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Scuola | 22 luglio 2026, 09:55

Dal Liceo Crespi all’Onu: giovani voci per un futuro sostenibile “NextGen LAB 2030”

Un viaggio, una missione internazionale di grande valore educativo: gli incontri e le emozioni

Dal Liceo Crespi all’Onu: giovani voci per un futuro sostenibile “NextGen LAB 2030”

Quando Mattia C., della classe 4 AL, e Greta B., della classe 4 DSU, sono partiti da Busto Arsizio alla volta di New York, sapevano di portare con sé molto più di una valigia. Dal 10 al 17 luglio, infatti, i due studenti hanno rappresentato il Liceo “Daniele Crespi” in una missione internazionale di grande valore educativo: il progetto “NextGen 2030”.

Per Mattia, selezionato direttamente dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’eccellenza e la rilevanza dei suoi precedenti percorsi formativi, l’esperienza ha assunto fin dall’inizio il significato di un riconoscimento speciale. Per entrambi, però, il viaggio si è presto trasformato in qualcosa di ancora più profondo: un’occasione per misurarsi con il mondo, con le sue meraviglie e con le sue contraddizioni.

New York li ha accolti con il suo passo inconfondibile: il verde vasto e inatteso di Central Park, il profilo di Manhattan visto dal fiume Hudson, il bagliore incessante di Times Square, l’energia dei teatri di Broadway. Ogni angolo sembrava raccontare una storia diversa, fatta di movimento, creatività, incontri e possibilità.

Ma proprio dietro quella bellezza spettacolare, la Grande Mela ha iniziato a mostrare anche le sue ombre. Tra grattacieli imponenti e strade affollate, Mattia e Greta, insieme a studenti provenienti da altre otto istituzioni scolastiche italiane, hanno osservato da vicino le tensioni di una metropoli globale: le disuguaglianze sociali, il traffico frenetico, l’enorme consumo di energia, la necessità sempre più urgente di ripensare gli spazi urbani in chiave sostenibile e resiliente.

Così, giorno dopo giorno, il viaggio ha smesso di essere soltanto scoperta e meraviglia. È diventato una lente attraverso cui leggere le sfide del presente: quelle che l’Agenda ONU 2030 pone al centro del futuro di ogni comunità.

Il cuore dell’esperienza ha preso forma nel laboratorio dedicato all’Agenda 2030, avviato ancora prima dell’ingresso ufficiale al Palazzo di Vetro. In quel contesto, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile non sono rimasti formule astratte, ma sono diventati domande concrete, discussioni vive, proposte da costruire insieme.

Fondamentale è stato il gemellaggio con gli studenti dell’International Cultural Society of Washington DC (ICS), che ha dato vita a un autentico ponte oltreoceano. Nel confronto con i coetanei italo-americani, Mattia e Greta hanno discusso di acqua pulita, energia accessibile e a basso impatto, città sostenibili, innovazione, biodiversità e nuove forme di pianificazione dei territori. I Goal 6, 7, 9 e 11 hanno così assunto il volto concreto delle comunità che ogni giorno cercano soluzioni per vivere meglio e con maggiore equilibrio.

In quel dialogo, anche il Goal 17 ha trovato una sua rappresentazione evidente: nessuna trasformazione autentica può nascere dall’isolamento. Servono alleanze, ascolto reciproco, collaborazione tra Paesi, scuole, culture e generazioni.

Forti delle idee maturate nel laboratorio, Mattia e Greta hanno poi vissuto uno dei momenti più intensi dell’intera missione. In abito formale, come richiesto dal protocollo diplomatico, hanno varcato le porte delle Nazioni Unite per partecipare ai lavori dell’High-Level Political Forum on Sustainable Development (HLPF), il principale appuntamento globale dedicato al monitoraggio degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Nell’Aula CR11, all’interno dell’evento bandiera della delegazione italiana dedicato al ruolo delle nuove generazioni nei futuri ecosistemi, l’esperienza ha raggiunto il suo punto più alto. Seduti in un luogo in cui le decisioni assumono una dimensione planetaria, i due studenti hanno potuto percepire con forza quanto la voce dei giovani sia necessaria per immaginare modelli di sviluppo più giusti e sostenibili.

Il confronto diretto con le delegazioni dell’Irlanda e delle Isole Tonga ha ampliato ulteriormente lo sguardo. Da una parte, le vulnerabilità climatiche di un Paese europeo; dall’altra, le urgenze vitali di uno Stato insulare del Pacifico. Due prospettive diverse, unite dalla stessa domanda: come costruire un futuro capace di proteggere le persone, i territori e gli ecosistemi?

L’intero progetto si è rivelato un potente acceleratore di competenze. Attraverso i principi del framework GreenComp, i ragazzi hanno rafforzato la propria consapevolezza ambientale e la capacità di affrontare responsabilmente la complessità delle crisi ecologiche. Con riferimento al DigComp 3.0, hanno utilizzato in modo critico gli strumenti digitali per trasformare l’esperienza in racconto, sperimentando forme di storytelling capaci di restituire alla comunità scolastica ciò che avevano visto, compreso e vissuto.

Anche l’EntreComp ha trovato spazio nei project work, dove spirito di iniziativa, visione progettuale e capacità di mobilitare risorse si sono intrecciati con il lavoro di squadra. Accanto alle competenze disciplinari, l’esperienza ha affinato importanti life skills: argomentare, ascoltare, risolvere problemi, collaborare, prendere parola in contesti sfidanti.

Per il suo alto valore professionalizzante, l’iniziativa è stata inoltre riconosciuta come valida ai fini dei percorsi di Formazione Scuola-Lavoro (ex PCTO), confermando la capacità della scuola di trasformare le esperienze internazionali in occasioni autentiche di crescita personale, culturale e civica.

La missione si è conclusa con il suggestivo “Laboratorio delle Ombre”, uno spazio di apprendimento esperienziale in cui le sfide planetarie sono state rilette attraverso il linguaggio simbolico delle immagini, delle parole e della narrazione digitale. Le ombre non erano più soltanto un fenomeno fisico: diventavano ciò che spesso resta ai margini dello sguardo collettivo, dalle disuguaglianze taciute alle crisi degli ecosistemi, dalla povertà ignorata alle voci di chi rischia di essere lasciato indietro.

In quel laboratorio, Mattia e Greta hanno imparato a dare forma narrativa alle urgenze del nostro tempo. Hanno trasformato dati, esperienze e riflessioni in racconti capaci di illuminare ciò che normalmente rimane nascosto, mostrando come lo storytelling possa diventare uno strumento potente di consapevolezza e cambiamento.

Quando sono tornati a Busto Arsizio, Mattia e Greta non avevano con sé soltanto il ricordo delle passeggiate a Central Park, delle luci di Broadway o dei corridoi solenni delle Nazioni Unite. Portavano soprattutto una nuova consapevolezza: quella di essere cittadini globali, giovani ambasciatori dell’innovazione e della sostenibilità, pronti a far luce sulle zone d’ombra del pianeta e a contribuire alla costruzione di un futuro in cui nessuno debba più restare al buio.

per cortesia di Luca Belotti

Comunicato Stampa

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