C’è un filo rosso che lega i fratelli Stefano e Stefania Sandu: non solo il sangue, ma una vocazione comune per il servizio e la divisa. Lui ha 24 anni, lei 21. Entrambi figli di genitori di origine rumena, arrivati in Italia nel 1997; sono nati a Mathi, in provincia di Torino, e in città hanno abitato in un quartiere non semplice, dove — come raccontano — «il senso del dovere e della solidarietà sono nati come risposta a un contesto difficile».
Oggi, dopo aver superato con determinazione il 144esimo corso dei carabinieri volontari, hanno coronato insieme un sogno: entrare nell’Arma dei Carabinieri. E lo hanno fatto fianco a fianco, condividendo la fatica dell’addestramento, la disciplina, l’orgoglio della prima assegnazione.
«Aiutare il cittadino come fosse mio fratello»
Stefano parla con emozione, ma anche con la fermezza di chi ha già scelto la propria strada: «È un’emozione avere mia sorella come collega, soprattutto ora che siamo ancora più vicini, nel comando provinciale di Varese. È un onore vestire questa divisa insieme, combattere insieme in ogni sfida che ci attende nei prossimi anni. E lo è anche per i nostri genitori, che ci hanno insegnato a credere nei valori che ora rappresentiamo». Poi aggiunge, con parole che racchiudono la loro storia e la loro missione: «Ci è stato insegnato il valore umano e ad aiutare il cittadino esattamente come se fosse mio fratello».
Una vocazione condivisa
Stefania, più giovane ma non meno determinata, racconta come è nata questa scelta comune: «Ho sempre avuto il sogno di entrare nelle forze dell’ordine, ma crescendo ho capito che l’Arma dei Carabinieri era quella che più rispecchiava il mio modo di essere. Parlandone in famiglia, abbiamo scoperto che anche mio fratello sentiva la stessa vocazione. Così abbiamo deciso di affrontare insieme questo lungo — o meglio, piccolo ma importante — percorso. Abbiamo fatto il concorso, poi il corso, e ora siamo qui. Anche se siamo assegnati in province diverse, restiamo sempre vicini. È un onore per entrambi, e soprattutto per i nostri genitori».
Una storia che parla di gratitudine
Per Stefano e Stefania, diventare carabinieri non è solo una scelta professionale, ma un atto di riconoscenza verso l’Italia, il Paese che ha accolto la loro famiglia quasi trent’anni fa.
«Abbiamo i genitori di origine rumena, ma siamo nati italiani nel cuore e nello spirito. Onorare il Paese che abbiamo scelto di servire è la nostra più grande soddisfazione», racconta Stefano. Il loro è un esempio luminoso di integrazione riuscita, di quei giovani che crescono respirando due culture ma decidono di servire una sola bandiera, quella tricolore.
Nel giorno in cui il Comando Provinciale dei Carabinieri di Varese accoglie 30 nuove leve, la storia dei fratelli Sandu diventa il simbolo di un’Italia che si rinnova attraverso l’impegno, il coraggio e la gratitudine di chi, pur arrivando da lontano, sceglie di difendere la casa che lo ha accolto. Un esempio di fratellanza vera, dentro e fuori la divisa.














