Comincio con un detto suggeritomi dall'amico Luigi Pinciroli: "t'e se mol me a cagiàa" che lo usavano a Borsano (sino al 1927 Comune autonomo - poi, su Decreto dell'allora Capo del Governo, Benito Mussolini, accorpato al Comune di Busto Arsizio, insieme a Sacconago) - quel "sei molle come la formaggella" fa un po' sorridere, di come il Dialetto dalle nostre parti, era simile, ma con sfumature differenti - non sono un patito della "formaggella", ma ne ho sentito parlare, in casa - Giusepèn, me lo conferma - ad essere "molle" come il prelibato formaggio, voleva dire "sei senza spina dorsale", ma pure "senza volontà", "senza dignità", "senza amor proprio".
Restiamo sul "formaggio" - allora, c'erano le consegne a domicilio, di improvvisati "corrieri" che andavano a racimolare "paneti da cagiàa" (pannetti di formaggella) e, in mattinata, li consegnavano "porta a porta" nelle case e, le massaie, sapevano che il "tal giorno", il piatto da preparare per tutti i familiari era "formaggella con dentro pomodori" che addirittura veniva "farcita" in base al gusto e alla fantasia della massaia - potevi trovarci del prezzemolo, origano e financo acciughe, dentro la "formaggella" - non potevi conservare gli eventuali avanzi, ma dovevi consumare quel pasto, proprio il giorno stesso della consegna - rivedo la scena di quei giorni - arrivava il "messo" su una bicicletta con portapacchi invece del sellino e, la fila delle massaie, era pronta "cunt'i danè in man" (coi soldi in mano) ad acquistare il prelibato boccone.
Uno sguardo fugace, voglio donarlo alla differenza della Parlata, tra Busto Arsizio, Borsano e Sacconago - basta un esempio: mentre a Busto Arsizio, il prezzemolo aveva quel nome; nei Comuni accorpati, lo chiamavano "pedarsèn" e, come si evince dalla "formaggella", sia a Borsano sia a Sacconago, la chiamavano "cagiàa" che potrebbe essere tradotto in "cagliata", frutto del formaggio molle che potremmo oggi accostare alla "robiola", alla "panna del nonno" o ad altri nomignoli che sono sempre da accostare alla "cagliata".
Due Peronaggi illustri di Borsano e di Sacconago, voglio citarli qui: per rispetto, per gratifica che mi hanno riservato, ma pure per far conoscere a "chi crede di saperla lunga" sul Dialetto Bustocco, che sia il Comm. Gr. Uff. Stefanino Ferrario (Borsanese doc) sia il Cittadino Benemerito, Giovanni Sacconago, in fatto di Dialetto, erano da considerarsi …. Professori.
Stefano (da tutti chiamato Stefanino Ferrario) fu "patriota lungimirante" - fondò la SALT col fratello Ercole, a Borsano e un giorno "si piccò in mente" di portare il quotidiano "La Prealpina" da Varese a Busto Arsizio - il suo sogno era quello di possedere un Giornale autonomo, Indipendente , Bustocco che potesse narrare qualsiasi vicenda, che avesse in primo piano la Città di Busto Arsizio, prim'ancora di Varese. E ci riuscì. Anche per poter raggiungere un altro traguardo: quello di far di Busto Arsizio, la Provincia dell'Alto Milanese - non ebbe, Ferrario, la necessaria "fortuna" per raggiungere lo scopo. Si misero "di traverso" le gelosie paesane, il Benito e gli Industriali che presero in simpatia, Varese a dispetto, a dispetto dell'allora emergente BAM (Banca Alto Milanese) che un manipolo di "uomini d'onore" Bustocchi, aveva formato, sotto le direttive del Cav. del Lavoro, Benigno Airoldi che aveva addentellati con lo IOR, la Banca Vaticana - Varese era "gelosa" (lo è tuttora) per il fatto che già Busto Arsizio aveva creato l'Aeroporto di Busto Arsizio, in Località Malpensa, poi, diventando a capo dell'intera Provincia (126 Comuni) avrebbe (Busto Arsizio) oscurato la "Città Giardino - Capoluogo" dove, peraltro aveva sede l'UBI (Unione Industriali) che poi si divise in UBI e UNIVA, dove, nella prima parte erano privilegiati gli Industriali della Provincia di Varese, mentre nella seconda, c'erano gli Industriali che operavano in Busto Arsizio e nei nove Comuni del Basso Varesotto (Medio Olona).
Per Giovanni Sacconago ci fu un merito grandioso: ideazione della Maschera che rappresentasse l'intera città - nacque così, il Tarlisu a cui fece seguito la Bumbasina - era l'apoteosi dell'Industria Tessile che Enrico dell'Acqua (Benemerito Bustocco, ma in realtà, Bustese essendo nato a Busto Garolfo) seppe esportare in tutto il mondo - "ul Tarlisu" ebbe un successo clamoroso, tanto da essere studiato nelle Scuole - successivamente, per motivi che non sto qui a elencare, lo si celebra in occasione del Carnevale, poi non se ne parla più, come nemmeno si cita il Dialetto Bustocco che ha ancora una decina d'anni di vita, visto l'abbandono a cui è destinato, per "colpa" di chi dice di "conoscere il Bustocco", ma in realtà non lo conosce affatto - o nasci Bustocco, oppure "perdi l'idioma", introducendo nel Dialetto INDIGENO parole in Italiano, Milanese, Varesino che, col Dialetto Bustocco "da strada" hanno nulla a che vedere. - Giovanni Sacconago col suo proverbiale "ti fò per dire" con la sua Famiglia Sinaghina è da considerarsi un "prototipo" del Bustocco, come Stefanino Ferrario lo è, in virtù del Bene compiuto per Busto Arsizio
Ora, con... il mese di Agosto che se ne va, viene da pensare al Bustocco che se ne va …. non certo "mol me a cagiòa", nemmeno col profumo del "pedarsèn" e meno che meno col "te a radila" che, in fin dei conti vuol significare "la devi pagare" , non sotto l'aspetto economico, ma direttamente, sotto l'aspetto morale! - ti amo da morire, Busto Arsizio!