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Cultura | 23 febbraio 2026, 19:19

La cultura abbatte le mura del carcere di Busto: il "giallo" per la prima volta tra i detenuti

Teatro e narrazione all'interno della struttura carceraria cittadina. Gli scrittori Emanuela Signorini e Francesco de Palo presentano i loro romanzi ai detenuti. L'emozione del confronto: «Ci hanno chiesto aiuto per scrivere le loro storie»

La cultura abbatte le mura del carcere di Busto: il "giallo" per la prima volta tra i detenuti

«È stata un’esperienza pazzesca, emozionante, una di quelle cose che non ti aspetti». Con queste parole la scrittrice samaratese Emanuela Signorini descrive il pomeriggio di giovedì 19 febbraio, quando, insieme al collega cassanese Francesco de Palo, ha varcato i cancelli della casa circondariale di Busto Arsizio. Non è stata una semplice presentazione letteraria, ma un inedito esperimento sociale che ha portato il genere giallo proprio là dove il crimine non è finzione, ma realtà quotidiana.

L’iniziativa è stata fortemente voluta dall’Associazione culturale Futura di Cassano Magnago, realtà nata nel novembre 2022 e presieduta dall’avvocatessa Stefania Passiu. L’organizzazione, nota per l'impegno su temi come la violenza di genere e la solidarietà (recente l'evento al Teatro Nuovo di Gallarate per gli ospedali di Gaza), ha lavorato mesi per ottenere i permessi necessari.

L’evento è iniziato subito dopo l’orario delle visite, in un’atmosfera sospesa. «Abbiamo dovuto lasciare tutto, borse e cellulari, in guardiola. Siamo entrati solo con i nostri libri», racconta la scrittrice. Gli autori sono stati accolti da una trentina di detenuti.

Il pomeriggio si è aperto con la rappresentazione della commedia «Pericolosamente» di Eduardo De Filippo, interpretata dagli attori amatoriali Rocco Andrisani, Antonio Pepe e Rosalba Ginex. Poi, il momento del confronto. Signorini e de Palo hanno dato vita a una sorta di «auto-intervista» per presentare le proprie opere: de Palo ha parlato del suo «Vittima perfetta», mentre Signorini ha illustrato «Bottonuto di fragole e sangue», giallo storico che ricostruisce il cuore della Milano del 1926.

«Molti detenuti conoscono bene Milano e sono rimasti affascinati dal racconto del Bottonuto, quel quartiere attaccato al Duomo che non esiste più, cancellato dal primo piano regolatore», spiega l’autrice, che per anni è stata cronista di nera nel capoluogo lombardo. Proprio il suo passato professionale ha acceso la curiosità della platea: «Erano molto interessati a capire come costruisco le storie, dove vado a cercare le notizie. È stato un pubblico lontano dal concetto classico di lettore, ma in qualche maniera affine, molto attento».

Il momento più toccante della serata è arrivato quando uno dei detenuti ha preso la parola con una richiesta diretta: «Noi abbiamo tanto da poter scrivere o da raccontare, abbiamo voglia di farlo, ma abbiamo bisogno di una mano». Una frase che ha colpito profondamente i presenti. «In quel momento volevo piangere – ammette Signorini – è stata una sensazione molto forte. Gli si è come accesa una lampadina: la possibilità di usare il proprio pensiero, all'interno del carcere, per fare qualcosa che possa comunicare il proprio stato d'animo e la propria storia all'esterno».

Questa richiesta si intreccia con il "sogno" dell'Associazione Futura: creare una scuola di scrittura permanente all'interno del carcere per produrre libri scritti dai detenuti, i cui proventi verrebbero destinati ad attività sociali scelte da loro stessi. «Noi abbiamo lanciato un seme, l’abbiamo innaffiato con le nostre parole e i libri che abbiamo lasciato in dono alla biblioteca – conclude la scrittrice – ora vedremo come germoglierà». Al termine dell’incontro, molti detenuti si sono avvicinati per stringere la mano agli autori, visibilmente grati per quella finestra di cultura aperta sulla loro realtà. 

Giovanni Ferrario

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