Il Teatro Sociale Cajelli di Busto Arsizio, sabato 24 gennaio, si è presentato tutto esaurito per accogliere Kosmos – La Storia dell’Universo, dal Big Bang a Oggi, lo spettacolo di Luca Perri, astrofisico e divulgatore capace di trasformare una materia complessa in un racconto coinvolgente, rigoroso e profondamente umano. Alle 21 in punto, la sala è entrata in un viaggio che non è stato solo scientifico, ma anche culturale, filosofico ed emotivo. E vi è rimasta per oltre 120 minuti.
Lo spettacolo si apre con un video e con una citazione di Giacomo Leopardi, che subito orienta lo sguardo del pubblico verso una dimensione più ampia: «dacché la terra ebbe degli uomini, il cielo ebbe degli ammiratori». È da questa relazione antica tra l’essere umano e il cielo che prende forma il racconto. Le prime luci in movimento osservate dagli uomini, le Pleiadi, la stella Sirio e il suo legame con le inondazioni del Nilo nell’antico Egitto diventano esempi di come le civiltà abbiano cercato nel cielo un ordine, un senso, una misura del tempo e della vita. Gli antichi leggevano nel kosmos un’armonia, un meccanismo regolato, quasi l’opera di un grande orologiaio.
Da qui Luca Perri accompagna il pubblico alle origini dell’astronomia, attraversando luoghi e culture: Stonehenge, osservatorio primordiale di pietra, gli astronomi cinesi e i loro primi cataloghi stellari, fino ai grandi nomi della tradizione occidentale. Aristarco di Samo, che per primo immaginò un sistema eliocentrico, Tolomeo, che ne costruì uno geocentrico destinato a durare secoli, Copernico e Galileo, che cambiarono per sempre il nostro modo di guardare il cielo. Il racconto mostra come la scienza non proceda per illuminazioni isolate, ma per tentativi, errori, rivoluzioni e resistenze.
Con Keplero e Newton la narrazione entra nell’epoca in cui l’astronomia diventa sempre più matematica, ponendo le basi per una comprensione quantitativa dell’universo. Nell’Ottocento, grazie alla spettroscopia, lo studio delle stelle compie un salto decisivo: non solo posizioni e movimenti, ma composizione, temperatura, energia. È qui che l’astronomia si trasforma in astrofisica, disciplina che unisce osservazione e leggi fisiche. E proprio in questo passaggio emergono anche le difficoltà e le discriminazioni vissute dalle donne nel mondo scientifico, un tema affrontato con chiarezza e sensibilità, ricordando quanto talento sia stato a lungo ostacolato o invisibile.
Il Novecento segna una nuova svolta. Il pubblico viene condotto nel dibattito degli anni Venti sulla natura dell’universo, reso possibile dai grandi telescopi. Scopriamo che non occupiamo affatto una posizione privilegiata: siamo in un angolo qualunque di una galassia qualunque. Con Albert Einstein, la relatività cambia il concetto stesso di spazio e tempo, mentre l’effetto fotoelettrico, che gli vale il Premio Nobel, mostra come anche la luce obbedisca a leggi quantistiche. L’universo non è statico, ma dinamico, in espansione, e questa scoperta porta inevitabilmente a una domanda radicale: se si espande, deve aver avuto un inizio.
Qui Luca Perri affronta con rigore il tema del Big Bang, distinguendo la scienza dalle interpretazioni ideologiche o dal creazionismo mascherato da teoria scientifica. La fisica, spiega, può studiare solo ciò che avviene a partire da una frazione infinitesimale di secondo dopo l’inizio. Prima di quel momento possiamo solo ipotizzare. Si parla della temperatura dell’universo primordiale, dell’energia del e nel vuoto, della nascita stessa di spazio e tempo, chiarendo come la gravità non sia una forza, ma una curvatura dello spazio-tempo.
Il racconto si fa sempre più affascinante nei primi istanti dell’universo, descritti come un mare in tempesta, con fluttuazioni quantistiche, interazioni fondamentali che si separano, accumuli di materia che porteranno alla formazione delle strutture cosmiche. Tra immagini, parole e suggestioni musicali, emerge la nascita dei nuclei atomici, la formazione dei primi atomi di idrogeno, fino alle fornaci del cosmo, dove la fusione nucleare accende le stelle. Viene ricordata anche la scoperta del bosone di Higgs, la cosiddetta “particella di avvio”, fondamentale per spiegare l’origine della massa.
Nella parte finale dello spettacolo, Luca Perri passa in rassegna le stelle e le loro evoluzioni, per poi aprire lo sguardo sul futuro, illustrando le diverse ipotesi sulla fine dell’universo, tra cui la suggestiva e inquietante morte termica, in cui tutto si spegne lentamente in un equilibrio freddo e silenzioso.
Kosmos non è solo una lezione di astrofisica, ma un racconto che attraversa 13 miliardi e 800 milioni di anni, muovendosi avanti e indietro nel tempo come in un grande giallo cosmico, alla ricerca non di certezze assolute, ma di una consapevolezza nuova. Dal nostro punto di osservazione sperduto e tutt’altro che privilegiato, lo spettacolo riesce a far sentire il pubblico parte di una storia immensa, invitandolo a uscire dal teatro con occhi diversi rispetto a quelli con cui è entrato.














