Busto Arsizio | 22 aprile 2026, 14:55

VIDEO e FOTO - Visori che simulano l’ebbrezza, i test e il parere dei neopatentati: «Così non si può guidare»

Mattinata di prove con il progetto di Lions Club Busto Arsizio Host al campo pratica di via Formazza. Studenti di tre scuole cittadine al volante, qualcuno infastidito dall'effetto, qualcuno colpito da lieve malessere. Matteo Vodola, titolare di autoscuole: «Simulatori come questi nella nostra offerta? Non è semplice ma l’idea merita una riflessione»

Tolgono il visore che simula le sensazioni dell’ebbrezza, scendono dall’auto e si dirigono verso i compagni di classe. I più segnalano solo la sgradevolezza dell'effetto, qualcuno lamenta lievi malesseri. Una dimostrazione del fatto che gli strumenti messi a disposizione da Lions Club Busto Arsizio Host, i visori appunto, non generano un’esperienza all’acqua di rose. Al contrario alterano, disturbano, complicano la guida. Come l’alcol.

Mercoledì mattina, campo pratica di via Formazza. Al volante delle macchine portate sul posto da Autoscuola Valentini - Auto Sport si alternano gli studenti dell’Olga Fiorini (Liceo scientifico sportivo e Scienze umane) e dell’Ite Tosi (aderiscono all’iniziativa, quest’anno, anche i licei Bausch, Candiani e Crespi, patrocina il Comune, collabora la Polizia Locale di Busto). Protagonisti sono ragazzi e ragazze che hanno da poco preso la patente e che partecipano al progetto Lions dedicato alla sicurezza stradale “Sei a 0? Allora vai!”. Dove “zero” dovrebbe essere l'alcolemia di chi si mette al volante, così da evitare inutili rischi, per sè e per gli altri.

I test e i commenti dei ragazzi

Ogni studente, affiancato dall’istruttore Fabio Rimi, copre ad andatura di sicurezza un percorso tracciato con birilli segnaletici. Prima senza ausili, poi indossando un simulatore di ebbrezza. Prova finale (senza muovere l’auto) con un secondo visore impostato in “modalità ubriachezza”. Volti eloquenti al momento di sfilare lo strumento.

Nell’atmosfera informale che si crea a margine delle prove, affiancati dai professori Eleonora Prevedello, Michele Catania ed Eleonora Bogoni, i ragazzi si confrontano con il vice-commissario della Polizia Locale Alessandro Morelli (nella foto sottostante, si spazia dalle questioni burocratiche inerenti i veicoli al comportamento da tenere durante eventuali controlli, oltre che alla guida). Che cosa rispondono a chi chiede un parere su quello che hanno appena sperimentato o su che cosa succede a loro o ai loro coetanei, per strada?

Sui visori le affermazioni sono colorite. Ma in sintesi il giudizio è: così non si può guidare. Qualcuno aggiunge che sta facendo i conti con una certa nausea, un po’ come succede, a ben vedere, quando si alza il gomito. E se si osserva che l’esperienza dura una manciata di minuti, mentre gli effetti dell’alcol proseguono a lungo, qualcuno rilancia: «Forse si dovrebbe fare un passo in più. Visto che questa è un’area sicura, e che comunque c’è un istruttore che può intervenire se necessario, un’idea potrebbe essere consentire di andare a velocità maggiori rispetto a quelle minime che abbiamo tenuto. Di sicuro cadrebbero molti più birilli».

Tutti ammettono di conoscere persone, anche coetanei, che almeno una volta si sono messi al volante dopo avere bevuto. Tutti garantiscono che cercheranno di dissuadere, in futuro, guidatori che hanno assunto alcol. Diffusa la formula dell’amico driver, quello che, magari a turno, non tocca alcolici e riporta a casa chi si è concesso birra o altro. «A me – aggiunge uno studente – capita di allungare qualche euro a chi si impegna a restare sobrio e a riportarmi a casa. In fondo, se la mia idea è bere sono già nell’ottica di spendere». Consapevolezza diffusa sul fatto che l’errore numero uno, alla guida, è la superficialità: «Vale per l’alcol, vale per la velocità, vale per la distrazione. E a farne le spese può essere chiunque, magari una famiglia».

Il messaggio, dunque, arriva forte e chiaro, la speranza è che si dimostri efficace e duraturo. «Va detto – l’osservazione di Alessandro Morelli – che i giovani dimostrano una certa attenzione a questi temi. Sulle strade non è raro che vengano controllate auto nelle quali ci sono ragazzi che hanno bevuto, ma l’automobilista è sobrio. Succede di meno con l'aumento dell'età, segno che bisogna migliorare, e tanto, ma anche che si sta facendo un lavoro sulle giovani generazioni».

Presente e futuro del progetto

Sul posto, per i Lions, Mario Gallazzi e Gaetano Felli, ideatore di “Sei a 0? Allora vai!”. «Siamo al secondo anno del progetto – il commento del secondo – e i riscontri sono positivi, i ragazzi dialogano bene con la Polizia Locale e l’esperienza sul campo, a quanto pare, produce una presa di coscienza». «Questa iniziativa risponde alla vocazione del Club - aggiunge Gallazzi - quella di proporre service che agiscano sul territorio, con un’ottica il più possibile inclusiva. Ci abbiamo creduto, l’idea ha subìto uno stop and go, causa Covid. Appena possibile l’abbiamo ripresa e sviluppata, ora la mettiamo in pratica. E ne cogliamo il potenziale».

Parole in sintonia con quelle di Matteo Vodola, delle scuole guida Valentini e Auto Sport: «Oggi i ragazzi hanno fatto un’esperienza preziosa e rapida, in pochi minuti e senza rischi hanno capito che cosa significa mettersi al volante in stato di alterazione. Ci si è spinti oltre rispetto a quello che una scuola guida normalmente offre». Domanda inevitabile: visori come quelli messi a disposizione dai Lions potrebbero essere normalmente nelle disponibilità delle autoscuole? «Bisognerebbe trovare la formula giusta, superare abitudini consolidate. Anche gestire i costi: nulla è gratis e le famiglie, a maggior ragione i ragazzi se si pagano da soli la scuola guida, tendono a spendere meno possibile. Ma l’idea merita una riflessione».

Stefano Tosi

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