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Ieri... oggi, è già domani | 16 giugno 2026, 05:00

"muisnò" - ammorbidire

Chi l'avrebbe ipotizzato? Giusepèn sta fischiettando e "den par den" (ogni tanto), ci mette i versi d'una canzone

"muisnò" - ammorbidire

Chi l'avrebbe ipotizzato? Giusepèn sta fischiettando e "den par den" (ogni tanto), ci mette i versi d'una canzone. Parto da qui. Bello sentire "oh mia bèla Madunina" solfeggiata da Giusepèn. E' melodia. E' un tocco di luce dentro il sereno. E' un canto di anima. Giusepèn sa che è stonato, ma lui, la "sua …."bela Madunina" è semplicemente un atto d'amore. Il "che te brili da luntàn" (che brilli da lontano), non è solo una constatazione "milanese", ma è per dire a se stesso e a chi legge, che la luce che Tu (la Madonna) effondi, ci inebria e ci fa sentire dentro il petto, quell'amore di casa che oltrepassa ogni confine - lo ascolto (non visto), Giusepèn che impugna "ul sapèn" (zappa piccola) che "al droea par scarlatò i pròesi" (che utilizza per rimuovere le zolle) e dare ossigeno, alle pianticelle che lui stesso ha seminato.

Quindi, il "te domini Milàn" non è riferito al Milan o unicamente alla città di Milano, ma diventa un messaggio alla nostra identità, a chi "si affida" alla Mamma Celeste, per giungere poi al fatidico "disèn tuci che luntàn da Napoli s'e mòr, ma poeu vegnan chi a Milàn" (dicono tutti che lontano da Napoli, si muore, ma poi vengono qui a Milano" …. e, non solo dico io, ad alta voce e, Giusepèn col suo tocco gioioso "tal chi" (eccolo) che ci vediamo dopo quindici giorni (ne approfitto per dire che ho fatto una "capatina" in Sicilia: per diletto), ovvio, ma si sa che sono Bustocco "nativo e lavativo".

"Dèm in'cò" (andiamo in casa) dice Giusepèn e confabuliamo sulla vacanza, sui "luoghi ameni", le "scoperte", lo stile di vita, chi ho incontrato e tanti di più e di oltre che passa un'ora buona, prima di sentirgli dire "u fèi a barba e u lassò muisnò'l saòn" (ho rasato la barba, dopo aver ammorbidito la pelle, per via del sapone adatto per predisporre la rasatura) - tanto per specificare, Giusepèn non si rade col rasoio elettrico o con le lamette: utilizza "ul rasù" (da non confondere col "rassù" che è l'arcobaleno)  - rasoio che somiglia a un "bisturi allargato" ben passato "su a cudiga" (oggetto di legno, ricoperto con cuoio stagionato che "al fò'l fil àa lama" (fa il filo alla lama).

Ritorniamo quindi, al "muisnò" che nel Dialetto Bustocco da strada, non si riferisce unicamente al "ammorbidire la pelle", ma lo si utilizza col "muisnò'l bambuèn" che ha quale giusto significato "ammorbidire l'intestino" …… con le conseguenze del caso che Giusepèn specifica "andò a cagò pulidu" …. che non traduco. La lezione, non finisce qui.Giusepèn rivela l'utilizzo che si deve fare, e che si deve compiere, per giungere al "muisnò'l bambuèn" - "ga oei i rabièi e a verdua" (ci vogliono le barbabietole e la verdura", per stabilizzare le funzioni dell'intestino e ciò serve a monito, per evitare "i medisìn" (le medicine).

Non è che il nostro eloquio si sia stabilizzato sul "muisnò", ma noto con piacere che Giusepèn si è "ammorbidito" anche nei giudizi che propone, a cui tiene in maniera … spasmodica.

Uno di questi giudizi, lo scrivo subito in italiano, affinchè non si faccia "prosopopea" sul contenuto. "State facendo morire il Dialetto Bustocco "da strada" , addirittura, state compiendo lo scempio, volutamente, per il fatto che lasciate morire ciò che ci ha resi grande …. ciò che imprime il "marchio" di Busto Arsizio, ciò che Busto ha portato nel mondo. Giusepèn si riferisce "a chi ga cumanda" e l'allusione è in primis per l'Assessore alla Cultura e al Sindaco, che, piuttosto di ammettere la loro "non conoscenza" del Dialetto Bustocco "da strada", non lo citano e nemmeno lo prendono in considerazione, non ne parlano e nemmeno ci "mettono briga" (tra virgolette, per il fatto che l'ha detta Giusepèn), per tenerlo in vita.

"mèn 100 e ti 80 al ventisesi (i nostri anni)…. "morti nogn, mortu'l Dialetu Bustocu" ed è a questo punto che Giusepèn, sconsolasto , china il capo, mesto - come a suo tempo fece Manzoni col suo "ah, quante volte, al tacito morir di un giorno inerte, chinai i rai fulminei e le braccia a me conserte" - è a questo punto che ho abbracciato Giusepèn e  …. gli ho proposto il Nocino. "su alegher" (su allegro), anche se, il mio sorriso era un po' …. recitato.

Gianluigi Marcora

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