È il giorno dei titoli di coda. Con lo scoccare della mezzanotte del 19 gennaio, le dimissioni del sindaco di Magnago Dario Candiani diventeranno irrevocabili, mettendo la parola fine a un'esperienza amministrativa durata tre anni e mezzo. Un epilogo che porta con sé lo scioglimento del Consiglio comunale e l'ormai imminente arrivo di un commissario prefettizio, chiamato a traghettare il paese fino alle elezioni di settembre (o giugno?).
Secondo quanto affermato dallo stessa primo cittadino uscente, non è stata una scelta d'impulso, ma una decisione sofferta e lungamente ponderata. Candiani descrive un percorso segnato da un profondo e crescente disagio. Non una questione politica in senso stretto, ma legata al suo modo di intendere il ruolo: un incarico che, progressivamente, gli ha tolto serenità, mettendolo in conflitto con la propria dignità personale.
Un malessere che affonda le radici lontano, ben prima della lettera protocollata il 30 dicembre. Un primo, inascoltato, campanello d'allarme era infatti suonato già a fine novembre. Durante una seduta di Giunta, il sindaco aveva fatto leggere dal segretario comunale una bozza di lettera di dimissioni, un segnale forte del suo malcontento verso l'assetto della squadra. Un gesto che, tuttavia, il sindaco avrebbe voluto fosse colto.
Dall'altra parte della barricata, tra le file dei partiti politici della coalizione, prevalgono lo sbigottimento e la sensazione di un epilogo immotivato. La loro versione dei fatti parla di una crisi senza una vera causa scatenante, con un'amministrazione che, pur tra le normali difficoltà, stava portando avanti il suo programma.
Fino all'ultimo si è tentato di ricucire. Le trattative, però, si sono arenate di fronte alla condizione posta da Candiani per un suo ripensamento: un azzeramento della Giunta e un rinnovamento profondo della squadra, unica via, a suo dire, per ritrovare l'entusiasmo e la coesione necessari per governare. Una richiesta irricevibile per i partiti, che hanno letto la mossa come un atto di sfiducia.
La spaccatura, ormai insanabile, con gli esponenti cittadini di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia da una parte e dalla civica SiAmo dall'altra.
Si chiude così, tra recriminazioni e incomprensioni, un'alleanza non nata sotto i migliori auspici e implosa, probabilmente, dovute a "difetti di fabbricazione" seppur in una situazione anomala, in cui hanno avuto peso anche situazioni non unicamente legate alla politica.
E ora, da domani, tutti sotto con una nuova "stagione" e un "precampionato" che comincia adesso, immediatamente, con tutto quello che si porta dietro uscire da una situazione di difficile gestione come questa, con equilibri completamente differenti a quelli che avremmo trovato nel 2027.














