Lo aveva già detto (leggi qui) e non intende arretrare. Audio Porfidio si dice pronto a «trasferire nel mio giardino le opere e i monumenti che avevo provveduto a installare nel territorio di Busto Arsizio».
L’ex consigliere comunale, trasferitosi da qualche tempo a Stanghella, nel Padovano, torna a chiedere che l’aiuola e il manufatto davanti al Tribunale vengano curati «con estrema attenzione e in perfetto ordine, ovvero con lo stesso impegno e riguardo spesi dal sottoscritto fino a quando ho avuto il piacere di occuparmene personalmente».
In una lettera inviata nei giorni scorsi al Comune di Busto e, per conoscenza, alla Procura della Repubblica e al Tribunale, Porfidio scrive che «vengo ancora contattato da parecchi cittadini che sono a conoscenza della mia personale dedizione al mantenimento del decoro della città e che mi segnalano il degrado in cui versa l’aiuola situata in largo Giardino, ove è posizionato il monumento raffigurante un libro aperto, sulle cui pagine sono scolpiti i nomi dei magistrati uccisi per mano di mafiosi e terroristi».
Alcuni mesi fa, la statua della Giustizia che completa il monumento venne abbattuta da un colpo di vento e, da allora, non è più stata rimessa a posto.
Ecco quindi l’invito rivolto all’amministrazione ad attivarsi. «Qualora continuasse a rimanere inoperosa – scrive nella missiva Porfidio – mi impegnerò a trasferire nel mio giardino privato le opere da me installate a Busto».
E tra i “doni” inserisce l’ulivo di viale Rimembranze e il “cubo” di via Marco Polo-angolo viale Sicilia dedicato all’Unità d’Italia.
«Confesso il mio personale rammarico nel vedere da lontano che la città di Busto, invidiata da tutti, ora stia precipitando nel totale e irreversibile degrado simboleggiato dalla totale incuria delle opere che ne arricchiscono la cartolina di presentazione», aggiunge Porfidio.
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