Quasi per caso, vengo ad ascoltare uno "scambio di opinioni" fra Maria e il papà, Giusepèn. Cose loro, ma col sorrisetto "tutto pepe", Giusepèn mette fine allo "scambio" con Maria, con una frase tipica del Dialetto Bustocco da strada che mi risuona nelle orecchie e pure nei... ricordi.
Giusepèn dice schietto a Maria: "cun ti, s'à podi non, ne tòti e ne 'npatoti" (con te, non ti si può comprare e nemmeno trovare un accordo" - Maria, in verità, ribatte a papà con una certa veemenza. Non è scortese, ma è decisa e ferma nel proposito, lo sto constatando.
Analizziamo la frase, allora. L'onore, per un Bustocco, non è un'arma, ma fa parte di quel "rigore di anima" che sconfina nella dignità, l'etica e il quieto vivere. Quando si arriva al "ne tòti - ne 'npatoti" vuole dire che la discussione è agli sgoccioli. Tradotto in termini... italiani: "si fa come dico io e non ammetto deroghe". D'accordo, siamo nell'assolutismo, nel "ho ragione" e "sei tu che ti devi adeguare". Lo catechizza Maria e Giusepèn si "difende", pur sapendo che Maria ha ragione e, il "torto" ce l'ha solo lui.
Nulla di strano, ma "i medisin i van ciapài" dice Maria (le medicine vanno prese) e, Giusepèn, quasi a mò di "capricci" vorrebbe "scantonare" dall'incombenza. Maria utilizza proprio questo verbo: "scantonare" che nella fattispecie si riverisce al "togliere gli spigoli", "svignarsela" "evitare le incombenze", mentre in verità, si sarebbe dovuto utilizzare, lo "scansare" (evitare, sfuggire, lasciar perdere) ed è ciò che Giusepèn voleva attuare per le "numerose" pastiglie (che poi, non è vero - ne prende 8 che, per la sua età (quasi 100 anni) non sono poi così numerose.
Quindi, siamo al "volere" di Maria che "marca da vicino, papà" e non gli concede tregua: "mò te bèi chesta chi, poeu chela là e prima d'andò'n leciu chi du chi . chi oltar cuatar tèe bei a matina" (adesso bevi questa pastiglia, poi, l'altra, e prima di coricarti, prendi queste due; le altre quattro, le bevi durante la mattinata).
Giusepèn, protesta; lo fa dapprincipio con una certa "enfasi", poi "spegne" la collera, per il fatto che Maria vuole il suo bene e... si rifugia nel "cun ti, s'à podi non, ne tòti e ne 'npatoti" che, si capisce, è un detto bonario (ma non troppo) e serve per cesellare un rapporto cordiale papà-figlia nel pieno rispetto delle due precise... gerarchie. Poi, Giusepèn, quasi sottovoce, con gli occhietti buoni, dice "chesta chi, s'à la sa meti 'n dul cò caicossa, nanca i bombi l'a frenàn" (questa qui -riferito familiarmente a Maria- se si mette in testa qualcosa, nemmeno le bombe la smuovono) e, a questo punto "mi tocca" salvare "capra e cavoli" - "è perché ti vuole bene, Giusepèn - Maria tiene alla tua salute", poi, gliela butto in Dialetto: "sadanon, Giusepèn ma fò a scrìi s'à tà burla a dossu a scimmia?" - lui se la ride e vuole la traduzione (che già conosce) - "altrimenti come faccio a scrivere se tu ti ammali" - ecco, il "burlò a dossu a scimmia" significa proprio "ammalarsi" come se, una... bertuccia possa infierire sulla nostra salute. "dighi àa Maria ca mò l'e ua dul Nocino" e in meno che non si dica... si eleva il "comando" di Giusepèn: "sculta Maria s'al disi chel fioeu chi" (ascolta Maria cosa dice questo ragazzo) che sono io... che Dio ti benedica sempre, Giusepèn!














