Busto Arsizio - 01 luglio 2026, 17:18

BENEDETTO ORATORIO - Bella Fra! Ci vediamo al San Luigi

Chiamiamoli estivi o feriali, le attività degli oratori nella bella stagione, a scuole chiuse, si stanno, nella maggior parte dei casi, concludendo. Avendo svolto, come sempre, un servizio prezioso per le famiglie, mantenuto fede alla loro natura: palestra di socialità, attivano canali in cui scorrono valori. Pulsano nel cuore delle parrocchie, dunque dei rioni. Li raccontiamo, partendo dal centro: San Luigi, via Miani, 300 presenze giornaliere ogni settimana in media. Don Matteo Resteghini: «La bellezza sta anche nella fatica, nel mettersi al servizio degli altri»

Oratori feriali, centinaia di ragazze e ragazzi, bambine e bambini che si radunano, passano il tempo insieme, si conoscono, giocano, fanno i compiti, si muovono, scoprono e si scoprono. Da decenni il rito, anche a Busto, si ripete, uguale a se stesso e diverso ogni volta. Un servizio indispensabile per molte famiglie, prezioso per altre, scelto, pur potendo rivolgersi altrove, da altre ancora. Proviamo a raccontare un mondo vivace e colorato, un terreno fertile, un paesaggio bello. Non privo di problemi, difficoltà, sfide.

Partiamo dal centro-centro, dalla parrocchia di San Giovanni e dall’oratorio San Luigi. Incontriamo don Matteo Resteghini che snocciola i numeri e presenta lo slogan comune a tutti...

Bella Fra! Partiamo da queste due parole. Giochiamo su un modo di dire, imperante fino a poco tempo fa e tuttora diffuso. Fra è il “fratello”, la persona a cui vuoi dire qualcosa, qualcuno con cui hai o vuoi un contatto. Ed è Francesco, il Santo che ci parla di fraternità, di amicizia. Di pace. Una pace che è rifiuto della guerra vera e propria ma che è anche modo di vivere, dello stare tra noi. In quanti siamo, a ragionarci e a giocare? Al San Luigi contiamo circa 300 presenze al giorno, ogni settimana. Gli animatori sono un centinaio.

Tanti? Pochi?

«Siamo grosso modo in linea con gli anni scorsi. Ma va detto: nella parrocchia di San Giovanni l’età media è alta. Potremmo definirla una parrocchia un po’ anziana. La denatalità si farà sentire qui prima che altrove. Su scala cittadina: oggi le persone che hanno 30 anni sono 900, quelle che ne hanno dieci 700. I bambini di sei anni sono 600, quelli di uno 500. Una caduta verticale. Ci sarà da porsi domande, come Chiesa e come società.

Come si fa un oratorio feriale nel mezzo del cambiamento climatico? I giochi di ore sotto il sole, la norma qualche tempo fa, sono impensabili, vi siete imbattuti, con ogni probabilità, nel giugno più caldo di sempre dalle nostre parti…

Fra gli acquisti recenti c'è una dotazione di spugne. Per bagnare, rinfrescare. E comunque facciamo in modo che bambini e ragazzi bevano a intervalli regolari. La disponibilità della piscina Manara, una volta a settimana, aiuta. Poi ci siamo organizzati inserendo nei programmi anche attività più tranquille, da svolgere al riparo dal solleone. Forse un oratoriano dei tempi che furono percepirebbe alcune fasi come sedentarie. Ma bisogna stare attenti, avere senso di responsabilità.

A proposito di responsabilità, siete convolti in un progetto con Aias e Comune, al centro ci sono bambini e ragazzi con disabilità…

Il progetto è una bella opportunità: animatori affiancati dagli operatori Aias, con la loro professionalità, per migliorare l’accoglienza, avere attenzioni mirate, in più. Nei ragazzi è scattato l'interesse, il progetto è stato apprezzato anche dalle famiglie. Un valore aggiunto.

Un po' dappertutto fioriscono centri estivi, è una concorrenza che soffrite? La proposta generale, più ricca rispetto al passato, è un problema?

No, anzi, direi che accresce il valore della scelta. In giro ci sono opportunità anche belle, valide. Nel caso dell’oratorio si portano bambini e ragazzi a contatto con altri ragazzi, gli animatori, che non sono lì per lavoro. Sbagliano? Certo, a volte sbagliano. Ma, tenuto anche conto di una indispensabile supervisione, garantita, si mettono in gioco per passione, perché hanno voglia di investire tempo ed energie. Di incontrare. Il contatto tra le età, a mio avviso, conta, genera ricchezza. E poi c’è l’aspetto della fede. Che non è portato in modo pesante, all’oratorio feriale si gioca. Ma è “nostro”. Anche questo fa la differenza.

Stefano Tosi

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