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Altri sport | 29 marzo 2026, 22:46

VIDEO. Bastoni, guanti, caschi sulla pista e quelle ragazze pietrificate dal dolore in attesa di Emma: «Ti vogliamo bene, resta con noi»

Un minuto di silenzio interminabile, lungo come una vita, è stato riempito dal gesto semplice e struggente con cui oggi le compagne dell'Hockey Club Milano e le avversarie delle Scomed Bomporto hanno provato a raggiungere per un'ultima volta Emma Radaelli, portata via all'improvviso a 18 anni da un male incurabile

Le compagne del Milano e le Scomed Bomporto immobili in pista, dopo aver lasciato i bastoni, i guanti e i caschi davanti a loro in memoria di Emma

Le compagne del Milano e le Scomed Bomporto immobili in pista, dopo aver lasciato i bastoni, i guanti e i caschi davanti a loro in memoria di Emma

Era una ragazza come loro, che aveva un sogno nel cassetto. Poi, da un giorno all'altro, non l'hanno più vista entrare né in spogliatoio né in pista. Dov'è Emma? Quando torna? 

Emma Radaelli, 18 anni, due stagioni nei Mastini Varese, da un momento all'altro, non c'è stata più. È stata portata via dalla vita dalla cosa più feroce e imbattibile che le potesse accadere: è entrata in ospedale, all'improvviso, per poter essere curata ma non c'è stato nemmeno il tempo per farlo. Ieri c'era, oggi non c'è più.

E, così, quello che è accaduto oggi prima della partita della serie A femminile di hockey inline tra le sue compagne del Milano e le Scomed Bomporto, è qualcosa che non dimenticheremo mai.

Le due squadre schierate una di fronte all'altra si sono fermate, hanno posato delicatamente i bastoni sulla pista (sapete, i bastoni, per chi pratica l'hockey, sono come un braccio, il prolungamento del tuo corpo, una parte di te), poi si sono sfilate i guanti e si sono slacciate i caschi, appoggiandoli davanti a loro, prima di stringersi, mani sulle spalle della compagna più vicina o dietro la schiena e, lì, sono morte un po' anche loro, per raggiungere Emma.

In un silenzio interminabile, lungo come una vita, immobili sui pattini, le ragazze del Milano e le Scomed hanno aspettato Emma per un'ultima volta, anche se lei non sarebbe più arrivata.

Hanno riempito questo vuoto incolmabile di tutto ciò che avevano in quel momento. Hanno smesso di respirare. Hanno dato un senso a ciò che non lo ha riponendo la stessa passione e il cuore di Emma (i bastoni, i guanti, i caschi) davanti a loro e a lei, in mezzo alla pista, come per poterla raggiungere con ciò che aveva di più caro e spensierato nella vita. 

Hanno atteso, pietrificate, in un silenzio irreale e senza fine, di poter riavvolgere il tempo e di poter tornare a qualche giorno fa. Forse ci sono riuscite, forse l'hanno davvero riabbracciata. Forse le hanno detto un'ultima volta, prima che un maledetto e bastardo soffio di vento maligno s'insinuasse nel suo corpo e la portasse via: «Ti vogliamo bene, resta con noi».

 

Andrea Confalonieri

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