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Ieri... oggi, è già domani | 10 gennaio 2026, 06:22

“magolciu” - “confusione”

Con la parola “magolciu” si possono illustrare tante situazioni. Me lo dice subito Giusepèn che, nel “magolciu”, osserva sia taluni modi di dire sia l’illustrazione di parecchie situazioni

“magolciu” - “confusione”

Con la parola "magolciu" si possono illustrare tante situazioni. Me lo dice subito Giusepèn che, nel "magolciu" osserva sia taluni "modi di dire", sia l'illustrazione di parecchie situazioni.

Vediamone alcune: la prima è quella che ho indicato nel titolo: "confusione" - sapeste quante volte l'ho sentita dire da mamma, non solo quand'ero un ragazzo, ma pure in età... matura. Lei era alle prese col mio "disordine" e "l'à metèa a postu" (metteva a posto, ordinava, applicava la "logica" che un ragazzo curava poco), a partire dai giochi "sparsi qua e là", al fazzoletto messo sotto il cuscino del divano (che poi avrei dovuto ricordarmi di raccogliere e depositarlo nella "brenta" (mastello per il bucato) per essere lavato. Non parliamo poi del maglione, tolto da dosso per il caldo in casa, non piegato e nemmeno depositato (magari) su uno schienale o all'attaccapanni come la... logica proponeva.

A preparare la cartella coi libri necessari, non sempre seguivo l'ordine delle materie; per non sbagliare, introducevo in cartella tre o quattro libri in più e, all'occorrenza, nel mio disordine, trovavo la... quadra dell'ordine. Ma, diceva mamma "t'e fe 'na fadiga dul boia" (fai soverchia fatica) a portare sulle spalle un peso non necessario. 

Non parliamo poi degli "indumenti di gioco"... calzoncini, maglietta, scarpe bullonate, calzettoni e talvolta pure il pallone che trovavo sparsi qua e là e non mi proponevo di tenere tutto raccolto, per ritrovare quanto mi necessitava, senza la "rampogna" di mamma che... parlava sempre in Bustocco, ma la frase che vi propongo, la recitava in italiano: "metti a posto gli oggetti tuoi, per trovarli quando vuoi" - e lì mi rendevo conto del mio "magolciu" e della frenesia che imponevo al mio agire, come se ogni giorno fosse l'ultimo per poter compiere quelle azioni. 

Giusepèn salta dentro il discorso, col metodico "t'è ghèi dossu u argentu vivu e te ghèì sempàr pressa par curi, giugò, 'ndò'n giru e via discurendu" (avevi addosso l'argento vivo e avevi sempre il desiderio di far presto, per correre, giocare, andare in giro e via discorrendo) e, la saggezza consigliava "chi troppo falla, spesso sbaglia". 

Crescendo, qualcosa ho pure corretto. A volte mi sento dire che sono un "disordinato", ma "nelle mie cose" sono ordinatissimo. Lo prendo come un complimento. Adesso poi che invecchio, talvolta devo soffermarmi a pensare dove ho lasciato l'orologio, tolto prima della doccia o la cartella delle Tasse che devo pagare. Sempre tuttavia, con attenzione alle scadenze "par fossi non tiò a giacheta" (per non farsi accusare di inadempienza) - non farsi tirare la giacca è un'espressione tipicamente dialettale in uso fra le persone per bene.

Magolciu è inteso pure come "disordine" fra i concetti esplicati, nei discorsi Politici, nelle diatribe fra condomini, nel far confusione, quando le faccende sono semplici, lineari e non hanno bisogno di distinguo. Ecco, qui, il "magolciu" è quando si verifica il CAS (tranquilli, non è una brutta parola) - significa Complicazione Affari Semplici. 

Per tutto ciò, va bene "magolciu" di cui non si conosce l'etimologia della parola, ma serve in ogni ambito, quando si vuole specificare... disordine o... inviti alla riflessione!

Anche nella spesa si fa "magolciu" magari scambiando le mele con le pere oppure applicare alle prime, il prezzo delle seconde, come spesso accadeva "candu'l ruèl" (il fruttivendolo) passava per i cortili, accolto in "processione" dalle mamme che andavano a far la spesa.

Magolciu è pure, guazzabuglio; un po' come... l'azzeccagarbugli di manzoniana memoria; colui che tende sempre alla rissa, quando non ne esiste il bisogno o che volutamente scombina le carte in tavola, per arrivare a dire "gu rasògn mèn" (ho ragione). A dare la stura a questi malevoli-tizi c'è un "signor" proverbio Bustocco: "i sciui in minga vocchi, ma i puaiti in non asniti" (attenzione, quel "minga" non è Bustocco, ma è milanese ed è citato per offrire alla frase, la giusta fonetica) - invece del "minga" si sarebbe dovuto scrivere "mia" nel senso di "mica... non è". 

Quindi, "i ricchi non sono mucche, ma i poverelli - le persone semplici- non sono somari".

Gianluigi Marcora

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