Voleva essere un momento di confronto serio e costruttivo, ma il dibattito sul referendum della giustizia organizzato dall’Officina delle Idee 2.0 di Gigi Farioli, martedì sera a Villa Calcaterra, ha rapidamente perso il controllo.
Le domande dei rappresentanti dei movimenti giovanili, pensate per approfondire i quesiti referendari, si sono trasformate in digressioni politiche, definite dallo stesso Farioli come veri e propri «comizi». Anche il moderatore, ex sindaco di Busto, è stato criticato per presunta parzialità. Amareggiato, ha riconosciuto: «In parte abbiamo fallito, i giovani avrebbero dovuto aiutarci a essere più maturi, e non sempre ce l’hanno fatta».
L’impostazione prevedeva quattro esperti - due per il Sì, gli avvocati Tiberio Massironi e Samuele Genoni, e due per il No, il pm Massimo De Filippo e l’avvocato Fabio Ambrosetti - e sette giovani rappresentanti dei movimenti giovanili (Gioventù Nazionale, Lega Giovani, Forza Italia Giovani, Azione, Giovani Democratici, Movimento Cinque Stelle e Legambiente), con Farioli come moderatore e Giada Martucci (assessore a Solbiate Olona e vice coordinatore regionale di Forza Italia Giovani) a concludere il dibattito.
Le tensioni sono esplose quando Simone Pavesi dei Giovani Democratici ha parlato di esempi internazionali e definito la premier Giorgia Meloni «vassalla di Donald Trump», scatenando le proteste del pubblico. Farioli ha corretto alcune affermazioni di Pavesi sull’approvazione della riforma, sottolineando la maggioranza assoluta ottenuta in Parlamento, e ha subito critiche sulla sua imparzialità. La sua risposta: «Io non faccio l’avvocato, ma esigo perlomeno che si dica la verità».
Un altro momento “caldo” si è verificato con l’intervento di Francesco Pio Miceli del M5S, che ha parlato del caso Almasri e dell’indagine sul ministro Santanchè, provocando ulteriori proteste. Farioli ha commentato: «Questo vuol dire non essere persone leali e non rispettare la parola data».
Al termine del dibattito, all’ennesima contestazione, Farioli ha chiuso la serata: «Io sono stato qui, in pieno silenzio e con grande capacità di ospitalità. Non ho mai detto una bugia, non ho detto nulla che fosse contro anche chi non ha rispettato fino in fondo quanto avevamo convenuto. La politica che volevamo fare stasera era tesa ad informare i cittadini che volevano sapere cosa dice il testo e cosa si vota e non sul contesto, invece io ritengo che, purtroppo, in parte abbiamo fallito stasera, perché chi doveva semplicemente fare delle domande per far capire ha lavorato per fare dei comizi».
Eppure Farioli ha rivendicato il tentativo: «Non sto accusando nessuno, tanto è vero che è stata organizzata da noi (Officina delle Idee), abbiamo invitato tutti per nostra volontà e a Busto Arsizio sinora non c’è stata nessuna manifestazione che permettesse a tutte le forze politiche, qualunque idea avessero, di partecipare, e abbiamo rispettato la parola data. Fare politica è anche questo, cioè vuol dire innanzitutto attenersi all’obiettivo. I giovani avrebbero dovuto aiutarci a essere più maturi e non sempre ce l’hanno fatta».














