fedele di un tempo e più disponibile a muoversi in base ai cataloghi. La serie, in questo contesto, funziona come calamita principale dell’abbonamento.








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