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Storie | 11 dicembre 2022, 08:00

VIDEO. Dalla trattoria con i nomi delle figlie 50 anni fa a quel primo ristorante che corre verso il futuro

Il ristorante Ma.Ri.na, fondato da Angelo e Carolina Possoni nel 1973, nel 2022 si è visto riconfermare la stella Michelin per il 26° anno e si avvia a un importante anniversario. Un lungo percorso che si fonda sull’amore e la passione di una famiglia. Il racconto: «Così i telegrammi ci annunciarono il primo successo»

VIDEO. Dalla trattoria con i nomi delle figlie 50 anni fa a quel primo ristorante che corre verso il futuro

Sono passati quasi 50 anni da quando, nel 1973, Angelo e Carolina Possoni decisero di dare il nome delle loro figlie alla trattoria appena aperta in piazza San Gregorio a Olgiate Olona, sicuramente senza immaginare che nel 2022 la loro attività sarebbe diventata uno dei pochi ristoranti a gestione familiare a conquistare una stella Michelin.

«Alla fine degli anni ’60 – racconta Rita Possoni – i miei genitori partirono da Bergamo per cercare fortuna qui a Olgiate, dove avevamo dei parenti.

Una volta stabiliti qui la famiglia iniziò a lavorare al Circolo Verdi, che abbiamo gestito dal 1970 al 1972, per poi decidere di creare una propria attività prendendo in affitto quello che allora era un bar in piazza San Gregorio e trasformarli in un ristorante».

Nel 1973, quindi, la famiglia Possoni si è trasferita in centro paese aprendo per la prima volta le porte del Ma.Ri.na, un nome che è composto dall’unione dei nomi delle figlie di Angelo e Carolina: Marisa, Rita e anna.

Il Ma.Ri.na di allora era molto diverso da quelli che in moltissimi conoscono oggi; si trattava di una trattoria in cui ogni membro della famiglia si impegnava e faceva la sua parte ogni giorno, come del resto avveniva nelle tantissime attività a gestione familiare tipiche di quel periodo.

Ma fin da subito fu chiaro che varcando la porta di quel modesto ristorante si poteva respirare un’aria diversa; «La nostra – prosegue Rita Possoni – era una di quelle attività dedicate ai lavoratori, una di quelle trattorie che servivano piatti tipici del territorio per sfamare artigiani e operari durante la pausa pranzo e in cui molti di loro tornavano per cenare con le famiglie la sera».

I piatti erano diversa anni luce da quelli che oggi serve lo stellato ristorante olgiatese, ma l’atmosfera accogliente probabilmente era la stessa di oggi, tanto è vero che la clientela affezionata che continuava a tornare permise ai Possoni di acquistare i locali che ospitavano la loro attività.

«I clienti abituali che ogni giorno pranzavano da noi – ricorda la chef del Ma.Ri.na – hanno iniziato a chiederci cose diverse da quelle in carta, e ovviamente si faceva di tutto per accontentarli; è stato in questo modo che la nostra cucina ha iniziato a cambiare, e il nostro ristorante si è trasformato da trattoria in qualcosa di diverso.

Oggi siamo quello che siamo perché abbiamo imparato crescere insieme ai nostri clienti».

La svolta è stata nel 1981 quando Rita diede alla luce il piccolo Giorgio, che oggi la affianca all’interno delle sale del ristorante, svolgendo il ruolo che lo zio Pino, scomparso qualche mese fa, ricopri per decenni.

«In quell’anno – spiega Rita Possoni – abbiamo deciso di chiudere a pranzo e di dedicarci al servizio serale; Giorgio era appena nato, anche i miei fratelli avevano figli, e tutti volevamo riuscire a passare più tempo con le nostre famiglie.

Questo ha portato ovviamente cambiamenti anche per quanto riguardava la nostra cucina, e ha contribuito a trasformare la vecchia trattoria in qualcosa di nuovo».

E la trasformazione c’è stata, eccome. Una trasformazione lenta ma radicale che ha portato l’orami storica attività olgiatese a ricevere, nel 1997, un riconoscimento decisamente inaspettato.

«Me lo ricordo molto bene – racconta la chef del Ma.Ri.na – era un martedì mattina e qui in piazza si stava svolgendo il mercato.

Al ristorante iniziarono ad arrivare moltissimi telegrammi e io avevo quasi paura di aprirli; ho chiamato Pino per chiedergli se lui sapeva qualcosa e la risposta fu: “aprine uno, così scopriamo cosa è successo”, e io lo feci.

Era un telegramma di Gualtiero Marchesi che si congratulava con noi per la nostra prima Stella Michelin, di cui non sapevamo ancora nulla».

Un riconoscimento inaspettato, dunque, frutto solamente del lavoro e della passione per la cucina che ogni giorno la famiglia Possoni porta in tavola per i suoi clienti: «Quello che abbiamo fatto non l’abbiamo mai fatto per la stella – conclude Rita Possoni – a quel tempo quasi non sapevo cosa fosse; il percorso che ci ha portato ad ottenerla è stato solo il frutto della voglia di lavorare bene e di fare il meglio possibile per chi sceglieva di venire a mangiare da noi».

Da quel lontano 1997 ogni anno il Ma.Ri.na si è visto riconfermare il suo posto all’interno della Guida Michelin, conservandolo per ben 26 anni grazie alla passione e all’impegno di un’intera famiglia.

Con il passare degli anni, però, la nostra società è mutata e anche il piccolo ristorante che da sempre è parte integrante della piazza centrale olgiatese ha dovuto fare i conti con dei cambiamenti, a volte anche molto importanti, come la scomparsa di una delle sue colonne, Pino Possoni, il cui testimone è stato raccolto dal nipote Giorgio.

«Quando lo zio ha iniziato a non stare bene – ricorda Giorgio Rampinini – io ricoprivo un ruolo dirigenziale all’interno di una multinazionale, che ho deciso di lasciare per poter tornare a lavorare nell’attività di famiglia.

Si tratta di un’attività che, come tutti ben sappiamo, richiede grandi sacrifici, ma noi tutti li facciamo con passione e con l’orgoglio che ci viene dal riscontro che ogni giorno ci danno i clienti».

L’avvento di Giorgio non è stata l’unica novità che gli ultimi anni hanno portato al Ma.Ri.na; nuovi volti hanno iniziato a lavorare all’interno di sala e cucina, per traghettare l’attività nel futuro senza però dimenticare il passato.

«Da parte nostra – conclude Giorgio Rampinini – lo scopo è di continuare a portare avanti l’attività di famiglia, di crescere ed entrare nel futuro per poterla consegnare, un domani, ai nostri figli; è per questo che con noi oggi lavorano persone che ci sono accanto da trent’anni a fianco di giovani da cui impariamo e che imparano da noi».

 

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Loretta Girola

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