Mamma Paola induce sua figlia Graziella a redigere (quasi fosse un dettato) alcuni suoi ricordi di gioventù. Con la "verve" di Mamma Paola, ecco pronto un "quadretto di marzo" che "scavalca" pure nel mese si aprile …. tanto è "succoso". Già all'inizio, mamma Paola "non è sottile" con Graziella "fa non a farabutta e scrivighi al fioeu dul Campasceau" (dare della "farabutta" alla gentile-graziosa Graziella, non è poi carino o un gran complimento, ma si sa, le mamme di allora, non possedevano un Vocabolario e si "dilettavano" (si fa per dire) con parole sconosciute - ne ricordo io una, di queste parole, che mi sono sentito dire dalla mia Pierina, quand'ero un ragazzo "te se'n bastardu" per dire "sei un testardo", ma per lei, la mia Pierina, "bastardu" era un "gnuccu e fissu" che traduce il tutto (bastardu, gnuccu e fissu" in testardo. So che un giorno, forse stanco di quel "bastardu", forse (come si diceva "avevo le palle girate", d'impeto e senza pensarci su, risposi a mia madre "se sono un bastardo, non è colpa mia" - la vidi per la prima volta, la mia mamma, sbiancare in volto. Mi guardò coi suoi profondi, meravigliosi occhi neri, con dentro tanto rincrescimento. Aveva capito che mi aveva offeso e che io, me n'ero risentito. Aggiunse solo "a to dì bastordu, parche te me dì, ca le non culpa tua?" (glielo spiegai, allora: le dissi che bastardo è una persona nata fuori dal matrimonio e se, siccome non era "colpa mia", tu mamma "te me fèi con un oltar om" - rispose, rossa in viso …."Madona Santa, mèn tu fèi cunt'ul me'ngiuletu" e la vidi lacrimare, inghiottendo le lacrime, sino a pentirmi d'averglielo detto. Poi fui io ad abbracciare la mia Pierina e a scusarmi per il dolore che le avevo procurato.
Ritorno da mamma Paola e Graziella: "iei sia ghea su'l maencu e al sumèea ca l'era dre a tra giù a casìna" (ieri sera c'era un ventaccio e sembrava che volesse demolire la nostra casa) - "te'a fò, marzu l'e'l mesi dul ventu" (cosa vuoi che dica, marzo è il mese del vento) e "nà oelta sa idea a 'nsalatina cunt'u ai" (una volta (di questi tempi) si vedeva l'insalatina sbocciare, insieme all'aglio" e "mèn sutan'dei a catò i bacunscièi e a curengioea" (sono andata a raccogliere le …. insalate del bosco, i baconcelli e l'erba buona) - "ul me po’, al ma menea su'a cona dàa bicicleta e, s'andea a foea" (mio padre, mi caricava sulla canna della bicicletta e si andava in campagna-foea) e qui, "foea" merita un inciso. La traduzione di "foea" è (fuori) e, siccome la "campagna" era fuori dal centro abitato, quando si diceva "a o a foea" era per dire "vado in campagna".
Intanto, dice sempre mamma Paola "pàa i festi dàa Pasqua, s'a netea su da fen, par fo brilò a cò" (in occasione della Pasqua, si puliva casa, di fino, tanto da far brillare l'intero ambiente).e ci si predisponeva per la "insalota e ciopi, dàa Madona in Veronca" (insalata e uova sode, per la festa in Madonna in Veroncora) che è la chiesetta situata in Rione Redentore, a Busto Arsizio, località Madonna in Veroncora. - ed era l'occasione per il "dolci incontri" tra i "mùusi" (fidanzati) e c'erano pure in giro le "scavalcaproesi" che a dirla coi vocaboli odierni, rappresentavano le "ragazze facili" (traduzione di mamma Paola che fa immaginare come potessero questa "ragazze" scavalcare le aiuole) - ciascuno dei Lettori si immagini una ragazza che corre, inseguita da chi (?) mentre oltrepassa, correndo all'impazzata, le piccole aiuole dell'orto.
Siamo ai tempi della "guerra finita" e, la voglia di vivere contagiava tutti e la gente …. si divertiva come il cuore dettava. Qualche scappatella la si "notava", ma guai farne menzione!
Mamma Paola e Graziella desiderano porre ai Lettori, cari auguri di Buona Pasqua e, anche Giusepèn che tuttora se la ride per quanto ho "interpretato" mamma Paola, ed "ul fioeu dul Campasceau" si uniscono con tanta gioiosità nel cuore". Buona Pasqua a chi legge!














