«Marisa si è iscritta agli Open, cioè alle competizioni che avvengono con prove davanti a giudici abilitati nei box delle varie società, gare che via via possono portare anche a contesti importanti. Ed è andata bene, nel primo workout si è classificata al quarto posto nella sua categoria. Consideriamo che si allena da pochi mesi. Per noi, dai coach ad atleti 20enni, è un po’ un’ambasciatrice, la dimostrazione che il CrossFit può essere praticato a tante età diverse. Con soddisfazione».
Alessandro Pettinicchio, del Donkey CrossFit di Busto Arsizio, parla di Marisa Colombo, 57 anni, insegnante di educazione fisica all’Itc Zappa di Saronno, una passione scoperta di recente per, appunto, il CrossFit. «Marisa – aggiunge Alessandro – ha un approccio solare e insieme determinato, viene ad allenarsi la mattina presto, prima di andare a scuola. Praticanti ben più giovani non vedevano l’ora di sapere come fosse andata in gara. Mica è un caso».

Lei, Marisa, spiega la sua esperienza partendo da un tema fondamentale: la salute. «Sono diabetica. E al CrossFit sono arrivata, fra l’altro, su suggerimento della mia nutrizionista, la dottoressa Francesca Gadda. Ci ha messo un po’ a convincermi, lo ammetto. Pensavo che per me, oggi, andasse bene solo la pratica sportiva “soft”. In realtà non bastava. Una volta che ho iniziato, i risultati si sono visti. Non agonistici, non ho ambizioni di questo tipo. Parlo di glicemia migliorata, di buonumore, non dimentichiamo che lo sport scatena le endorfine, di un corpo che posso mettere al lavoro e, entro certi limiti, controllare. Esageriamo? Diciamo che il CrossFit fa bene al corpo e all’anima».
Detta e ripetuta la parola chiave, “corpo”, il discorso di Marisa si amplia: «Se ti dai da fare a livello muscolare il cervello ottiene un beneficio. Lo dicono gli studi ma, nel mio piccolo, anche l’esperienza: vengo dal nuoto, conosco bene la ginnastica artistica, ho fatto l’Isef, insegno… Ecco, proprio il contatto con gli studenti mi porta a qualche considerazione in più. C’è un discorso psicologico e valoriale nell’allenarsi, a parole lo riconoscono tutti. Ma va messo in pratica, non può essere solo teoria. Vedo che troppo spesso i ragazzi non hanno familiarità con la fatica. E questo porta a una tendenza pericolosa: gettare la spugna dopo il primo round, che si tratti di sport o altro».

Ancora: «Associata alla fatica c’è la pazienza. Al box ho trovato un ambiente in cui la si esercita, la filosofia è quella del miglioramento passo dopo passo, ascoltando ciò che ti dicono il tuo corpo e la tua volontà. I ragazzi che frequentano le palestre solo per ragioni estetiche, che vogliono mettere su massa muscolare per essere fighi, mi dicono che con grande facilità si sentono proporre, quasi subito, proteine sintetiche, così da ottenere risultati rapidi ed evidenti. Intendiamoci, non è doping. Ma da un punto di vista educativo il discorso lascia a desiderare. I tempi contano».
Tutto fantastico dunque? «Siamo realisti, non posso dire che i dolori non si sentano, fanno parte del gioco. E ancora ho una sorta di barriera psicologica rispetto ai salti. Ma ci sono anche tanti motivi di soddisfazione. Tornare a fare la verticale su tre appoggi, per esempio, è stato proprio bello».
Consigli? «Va da sé: praticare il CrossFit. O comunque un’attività sportiva con una certa intensità, seppure con la necessaria gradualità. Anche se si è un po’ in là con gli anni e tanto più considerando che l’aspettativa di vita è aumentata. L’allenamento è una medicina che lavora sui tempi lunghi. Il nemico non è l’età ma l’inattività».






















