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Politica | 11 maggio 2024, 07:50

Marco Colombo, un candidato «diversissimo» in campo per tutelare il saper fare italiano

Sindaco, imprenditore, strenuo difensore del Made in Italy e candidato alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno con Fratelli d’Italia. Un candidato «diversissimo», per usare la definizione scelta per la propria campagna elettorale da Marco Colombo. Ecco perché

Marco Colombo, candidato alle elezioni europee con Fratelli d'Italia

Marco Colombo, candidato alle elezioni europee con Fratelli d'Italia

Sindaco, imprenditore, strenuo difensore del Made in Italy e candidato alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno.
Un candidato «diversissimo», per usare la definizione scelta per la propria campagna elettorale da Marco Colombo, in corsa con Fratelli d’Italia.

Un candidato… diversissimo

Perché diversissimo? «Un imprenditore in una realtà che conta 102 anni di storia, un sindaco, una persona che crede nel Made in Italy e lavora con tutte le imprese dell’arco alpino e che si butta in un’avventura del genere perché crede nel saper fare italiano, non può essere né un politico di lungo corso né un semplice imprenditore né solo un sindaco», risponde Colombo.

«Diversissimo» anche nel modo di vivere la politica, pure durante la campagna elettorale per Bruxelles. Non è da tutti «iniziare la giornata alle 5.30 del mattino, bevendo un caffè con gli operai, per poi saltare sul furgone, che diventa un ufficio mobile».

«Diversissimo», spiega il sindaco di Daverio, «vuole racchiudere quella capacità tutta italiana non di essere camaleonti, ma di adattarsi alle situazioni contingenti esterne». Trasformando difficoltà e imprevisti in occasioni e punti di forza: «Come nelle discipline non offensive, a volte difendendosi si può anche riuscire a sfruttare la forza degli altri e farla propria. Come nel judo, che non è una disciplina d’attacco. Mai attaccare il prossimo, ma se veniamo attaccati dobbiamo sapere come contro-reagire per portare avanti una storia millenaria e diversissima come quella dell’Italia».

Diversissimo come l’Italia

Ma diversissimo ha anche un ulteriore significato che si lega alle «caratteristiche di un’Italia miracolosa, che ha oltre venti microclimi che generano essenze, profumi, prodotti unici nel loro ambito – sottolinea Marco Colombo –. Questa caratteristica è alla base delle tradizioni che si declinano in prodotti tipici, come dico sempre io, “in movimento”. E che quindi evolvono con una clientela sempre più internazionale, cosmopolita. Gli italiani sono i numeri uno per internalizzazione ed esportazione. Nonostante delle regole davvero restringenti e una politica a volte disattenta a queste peculiarità».

Occupazione e sviluppo

Anche il Made in Italy, evidenzia Colombo, «nasce in microcomunità. Questa è la forza di un territorio così eterogeneo».
Il candidato di Fratelli d’Italia, imprenditore nel food, è reduce da Cibus, evento di riferimento dell’agroalimentare che si è svolto a Parma. «Ho incontrato centinaia di colleghi, stretto tantissime mani e recepito le esigenze di una categoria che soltanto a livello continentale genera 60 miliardi di fatturato. Parlo delle tre effe che ci contraddistinguono a livello internazionale: fashion, food & forniture. Il Made in Italy non è soltanto cibo, ma è anche moda e arredamento».

Per Colombo, «queste categorie devono essere sostenute e difese a livello europeo. Non si chiedono soldi a pioggia, ma sgravi fiscali e interventi mirati per occupazione e sviluppo. Penso a situazioni del passato che non sono state negative. Mi riferisco anche – e non ho problemi a farlo – al piano Industria 4.0 del governo Renzi, che può essere migliorato, andando verso una 5.0 focalizzata proprio sul sostegno alle imprese italiane che vanno tutelate anche dal punto di vista della “contro-delocalizzazione”. Quindi portando a rinvestire in Italia, anche perché ci si è accorti che la produzione all’estero costa meno, ma è anche di qualità bassissima».

Vicino ai settori di packaging e plastica

«Nessuno ha nulla da insegnarci», rimarca Colombo. Nemmeno, aggiunge, in fatto di riciclo: «Io non demonizzo la plastica che, se ben raccolta, è uno degli elementi meno inquinanti, in quanto può essere trasformata in energia pulita. È solo questione di volontà. Il packaging italiano è uno dei più fiorenti se non il migliore al mondo. Su questo è Europa a legiferare, spesso in modo miope perché la plastica può essere rigenerata al 100 per cento. Mi batterò quindi anche sul green deal per rivedere alcune norme che non sono state valutate in termini oggettivi. Mi schiero convintamente al fianco dei miei colleghi del settore del packaging e del settore plastico», conclude.

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