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Cronaca | 03 marzo 2026, 17:30

Lacrime e dolore per Rodolfo Franguelli: «Rudy ora starà volando tra le aquile sopra le sue amate montagne»

Il ciclista lavenese Martino Caliaro ricorda Rodolfo Franguelli, lo scialpinista gallaratese precipitato in un crepaccio sul Rosa per salvare un escursionista in difficoltà: «Rudy aveva la montagna nel cuore». Il suo corpo è stato recuperato oggi dalle squadre di soccorritori, tornati in quota dopo il miglioramento delle condizioni meteo

Rodolfo Franguelli (al centro con la giacca azzurra) e Martino Caliaro (in primo piano a sinistra)

Rodolfo Franguelli (al centro con la giacca azzurra) e Martino Caliaro (in primo piano a sinistra)

«Eravamo saliti al Pordoi con il suo camper ed avevamo tutti la montagna, e il ciclismo, nel cuore». Inizia così il ricordo di Martino Caliaro, ex ciclista lavenese e "re" del Cuvignone, dell'indimenticabile Rodolfo Franguelli, l'uomo di 61 anni originario del Gallaratese morto dopo essere precipitato in un crepaccio sul Monte Rosa (leggi QUI, QUI e QUI) e recuperato oggi dalle squadre del Soccorso alpino e della Guardia di Finanza, tornate in quota dopo il miglioramento delle condizioni meteo. 

Rudy, come lo chiamavano gli amici, aveva una grande passione per la montagna, per l'alpinismo e per la mountain bike. Passione che condivideva con i tanti amici che adesso lo piangono ricordandone le doti umane incredibili. 

«Era fine maggio ed aspettavamo Alessandro Covi, il Puma di Taino vittorioso il 22 maggio in una tappa eroica sul Fedai al Giro. Dormivamo tra Vigo e Campitello di Fassa nell'area camper, tra il verde di prati e boschi, il bianco dei ghiaccia e l'azzurro del cielo - ricorda Martino - Ero assieme a mio zio Stefano Pozzi, il suo grande amico Gabriele Giambelli e lui, Rudy, il padrone della nostra "casa" volante che ci aveva portato lassù e, anche, dei nostri sogni».

«Eravamo stati due giorni assieme - prosegue Martino - facendo tutti i passi dolomitici. Lui era la nostra guida sul Pordoi, sul Sella e ovunque lassù, prima di arrivare all'arrivo del Passo Fedaia dove abbiamo visto arrivare a braccia alzate il varesino Alessandro Covi».

In bici, come in quei giorni di maggio, e oggi quando Martino si immagina Rudy, con il suo grande cuore e la sua generosità innata, fiondarsi a piedi nel crepaccio per salvare gli altri escursionisti precipitati prima di non tornare più, «ora starà volando tra le aquile sopra le sue amate montagne». La frase non riesce ad uscire dalla gola di Martino, interrotta dalle lacrime. Ma, forse, arriverà più in alto e, quaggiù, nell'abbraccio alla famiglia di Rudy.

Quello di Franguelli è stato un vero e proprio sacrificio nel nome dell'altruismo: secondo la ricostruzione dell'accaduto, infatti, sabato intorno alle 13 il 61enne era intervenuto insieme al compagno di cordata Pietro Daniele, trentottenne anche lui di Gallarate, per prestare aiuto a una cordata di francesi in difficoltà: i due, mentre tentavano di raggiungere la piramide Vincent a 4.200 metri di quota, erano stati richiamati da grida di aiuto ed avevano contribuito a soccorre uno scialpinista transalpino di 40 anni, finito precedentemente nel crepaccio. Durante le operazione però i due varesini erano precipitati a loro volta all'interno della fenditura. 

I soccorritori avevano recuperato il 38enne e il 40enne, trasferendoli in ospedale, mentre per Franguelli, finito in profondità nel crepaccio, le operazioni si erano subito rivelate complesse ed erano state sospese, visto il venir meno delle speranze, nella mattinata di domenica, con il peggioramento del meteo. Oggi, con il ritorno del cielo sereno, i soccorritori sono risaliti in quota, recuperando la salma.


 

Redazione

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