Proseguono nei boschi di Crenna gli interventi di taglio autorizzati sui terreni privati che costeggiano la linea ferroviaria verso Besnate. Un’attività che rientra nelle ordinarie pratiche di gestione forestale previste dalla normativa, ma che in questi giorni ha acceso un confronto serrato tra cittadini e Parco del Ticino.
Secondo quanto riferito dai tecnici incaricati gli abbattimenti, già avviati in passato ma oggi più estesi, proseguiranno fino alla fine di marzo. Il piano prevede di lasciare circa 50 alberi per ettaro, configurando un bosco più rado rispetto alla situazione precedente. Il legname verrà progressivamente rimosso e, a conclusione delle operazioni, è previsto il ripristino dei sentieri interessati dal passaggio dei mezzi. L’ufficio vigilanza del Parco ha effettuato un sopralluogo lunedì scorso.
Il presidente del Parco, Ismaele Rognoni, precisa il quadro normativo entro cui si muovono gli interventi. «Il taglio dei boschi è regolato dalla legge e da specifici regolamenti. Il Parco è da sempre impegnato a far applicare entrambi. Ogni anno riceviamo oltre 800 istanze su tutto il territorio e inviamo tecnici forestali e agronomi per verificare che le tecniche selvicolturali siano applicate correttamente, come nel caso di Crenna».
Rognoni sottolinea che il taglio su proprietà privata, se conforme alle norme, non può essere vietato: «Se i proprietari dei boschi di Gallarate chiedono di intervenire, avendone diritto, non possiamo impedirlo. Possiamo e dobbiamo vigilare sul rispetto delle prescrizioni». I controlli riguardano anche la sicurezza dei cantieri e l’obbligo di sistemare piste e strade entro trenta giorni dalla conclusione dei lavori. «Se le prescrizioni non verranno rispettate, cercheremo di individuarne i responsabili», aggiunge.
Di diverso tenore le valutazioni espresse dal Comitato Salviamo gli Alberi di Gallarate, che ha annunciato l’avvio di una raccolta firme per sensibilizzare la cittadinanza e chiedere chiarimenti formali all’ente. «Abbiamo visto squarci nel bosco impressionanti ed estesi – afferma Laura Pastorelli –. In alcune zone è tutto vuoto, non ci sono quasi più alberi. Sono stati abbattuti anche alberi centenari sani e altri risultano segnati in rosso, prossimi all’abbattimento».
Secondo il Comitato si tratta di «una zona vasta e di estrema preoccupazione», anche per la presenza di fauna selvatica. «È un’area frequentata da caprioli e altri animali che, a fronte di questi interventi così pesanti, vengono inevitabilmente allontanati. Ci chiediamo quale sarà l’impatto sulla biodiversità», prosegue Pastorelli.
Il Comitato riferisce inoltre di aver tentato, senza esito, un contatto telefonico con il Parco nella giornata di ieri. «Noi condividiamo la posizione dei residenti e li appoggiamo. Ci stiamo confrontando sul testo della raccolta firme che verrà inviato al Parco del Ticino per una richiesta di chiarimenti. Con il massimo rispetto per il Parco, riteniamo che questo intervento attivo dei cittadini sia un elemento da valorizzare. Abbiamo percepito il grande amore dei cittadini per questo bosco».
Sulla stessa linea Rosa, una cittadina crennese, che parla di «abbattimento in grande stile». «Era già iniziato qualche anno fa – osserva – ma non in maniera così massiccia».
Dal punto di vista tecnico, il Parco evidenzia che un taglio eseguito secondo criteri selvicolturali corretti può favorire la rinnovazione forestale nel medio periodo. Resta tuttavia aperta la questione dell’impatto immediato sul paesaggio e sulla fruizione dell’area, oltre ai timori legati alla fauna e alla biodiversità sollevati dal Comitato.
Un ulteriore elemento che emerge con forza è la percezione, da parte di molti cittadini, di non essere stati adeguatamente informati sugli interventi in corso e sulle modalità della loro gestione. Al di là della legittimità delle autorizzazioni e del rispetto formale delle procedure, diversi residenti lamentano una comunicazione ritenuta insufficiente o poco tempestiva, soprattutto in relazione all’estensione dei tagli, alle tempistiche previste e agli obblighi di ripristino. La preoccupazione non riguarda soltanto la componente arborea, ma si estende alla fauna locale: l’area interessata è habitat di caprioli e di altre specie selvatiche, e c’è il timore che interventi così incisivi possano alterarne gli equilibri, almeno nel breve periodo. Proprio su questo terreno – informazione, trasparenza e tutela complessiva dell’ecosistema – si concentra oggi una parte significativa della richiesta di chiarimenti avanzata dai residenti.
Il confronto è destinato a proseguire nelle prossime settimane, mentre gli abbattimenti continueranno fino alla fine di marzo. La raccolta firme, spiegano i promotori, non nasce con intento conflittuale ma con l’obiettivo di sollecitare attenzione e trasparenza su un intervento che tocca un bene percepito dalla comunità come patrimonio condiviso.














