Nuova tappa tra gli oratori feriali di Busto (le precedenti QUI e QUI) punto di riferimento per centinaia di ragazze e ragazzi, bambine e bambini. Un servizio indispensabile per molte famiglie, prezioso per altre, scelto, pur potendo rivolgersi altrove, da altre ancora. Il viaggio in questo mondo vivace e colorato tocca San Giuseppe, il “rione dell’ospedale”.
Dove don Giuseppe Tedesco esclama: «Non siamo mica pochi: in media 240 iscritti, 60 animatori. Per una parrocchia di 5.000 abitanti è un’adesione considerevole. Anche se conta di più altro. Per esempio vedere bambini e bambine che, al mattino, corrono per entrare, seminando genitori e nonni che non riescono a stargli dietro».
Fra i dati che colpiscono, da voi e altrove, c’è la risposta dei ragazzi più grandi, degli animatori. Scelgono di impegnarsi, con buona pace di chi dipinge certe generazioni come apatiche, ripiegate sui social…
Confermo: è confortante. Ma è anche giusto approfondire. Non tutti gravitano stabilmente intorno all’oratorio, c’è chi arriva per passaparola o senza avere capito appieno il compito a cui è chiamato. Ho anche dovuto dire qualche no: un minimo di formazione serve, presentarsi all’ultimo secondo senza conoscere questo tipo di realtà non è un grande biglietto da visita… Ma la sfida è anche questa, cogliere l’occasione e provare comunque a coinvolgere. Nel complesso, è bello vedere bambini ed educatori che legano, che giocano, che si cercano.
Proseguite per una settimana in più rispetto ad altre realtà. Motivo?
Abbiamo pensato che sia un prolungamento utile, fra l’altro collaboreremo con Beata Giuliana. Il Bustese ha titolato il suo tour “Benedetto oratorio”. Ecco, è quello che ci dicono molte famiglie. C’è apprezzamento, in molti casi addirittura gratitudine per il servizio che offriamo. Non dimentichiamo che, da noi e in generale, ci sono nuclei, sempre più numerosi, in difficoltà. Lo vediamo anche quando i genitori non ce lo dicono apertamente, osservando i bambini. Noi costiamo poco e quello che si guadagna con le iscrizioni, non molto, si reinveste per mettere a disposizione dei ragazzi qualcosa in più. Dal tavolo da ping pong… all’ombra. Non ci si pensa ma anche quella serve.
Come noto, gli oratori feriali 2026 si sono imbattuti in un mese di giugno torrido, tale da complicare i giochi all’aperto. Come vi siete organizzati?
Intanto abbiamo montato tende mobili che in certe fasi riparano dal sole uno degli spazi più usati. Poi abbiamo allestito programmi giornalieri che contemplano anche attività tranquille. E le trasferte in piscina hanno spezzato il ritmo delle giornate passate nell’afa. Certo, il clima non è stato molto benevolo.
Don Giuseppe sotto le preziose tende mobili
Tema dell’estate, “Bella Fra!”. Cioè San Francesco. Efficace?
Sì, San Francesco i giovani se li porta sempre via. Ogni giorno una riflessione, semplicissima, ogni giorno una preghiera.
Lontano da Busto, ha sollevato polemiche la possibilità data a musulmani di pregare in un contesto parrocchiale…
La matrice cristiana della nostra proposta è chiara a tutti. E non abbiamo avuto il minimo problema. Teniamo conto che l’immigrazione, nella nostra zona, arriva in gran parte dall’est europeo e dal sud America, aree compatibili, per cultura e religione, con le nostre tradizioni.
Prospettive? Il calo demografico prima o poi inciderà anche sulle attività degli oratori, estivi e non…
È inevitabile, i conti con questo fenomeno andranno fatti. Ma per il momento non siamo colpiti dal problema. A San Giuseppe ci sono molte case, villette, in cui, agli abitanti anziani, sono subentrate famiglie giovani, persone che hanno scelto di vivere qui ristrutturando, mettendo a posto. E sono arrivati, ovviamente, anche i loro figli. Poi cogliamo il frutto di un lavoro portato avanti con i preadolescenti, abbiamo presenze numerose che rientrano in quella fascia di età. E loro hanno innescato un passaparola che, spero, continuerà a funzionare, qui e altrove. Quel passaparola che fa circolare il messaggio: andare all’oratorio è bello.










